La terza predica quaresimale di padre Cantalamessa

La guida dello Spirito nella coscienza

 Perché lo Spirito Santo sia davvero guida del cristiano occorre “trovare l’intero, la sintesi, che è il criterio veramente cattolico:  l’ideale è una sana armonia tra l’ascolto di ciò che lo Spirito dice a me, singolarmente, con ciò che dice alla Chiesa nel suo insieme e attraverso la Chiesa ai singoli”. Si evitano così divisioni e le degenerazioni delle sette, come anche l’emarginazione del laicato e l’eccessiva clericalizzazione. È quanto ha affermato padre Raniero Cantalamessa nella terza meditazione delle prediche per la quaresima 2009, tenuta nella cappella Redemptoris Mater, venerdì mattina 27 marzo, alla presenza di Benedetto XVI. La predica è stata incentrata sul versetto quattordici del capitolo viii della lettera di san Paolo ai Romani:  “Tutti coloro che sono guidati dallo Spirito, costoro sono figli di Dio”.
La guida dello Spirito, ha detto, si esercita non solo nelle grandi decisioni, ma anche nelle piccole cose. È Paolo a introdurre “un’importante novità:  lo Spirito Santo non è solo il “maestro interiore”, è un principio di vita nuova, non si limita a indicare il da farsi, ma dà anche la capacità di fare ciò che comanda. In ciò, la guida dello Spirito si differenzia essenzialmente da quella della legge che permette di vedere il bene da compiere, ma lascia la persona alle prese con il male che non vuole. Questa visione paolina della guida dello Spirito, più profonda e ontologica, non esclude quella più comune di maestro interiore, di guida alla conoscenza della verità e della volontà di Dio”.

È la coscienza l’ambito in cui si esplica anzitutto la guida dello Spirito:  “Cos’è la famosa “voce della coscienza” se non una specie di “ripetitore a distanza”, attraverso cui lo Spirito parla a ogni uomo?”. Così “la guida dello Spirito Santo si estende anche fuori dalla Chiesa, a tutti gli uomini. La coscienza è anch’essa una specie di legge interiore, non scritta, diversa e inferiore rispetto a quella che esiste nel credente per la grazia, ma non in disaccordo con essa, dal momento che proviene dallo stesso Spirito. Chi non possiede che questa legge “inferiore”, ma le obbedisce, è più vicino allo Spirito di chi possiede quella superiore che viene dal battesimo, ma non vive in accordo con essa”. È davvero una “consolante sicurezza” riconoscere che “Cristo, che parla ora attraverso il suo Spirito, è dentro di noi e ci chiama. In questo ambito intimo e personale della coscienza, lo Spirito Santo ci istruisce con le “buone ispirazioni” o le “illuminazioni interiori” di cui tutti hanno fatto qualche esperienza nella vita. Sono spinte a seguire il bene e a fuggire il male, attrazioni e propensioni del cuore che non si spiegano naturalmente, perché spesso vanno in direzione opposta a quella che vorrebbe la natura. È proprio basandosi su questa componente etica della persona che taluni eminenti scienziati e biologi odierni sono giunti a superare la teoria che vede l’essere umano come risultato casuale della selezione della specie. Se la legge che governa l’evoluzione è solo la lotta per la sopravvivenza del più forte, come si spiegano certi atti di puro altruismo e perfino di sacrificio di sé per la causa della verità e della giustizia?”.
Il secondo ambito in cui si esercita la guida dello Spirito Santo è la Chiesa. Secondo il predicatore, “due testimonianze devono unirsi perché possa sbocciare la fede:  quella degli apostoli che proclamano la parola e quella dello Spirito che permette di accoglierla. È ugualmente fatale pretendere di fare a meno dell’una o dell’altra della due guide dello Spirito. Quando si trascura la testimonianza interiore, si cade facilmente nel giuridismo e nell’autoritarismo; quando si trascura quella esteriore, apostolica, si cade nel soggettivismo e nel fanatismo. Quando si riduce tutto al solo ascolto personale, privato, dello Spirito, si apre la strada a un processo inarrestabile di divisioni e suddivisioni, perché ognuno crede di essere nel giusto e la stessa divisione e moltiplicazione delle denominazioni e delle sette, spesso in contrasto tra loro su punti essenziali, dimostra che non può essere in tutto lo stesso Spirito di verità a parlare, perché altrimenti egli sarebbe in contraddizione con se stesso”.
Esiste anche il rischio, opposto, di ridurre “la guida del Paraclito al solo magistero ufficiale, impoverendo così l’azione variegata dello Spirito. Facilmente prevale, in questo caso, l’elemento umano, organizzativo e istituzionale; si favorisce la passività del corpo e si apre la porta all’emarginazione del laicato e alla eccessiva clericalizzazione della Chiesa”.
Riguardo al discernimento nella vita personale di ogni credente padre Cantalamessa ha suggerito di “abbandonarci allo Spirito Santo. È più facile di quanto si pensi, perché il nostro suggeritore ci parla dentro, ci insegna ogni cosa, ci istruisce su tutto. Basta a volte una semplice occhiata interiore, un movimento del cuore, una preghiera”. Infine ha ribadito che l’opera dello Spirito non si sostituisce a quella di Cristo “ma la prosegue, la compie e la attualizza”. È invece “falsa ed eretica, perché tocca il cuore stesso del dogma trinitario, una terza era dello Spirito che succederebbe a quella del Padre nell’Antico Testamento e di Cristo nel Nuovo”.

(©L’Osservatore Romano – 28 marzo 2009)

La terza predica quaresimale di padre Cantalamessaultima modifica: 2009-03-27T19:04:00+01:00da borgosotto
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