Chiesa e crisi economica (segni dei tempi 01.09)

Sulla crisi economica è intervenuto anche il cardinal Cormac Murphy-O’Connor (La recessione e la riscoperta della dimensione etica dell’economia ) con un articolo apparso sull’Osservatore Romano: “Nell’arco di alcune settimane, quella che era iniziata come “stretta creditizia” si è trasformata in una crisi finanziaria e sembra divenuta una recessione globale. Dietro ai titoli lugubri dei giornali vi sono città, quartieri, famiglie, individui profondamente colpiti dalla crisi economica. I più colpiti saranno i poveri:  coloro che vivevano già al di sotto della soglia di povertà, lottando per sopravvivere”… “I cristiani hanno una sollecitudine prioritaria per i poveri. Questa “opzione preferenziale per i poveri”, com’è spesso definita – ricorda il porporato – è un tema costante nella dottrina sociale della Chiesa. Il concetto biblico di giustizia implica che la giustizia di una comunità venga valutata da come quest’ultima tratta i deboli. Per vivere in un mondo “globalizzato” dobbiamo considerare non solo i poveri e gli emarginati del nostro Paese, ma anche gli ottocento milioni di persone al di fuori dei suoi confini che soffrono cronicamente la fame”… ” La Chiesa non condanna l’economia di mercato né la esalta. I cristiani riconoscono che il mercato, come il denaro in sé, è un elemento essenziale nella conduzione degli affari umani. Tuttavia le leggi per mezzo delle quali opera non sono cieche come quella della forza di gravità. Derivano da azioni e decisioni umane, che quindi le possono moderare. Quanti gestiscono il mercato hanno l’obbligo di garantire che le loro azioni promuovano il bene comune e non solo la massimizzazione dei profitti di quanti sono più esperti nel suo sfruttamento. In questo, governi e moderatori hanno un ruolo da svolgere, ma tutti noi, non solo i banchieri, gli operatori economici e i finanzieri, dobbiamo ricordare le implicazioni morali di quanto facciamo e considerare se stiamo contribuendo, anche in maniera minima, alla promozione del bene comune e non al perpetrarsi dell’ingiustizia“.

Anche il cardinale Tettamanzi di Milano è intervenuto sul tema parlando di sobrietà dimenticata. “In queste ultime settimane sempre più spesso si è insistito da molte parti e con grande enfasi sulla necessità di sostenere il più possibile i consumi. Certo le esigenze della moderna economia vanno in questo senso: se non si produce, se non si vende, se non si consuma, l’economia ristagna. Ma anche qui ritorna il tema della giusta misura: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità più che ingannevole?… in quale direzione crescere? Che cosa è davvero necessario? Che cosa è davvero urgente e prioritario e cosa non lo è, rispetto al bene della gente che abita il territorio da noi amministrato?”

Chiesa e crisi economica (segni dei tempi 01.09)ultima modifica: 2009-02-09T18:00:00+01:00da borgosotto
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