21/05/2010

Peccato. Quando la Chiesa e gli uomini si confrontano con la colpa (V.Mancuso)

di Vito Mancuso, LA REPUBBLICA 20.5.10 

«Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato». Queste parole, seconde solo al saluto del celebrante e alla relativa risposta, si trovano all´inizio della messa cattolica. La liturgia in questo modo fa sì che ogni fedele percepisca se stesso anzitutto come peccatore, anzi, come uno che ha "molto" peccato. Le occasioni nella vita del resto non mancano, sono "pensieri, parole, opere e omissioni", e più ci si avvicina alla luminosa sorgente del bene, più si percepisce il male che opprime la coscienza. Forse per questo Søren Kierkegaard, dando voce a una tradizione millenaria, scriveva nell´Esercizio del cristianesimo del 1850 che «l´unica porta d´ingresso al cristianesimo è la coscienza del peccato", non senza aggiungere di suo che lo scrupolo è «una categoria eminentemente cristiana». Io non sono d´accordo con questa impostazione, detta tecnicamente amartiocentrismo (amartía è l´equivalente greco di peccato), ma non posso fare a meno di notare che essa ha avuto e continua ad avere un largo seguito sia nel cattolicesimo sia nel protestantesimo dove, ben prima di Kierkegaard, Lutero insegnava "pecca fortiter sed crede fortius" (pecca forte, ma più forte credi) legando all´esperienza del peccato lo stesso atto di fede.

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14/04/2009

Il mito e la verità

Solo gli ingenui possono pensare che l'albero del bene e del male non esiste. Il fatto che sia un elemento mitico all'interno di un racconto mitico non significa che non sia degno di verità come un evento storico; significa che lo è di più. Il mito è più vero della storia. Ciò che è storico è realmente accaduto una volta, ciò che è mitico accade realmente ogni giorno. Il mito è la forma più originaria che il pensiero umano abbia elaborato per dire la verità intuita, quella verità che ci circonda da ogni parte, e che da una parte è diversa dall'altra, e che appena ci ha fatto vedere bianco subito dopo ci dice nero, e sembra proprio che voglia scherzare con noi, e sarebbe un gioco bellissimo, il più emozionante di tutti, se poi non ci fosse il dolore, qualche volta, a rovinare tutto, se poi non ci fosse la morte. Quella verità, che coincide con la vita. Perché solo a questa condizione la verità è vera, se coincide con l'interezza della vita.
(V. Mancuso, Rifondazione della fede)

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Il vero eroe

Durante la seconda guerra mondiale, in Serbia,  alcuni partigiani tesero un agguatoin cui rimase ucciso un soldato tedesco. La legge emanata dall'occupazione nazista era chiara: per un tedesco ucciso, avrebbero dovuto morire cento serbi. Il rastrellamento non diede però il risultato sperato; occorreva trovare altri uomini. Il comandante pensò di fare ricorso al vicino liceo, da cui vennero prelevati alcune decine di studenti. Fu allestito il plotone di esecuzione. A questo punto, pochi istanti prima di ricevere l'ordine di fare fuoco, un soldato uscì dai ranghi e disse apertamente che si rifiutava di sparare considerando quell'atto un crimine, non un'azione militare. Gli fu detto che se non avesse obbedito avrebbe fatto la stessa fine degli ostaggi. Egli persistette nel suo rifiuto e poco dopo venne fucilato insieme ai ragazzi serbi. Dopo tanti anni, il ricordo di lui è ancora vivo tra la gente di quei luoghi.
Sasa, che una sera durante la guerra in Bosnia mi raccontò questo fatto, aggiunse: " Quel soldato tedesco dii cui nessuno ricorda più il nome, uno con l'uniforme nazista, è tra i più grandi eroi dell'umanità. Avrebbe potuto fare finta di sparare, o mirare alto, nessuno se ne sarebbe accorto. Non l'ha fatto. Ha scelto di morire. E non è morto per salvare qualcuno, perché sapeva benissimo che col suo gesto non avrebbe ottenuto nulla. Ecco chi è per me il vero eroe".
Il soldato tedesco non è morto invano però; qualcosa con la sua morte ha salvato, ha salvato l'onore, la verità, l'idea, il bene. Con la sua morte non ha salvato un uomo concreto, ma l'idea di uomo, la sua purezza, la sua nobiltà. La sua morte ha salvato ciò che di più alto vi è in noi. La sua morte in questo senso ci fa vivere. Vivifica in noi l'idea di uomo.
(Mancuso V. Rifondazione della fede)

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