Guerra e Pace (segni dei tempi, 01.09)

Su questo argomento vasto e delicato è intervenuto su La Stampa Andrea Riccardi: La Chiesa e la guerra, tema antico che ha fatto più discutere nel Novecento e continuerà a farlo… La Chiesa contemporanea ha guardato con preoccupazione la guerra, cercando di evitarla con ogni mezzo. Si può parlare di pacifismo?   

Su argomenti similari scrive anche Ettore Masina il quale dedica la sua lettera aperta mensile al dramma della guerra di Gaza (Gli aquiloni di Gaza, lettera di E.Masina, gennaio 2009 ):

“Gaza, la strage di tanti bambini (e dei loro genitori), la nostra pretesa di neutralità o addirittura la nostra compassione pesata al bilancino per l’una e l’altra parte in lotta, sono infatti una tragedia alimentata dalla disinformazione o dalla manipolazione dell’informazione. Se i palestinesi, i loro diritti violati, la libertà che gli viene negata sono così spesso ignorati da noi, cioè condannati, da mezzo secolo, all’insignificanza, è perché l’opinione pubblica internazionale è stata fortemente condizionata dalla propaganda israeliana. È ovviamente impossibile esaminare dettagliatamente come e perché, ma chi, come me, segue con attenzione, da cinquant’anni la vicenda medio-orientale sa bene che è un discorso necessario per uscire da una situazione di profonda ingiustizia: e che si possono porre, al riguardo, alcune considerazioni incontrovertibili. Bisogna cominciare da lontano: dopo la prima guerra mondiale, che aveva disgregato l’impero ottomano, le cosiddette Grandi Potenze ridisegnarono a loro piacimento, con sprezzante cinismo, la carta geopolitica dell’area.

Con tutta la violenza dell’ideologia colonialista, considerarono primitivi e indegni di piena libertà i popoli arabi: imposero loro monarchi feudali o regimi corrotti, servili nei confronti di Londra e di Parigi. Fu in quel tempo che si cominciò a progettare, su pressione del movimento sionista, dei suoi amici altolocati e della vergogna dei pogrom europei, uno stato ebraico da erigere nelle antiche terre dei Patriarchi e dei Profeti. Subito dopo la seconda guerra mondiale, il progetto fu tradotto in realtà.

Sulla guerra in Medio oriente è intervenuto più volte il Papa. Segnaliamo in particolare il discorso tenuto ai rappresentanti del corpo diplomatico:

Il cristianesimo è una religione di libertà e di pace ed è al servizio del vero bene dell’umanità”: è forse il passaggio fondamentale del discorso dell’8 gennaio di Benedetto XVI ai rappresentanti del Corpo diplomatico. Ha proseguito il Papa: “Ai nostri fratelli e alle nostre sorelle vittime della violenza rinnovo l’assicurazione del mio paterno affetto; alle autorità civili e politiche, domando insistentemente di adoperarsi con energia per mettere fine all’intolleranza e alle vessazioni contro i cristiani, di far sì che siano riparati i danni provocati, in particolare ai luoghi di culto e alle proprietà; e di incoraggiare con ogni mezzo il giusto rispetto per tutte le religioni, mettendo al bando ogni forma di odio e di disprezzo. Auspico altresì che, nel mondo occidentale, non si coltivino pregiudizi o ostilità contro i cristiani, semplicemente perché, su certe questioni, la loro voce dissente. Da parte loro, i discepoli di Cristo, di fronte a tali prove, non si perdano d’animo: la testimonianza del Vangelo è sempre un «segno di contraddizione» rispetto allo «spirito del mondo»! Se le tribolazioni sono penose, la costante presenza di Cristo è un potente conforto. Il suo Vangelo è un messaggio di salvezza per tutti ed è per questo che esso non può essere confinato nella sfera privata, ma va proclamato sui tetti, fino alle estremità della terra. La nascita di Cristo nella povera grotta di Betlemme ci conduce naturalmente ad evocare la situazione nel Medio-Oriente e, in primo luogo, in Terra Santa, dove, in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili. Questa situazione complica ancora la ricerca di una via d’uscita dal conflitto tra Israeliani e Palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero. Una volta di più, vorrei ripetere che l’opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente”.

Guerra e Pace (segni dei tempi, 01.09)ultima modifica: 2009-02-09T18:03:00+01:00da borgosotto
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