SS. TRINITÀ: MISTERO Dl COMUNIONE NELLA RECIPROCITÀ

Una caratteristica dell’amore cristiano è la reciprocità. Secondo tutti gli scritti del N. T., essa è attuazione, diversificata nelle varie situazioni comunitarie, del comandamento nuovo dell’amore reciproco (Gv 13,34). Si tratta, di volta in volta, di fronte alle diverse patologie che minacciano la carità, dell’esortazione a vivere in pace gli uni gli altri (Mc 9,50; 1Tes 5,31), ad essere accoglienti gli uni gli altri (Rom 15,17), a portare i pesi gli uni degli altri (Gal 6,2), a sopportarsi gli uni gli altri (Col 3,13; Ef 4,2), a rivestire sentimenti di umiltà gli uni gli altri (1Pt 5,5), a perdonarsi gli uni gli altri (Ef 4,32; Col 3,13), a sottomettersi gli uni gli altri (Ef 5,21), ad avere gli stessi sentimenti gli uni per gli altri (Rom 12,16), a correggersi con franchezza e libertà a vicenda (Rm 15,14); a mostrare attenzione e sollecitudine gli uni per gli altri (Eb 10,24; 1Cor 12,25), pregare gli uni per gli altri (Gc 5,16); a edificarsi vicendevolmente (Rom 14,19).a consolarsi gli uni gli altri (1Tes 4,18; 5,11) e quindi a non lamentarsi gli uni degli altri (Gc 5,9), a non mentire a vicenda (Col 3,9); a non dire male gli uni degli altri (Gc 4,11); a non essere causa di inciampo o di scandalo per i fratelli (Rm 14,13); a non provocarsi e invidiarsi gli uni gli altri (Gal 5,26); a non distruggersi del tutto gli uni gli altri (Gal. 5,15); si tratta di smettere i giudizi gli uni contro gli altri (Rom 14,13). “Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda” (Col 3.16);

Ecco il quadro di una Chiesa che non mortifica le diversità, non appiattisce le differenze del vivere la fede, ma ordina il pluralismo nella carità. L’esortazione ecclesiale è fondata cristologicamente sul fatto che le lacerazioni della compagine ecclesiale, le divisioni, i particolarismi, i settarismi lacerano il corpo reale, storico di Cristo nella storia che è la Chiesa, e in cui i cristiani sono membra gli uni degli altri (Rom 12,5).

Tutto quello che Dio ci dona lo fa perché anche noi lo doniamo agli altri: “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre di misericordia e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo stati consolati”. (2Cor 1,3-4)

L’agape, l’amore reciproco fino a lavarsi i piedi gli uni gli altri (Gv 13,14), realizza nel quotidiano l’efficacia sacramentale del battesimo e dell’eucaristia. Il primo infatti è immersione dei cristiani nella morte di Cristo che li impegna a una morte alla propria esistenza carnale per relazionarsi in comunione ad un corpo solo (1Cor 12,13). E questo corpo solo è la comunità reale dei credenti la cui unità è significata e accresciuta dalla partecipazione all’Eucaristia, al pane unico che fa dei molti un solo corpo (1Cor 10,1617).

Il caso della chiesa di Corinto in cui esistono fazioni e partiti che si richiamano a leaders propri (1Cor 1,12), e che minano la comunione ecclesiale offendendo la carità fraterna in una gara di gonfiarsi di orgoglio gli uni gli altri (1Cor 4,6), è significativamente affrontato da Paolo non con una esortazione sull’ordine e la disciplina intraecclesiale, ma con la predicazione della croce che nella sua debolezza e stoltezza confonde e riduce al silenzio ogni alterigia e arroganza umana.

Il volto pieno dell’agape, dell’amore trinitario, è manifestato infatti dalla croce:

“In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore, non siamo stati noi ad amare Dio ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (lGv 4,9-10).

(E. Bianchi-L. Manicardi, La carità nella Chiesa, Bose, p. 31-32 con qualche aggiunta di passi sulla reciprocità.).

 

Per il cristiano non esiste altra via di amare Dio che amare l’umanità; e non c’è altra via di amare l’umanità che amare tutti i singoli uomini in modo concreto, attivo, immediato.                     Madeleine Delbrel

 

L’amore cristiano è un’arte, è l’arte di amare. L’amore vero vuole che si ami Gesù in ognuno. L’amore vero va indirizzato a tutti. L’amore vero ama per primo; non aspetta di essere amato. L’amore vero ama l’altro come se stesso. L’amore vero sa farsi uno. É un amore non solo di parole, ma di fatti concreti. L’amore vero ama l’amico, ma anche il nemico e gli fa del bene e prega per lui. Gesù vuole che l’amore che ha portato sulla terra diventi reciproco.                                                                               Chiara L.

 

Il cristiano in grazia è un tempio dello Spirito Santo,

Come si manifesta l’uomo nuovo? Ecco il lieto messaggio dell’uomo nuovo: «L’amore di Dio si è riversato nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato». Ecco il nuovo inno: «Chi ci separerà dall’amor di Cristo? Tribolazione o angoscia o fame o nudità o pericolo o persecuzione o spada?» (Rom, 8,35). Non fu cantato in tutti i secoli da migliaia? Voi, fiori e stelle, uomini ed animali, gioie e dolori, io vi rivedo con occhi nuovi. Vi amo con cuore nuovo. Sia come vuole, capiti quel che voglia, Dio è l’amore. Questo è il mistero di ogni essere, di Dio e del mondo, di Cristo e della Chiesa, il mistero di tutto il vivere e morire: l’amore dello Spirito Santo, l’amore che nella sua schiettezza riposa in sé, creativo, originario, l’amore che è Dio. Ora solo mi si manifesta l’intera profondità della parola scritturale: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Giov, 4,10).

E con questo fuoco di Pentecoste l’amor di Dio fa avvampare più puro l’amor del prossimo. Poiché, «miei cari, se Dio ci ha tanto amato, dobbiamo noi pure amarci l’un l’altro» (1Gv 4,11). «Non c’è né Ebreo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, poiché tutti siete una cosa sola in Gesù Cristo» (Gal. 3,28). Tutte le restrizioni nazionali, culturali, sociali si spezzano dinanzi a questo amore. Ed erompe ogni specie d’amore generoso e caritatevole. Infatti, «come può rimanere l’amor di Dio in chi possiede beni terreni, ma serra il suo cuore quando vede in bisogno il suo fratello?». (1Giov 3,17). La Chiesa, le diocesi, le parrocchie sono essenzialmente comunità di pentecoste, lega d’amore, l’unione di uomini che si amano. E dove questo amore non è desto ed attivo, qui la fiamma di Pentecoste fumiga. Ci sono certo ancora «forme di pietà» come le chiama Agostino: Chiesa, sacerdote, sacramenti. Ma la loro «forza» fruttificante è venuta meno. Nessun peccato, nessun vizio è così contrario per essenzaalla Chiesa e nulla agisce così rovinosamente sulla suafecondità e forza di conquista come il vizio della mancanza d’amore. E non ha preso ormai qua e là radice? Ampie cerchie dell’ambito della Chiesa non suscitano brividi come nude devastate lande, poiché il Santo Spirito dell’interiorità e dell’amore per tanti è divenuto un «Dio ignoto»? «Ecco come si amano l’un l’altro!». Non suona oggi per molti qual mordente scherno questa parola che un giorno costituì la più ambita lode del cristiano?

Eppure non c’è null’altro che ci possa far conoscere come discepoli di Gesù all’infuori dell’amore! Esso costituisce la miglior prova, anzi se rettamente inteso l’unica e decisiva prova, dello «Spirito e della Forza» per la nostra Chiesa. Nessun mezzo artificioso di cura d’anime la può sostituire. Non la penetrazione dei teologi e neppur la scienza cristiana lo può fare, «giacché se io parlassi il linguaggio degli uomini e degli angeli e non avessi l’amore, io sarei come un bronzo sonante o un cembalo squillante». E neppur le visioni e le esperienze dell’estasi ne sono capaci, perché «se avessi pure il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, se non possiedo l’amore, non sono nulla». Altrettanto paco basta il fervore di una salda fede anche se se ne fa sfoggio mirabile nei congressi e nelle cerimonie religiose. Anche se fosse «una fede che trasporta i monti», essa non sarebbe «nulla» senza l’amore. Anzi non basta neppure ciò che un giudizio superficiale volentieri chiama «carità», la prestazione caritatevole della dedizione eroica. «E se distribuissi tutti miei beni, e consegnassi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, non sarei nulla» (1Cor 13,2). Tutte le unioni, associazioni, organizzazioni intese alla pubblica beneficenza, siano pur grandiose e vaste, perdono la loro forza, se 1’unica cosa necessaria, 1’assolutamente indispensabile, il fuoco di pentecoste dell’amor del prossimo puro e vigoroso, si spegne nei capi e nei gregari.

«L’amore è paziente, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor., 13,4-7).

Oh, come sarebbe gloriosa, affascinante, rallegrante la vigna del Signore se tutti i tralci portassero questi nobili frutti dello Spirito! Se tutti quelli che anelano alla nostra Chiesa non dovessero cercare faticosamente in libri e scritti, ma solo avessero a chiedere: dove sono gli uomini nuovi? Gli uomini del nuovo amore?

Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli ed accendi in essi il fuoco del tuo amore!                       Karl Adam, Gesù il Cristo

SS. TRINITÀ: MISTERO Dl COMUNIONE NELLA RECIPROCITÀultima modifica: 2012-05-15T17:19:03+00:00da borgosotto
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