Laicità e religione (segni dei tempi, 01.09)

Sulla laicità e la religione, mons. Gianfranco Ravasi (vedi: Laicità. Profano dal volto umano), scrive un lungo articolo pubblicato sul primo numero dell’anno del settimanale L’Espresso in cui evidenzia come “il termine “laico”, nonostante l`attuale accezione dominante, ha sostanzialmente una genesi “religiosa” (designava, infatti, il semplice fedele “popolare” – da laós, in greco “popolo” – rispetto alla gerarchia ecclesiastica)” e dunque “per impostare il discorso sulla laicità è legittimo risalire a una scena evangelica, così nota da diventare proverbiale. E’ l’unico pronunciamento direttamente politico di Gesù. Egli viene provocato dai suoi avversari a intervenire sulla questione fiscale, ossia sul tributo imperiale da versare da parte dei cittadini dei territori occupati da Roma”. Si riferisce ovviamente al “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, “risposta tagliente e a prima vista netta nel tracciare una linea di demarcazione che dovrebbe esorcizzare ogni teocrazia (la shari’a musulmana, per la quale il codice di diritto canonico diventa il codice civile, non è evangelica) e ogni cesaropapismo”.

Tuttavia ciò che Gesù vuol dire è che la sfera divina è ben superiore a quella politica: “i grandi valori etici assoluti del rispetto, della giustizia, della vita non possono essere meramente funzionalizzati all`interesse politico-finanziario e piegati esclusivamente alle esigenze delle strategie del sistema o del mercato. La missione dei profeti biblici e dello stesso Cristo è stata appunto quella di essere una sentinella sulla frontiera tra Cesare e Dio, proprio nella difesa di questi valoriÈ, però, indiscutibile che la questione si aggrovigli quando si procede nella declinazione storica di questa visione di principio, proprio perché entrambi gli attori, Cesare e Dio, ossia lo Stato e la Chiesa o il laico e il credente, si interessano di un soggetto comune, la società fatta di uomini e donne, e quindi i contrappunti e i conflitti di giudizio sono sempre in agguato. Ci si è, così, lasciati spesso tentare dalle scorciatoie”.

Tali riflessioni sono state presentate dallo stesso autore anche nell’articolo La convivenza di sacro e laico pubblicato su La repubblica. Il punto di partenza è però diverso: Ravasi spiega infatti perchè i simboli cristiani non vadano cancellati e cita Bernanos: «Una civiltà non crolla come un edificio; si direbbe molto più esattamente che si svuota a poco a poco della sua sostanza finché non ne resta più che la scorza». Ed è questo il rischio a cui va incontro una civiltà che rigetta una delle sue matrici strutturali”.

Su tematiche vicine scrive anche Charles Taylor (Perché torna il bisogno di sacro ) sul Corriere della Sera. Sottotitolo: “Le fedi secolari sono fallite: solo la ragione può fermare il fanatismo”.

Scrive: “… non basta che attorno alla religione sia stata intenzionalmente creata una cortina di noncuranza e di ignoranza; ora la fede diventa oggetto di continui attacchi. È significativa la battuta del Nobel Steven Weinberg, che oltretutto è un cosmologo e non un sociologo: «Ci sono persone buone che fanno cose buone e persone cattive che fanno cose cattive, ma se volete trovare gente buona che faccia cose cattive, rivolgetevi alla religione»”. Si confonde del resto la religione con l’ideologia (e in particolare con ideologie capaci di indurre persone innocue ad uccidere). Ci si dimentica che “Hitler, Stalin, Pol Pot, Mao, eccetera, erano tutti nemici della religione”.

“Recentemente ho lavorato per comprendere quali siano oggi i significati e i risvolti del termine “secolarizzazione”. Per lungo tempo, la sociologia ha considerato questo processo come inevitabile. Alcune caratteristiche della modernità – lo sviluppo economico, l’urbanizzazione, la mobilità in continuo aumento, il più alto livello culturale – erano viste come fattori che avrebbero provocato un inevitabile declino della credenza e della pratica religiosa. Era la famosa “tesi della secolarizzazione” e per lungo tempo ha dominato il pensiero nelle scienze sociali e negli studi storici. Questa convinzione è stata scossa da recenti avvenimenti. La religione ha reagito alla modernizzazione, ha risposto alla sfida dimostrando la propria vitalità. In qualche caso però la religione è diventata la base per una mobilitazione politica e il fenomeno è addirittura minaccioso, date le proporzioni assunte. È ora di conoscere a fondo questa dinamica, i benefici e i danni che comporta, vedere chiaro in un mondo che la vecchia teoria della secolarizzazione nasconde ancora alla vista. L’incapacità di scorgere la dimensione spirituale della vita umana ci rende incapaci di esplorare temi vitali. Ora si tratta di riportare la spiritualità al centro e in domini aperti in cui sono possibili scoperte decisive. Nel mondo secolarizzato è accaduto che la gente dimenticasse le risposte alle principali domande sulla vita. Ma il peggio è che sono state dimenticate anche le domande. Gli esseri umani – che lo ammettano o no – vivono in uno spazio definito da domande profonde. Qual è il senso della vita? Ci sono modi di vita migliori e peggiori, ma come si riconoscono? Quali sono i modi utili per l’individuo e per la comunità cui appartiene? Qual è il fondamento della mia dignità personale, che io cerco di difendere da me stesso, ogni giorno? Le persone hanno fame di risposte su tutte le questioni e, se ne accorgano oppure no, sentono il bisogno di vedersele risolte da qualcuno…

…abbiamo bisogno di una nuova conoscenza della ragione. Non si tratta semplicemente di muoversi con procedimento deduttivo attraverso un argomento; bisogna anche saper portare in superficie quei valori vissuti profondamente dalla gente, cioè articolarli, dar loro voce. Penso che sia molto pericoloso dimenticare i valori, perché svariate novità positive sono emerse nel nostro tempo in quanto il popolo aveva risposto, in un certo modo, alle domande che le novità presupponevano. Buona parte della violenza compiuta nel nostro mondo discende dal fatto che i giovani vengano reclutati per cause che li trasformano in orribili robot assassini. A reclutarli è un’offerta che promette di dare un contenuto alle loro vite. Sono senza lavoro, si sentono senza futuro, non hanno (non possono avere) il senso della dignità. Sì, hanno dato una risposta a una domanda. Una risposta estremamente distruttiva, perché autodistruttiva. E noi saremo disperati, se non saremo riusciti a consigliare loro, in tempo utile, una risposta diversa.

Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l'Europa, l'eticaEuropa. Perché non possiamo non dirci cristiani è il titolo di un articolo del card. Carlo Caffarra in margine al noto libro del sen. Marcello Pera: Perché dobbiamo dirci cristiani. L’obiettivo di questo libro sarebbe quello di dare risposta a queste domande: “…come impedire che crolli la ‘casa’ – l’ethos direbbero i greci – che l’Occidente ha costruito come dimora degna dell’uomo? Come ridare stabilità ad un edificio che sta mostrando crepe talmente pericolose da preludere al crollo?… La vera causa per cui la dimora che l’uomo europeo ha costruito per vivere una buona vita sta crollando, è che da essa è stato espulso il cristianesimo… Non si capisce tutto ciò se non si ha chiaro il contenuto dei termini: cristianesimo e liberalismo.”

Laicità «sana» o dimezzata? E’ la domanda a cui cerca risposte il sociologo Gustavo Zagrebelsky.

Tutto è molto più semplice negli Stati Uniti: la chiesa fai-da-te  evita ogni spaccatura e ricerca approfondita. Un’inchiesta rivela che la maggioranza dei cittadini USA prende convinzioni religiose dalle varie fedi e si costruisce il suo “set” personale. Il 71 per cento degli americani (contro il 26 per cento) hanno dichiarato di essere più portati a sviluppare un proprio set di credenze religiose, piuttosto che accettare un “pacchetto” prefabbricato.

Laicità e religione (segni dei tempi, 01.09)ultima modifica: 2009-02-04T11:32:00+01:00da borgosotto
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