23/12/2010
Natale, le tre tesi di sant'Ireneo di Lione
Benedetto XVI è particolarmente affezionato alla figura del grande padre della Chiesa sant'Ireneo di Lione (130-202). Come ha ricordato nel suo viaggio in Francia del 2008, sant'Ireneo era un greco di Smirne la cui lingua madre era quella greca, che venne in Francia dove divenne uno dei principali padri della Chiesa latina. Come tale, è una testimonianza vivente di quella profonda unione fra radici culturali greche e cristianesimo latino che sta tanto a cuore al regnante Pontefice. Inoltre, sant'Ireneo è ricordato per la sua intransigente difesa della fede cristiana contro le falsificazioni proposte dalle eresie, un tema di grande attualità ancora oggi.La prima è «che Dio con il Bambino Gesù ci richiama alla somiglianza con se stesso. Vediamo com’è Dio. E così ci ricorda che noi dovremmo essere simili a Dio». L'affermazione secondo cui noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio acquista una particolare eloquenza quando vediamo nel Bambino Gesù che Dio stesso si è fatto immagine e somiglianza nostra. Certo, lo sapevamo: ma ora lo vediamo. È questa, spiega il Papa, «un’idea centrale di sant’Ireneo: l’uomo non vede Dio, non può vederlo, e così è nel buio sulla verità, su se stesso. Ma l’uomo che non può vedere Dio, può vedere Gesù. E così vede Dio, così comincia a vedere la verità, così comincia a vivere».
La seconda idea centrale di sant'Ireneo è che nel Bambino Gesù il male e il demonio sono già fin da subito sconfitti. «Il Salvatore, dunque - insegna il Papa - viene per ridurre all’impotenza l’opera del male e tutto ciò che ancora può tenerci lontani da Dio, per restituirci all’antico splendore e alla primitiva paternità». Tuttavia questa vittoria non si propone solo alla nostra contemplazione, ma richiede anche il nostro impegno. «Con la sua venuta tra noi, Dio ci indica e ci assegna anche un compito: proprio quello di essere somiglianti a Lui e di tendere alla vera vita, di arrivare alla visione di Dio nel volto di Cristo». «Purifichiamo quindi la nostra coscienza e la nostra vita - esorta il Papa - da ciò che è contrario a questa venuta: pensieri, parole, atteggiamenti e azioni».
Il terzo tema di sant'Ireneo è quello della «percezione» di Dio. Il Papa propone un'altra citazione di «sant’Ireneo [che] afferma: "Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si fece Figlio dell’uomo, per abituare l’uomo a percepire Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell’uomo"». Questa per Benedetto XVI è «un’idea centrale molto bella di sant’Ireneo: dobbiamo abituarci a percepire Dio. Dio è normalmente lontano dalla nostra vita, dalle nostre idee, dal nostro agire. È venuto vicino a noi e dobbiamo abituarci a essere con Dio».
Ma c'è di più. Il Papa fa notare come nel brano citato «audacemente Ireneo osa dire che anche Dio deve abituarsi a essere con noi e in noi. E che Dio forse dovrebbe accompagnarci a Natale, abituarci a Dio, come Dio si deve abituare a noi, alla nostra povertà e fragilità». I santi si prendono di queste libertà con Dio, che certamente non se ne ha a male.
21:03 Scritto da: borgosotto in avvento e natale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook

Scrivi un commento