Il dono del sacerdozio

www.testimoni.org 30 aprile 2009, Sergio Rotasperti

Nel 1859 moriva ad Ars Giovanni Maria Vianney, universalmente conosciuto come il Santo Curato d’Ars. Per oltre quarant’anni aveva guidato la sua piccola comunità parrocchiale attraverso una predicazione semplice e un’austera vita penitenziale, sostenuto da una intensa preghiera a contatto con l’Eucaristia.

A 150 anni di distanza, Benedetto XVI ha ritenuto opportuno riproporre a tutta la compagine ecclesiale la figura di questo infaticabile testimone, dedicando un anno speciale ai sacerdoti. L’anno si aprirà il 19 giugno 2009 e si chiuderà il 19 giugno 2010. Nel corso delle varie celebrazioni, due gli eventi più significativi: la proclamazione del curato d’Ars come patrono di tutti i sacerdoti (attualmente è il patrono dei parroci) e l’incontro mondiale del papa con i sacerdoti in Piazza San Pietro. Sarà inoltre pubblicato il Direttorio per i Confessori e i Direttori spirituali insieme a testi scritti da Benedetto XVI in varie occasioni sul ministero e la vita del sacerdote.

Papa Benedetto XVI ha indetto l’anno sacerdotale incontrando il 16 marzo scorso i partecipanti alla plenaria della Congregazione del clero, motivando così la sua decisione: «Proprio per favorire la tensione verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale anno sacerdotale. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di pastore a servizio del gregge di Cristo». Spetterà alla Congregazione per il clero, d’intesa con gli ordinari diocesani e i superiori degli istituti religiosi promuovere e coordinare iniziative spirituali e pastorali ad hoc. Si tratta pertanto di un anno che, nelle intenzioni del pontefice, desidera richiamare il dono e la vocazione del sacerdozio per la missione della Chiesa, ma anche ribadire l’urgenza del «recupero di quella consapevolezza che spinge i sacerdoti a essere presenti, identificabili e riconoscibili sia per il giudizio di fede, sia per le virtù personali sia anche per l’abito, negli ambiti della cultura e della carità, da sempre al cuore della missione della Chiesa».

In missione con lo stile di Gesù

Nella sua lettera, il papa ha offerto alcuni spunti che verranno ripresi nel corso dell’anno. Viene rilanciata innanzitutto la dimensione missionaria del presbitero, la quale necessita uno stile di vita fondato su una permanente tensione morale. La dimensione missionaria del sacerdote, scrive il papa, si esprime in quattro modi: l’amore per la Chiesa che si attua nella consapevolezza di annunciare Dio stesso «dentro e attraverso la spepropria umanità»; attraverso la comunione, da intendersi come ricerca costante dell’unità. Infine, con la dimensione gerarchica e dottrinale volte a ribadire «l’importanza della disciplina ecclesiastica e della formazione dottrinale, e non solo teologica, iniziale e permanente»

La lettera ribadisce alcune parti del decreto conciliare sul ministero e la vita dei presbiteri (Presbyterorum ordinis) che Benedetto XVI invita ad approfondire, soprattutto in ambito formativo. Alla luce del testo conciliare, più che sull’impegno pastorale ad extra del presbitero, la preoccupazione attuale del papa è di insistere sullo stile di vita dei sacerdoti (PO 12-21) all’interno della missione della Chiesa. I recenti fatti scandalosi perpetrati da sacerdoti in varie parti del mondo, la continua messa in discussione dell’autorità ecclesiale, le inopportune prese di posizione di alcuni vescovi, probabilmente hanno accelerato nel pontefice l’urgenza di infondere fiducia e stima ai tanti sacerdoti che si spendono quotidianamente con fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Ma anche di rispondere ed evitare ulteriori lacerazioni in coloro che mostrano dubbi sulla Chiesa e i suoi membri. Sappiamo come al pontefice stia molto a cuore la formazione integrale del sacerdote e la sua cura spirituale. Parlando recentemente al clero di Roma, fra l’altro, aveva dichiarato: «Non è sufficiente predicare o fare pastorale con il bagaglio prezioso acquisito negli studi di teologia. Questo è importante e fondamentale, ma deve essere personalizzato: da conoscenza accademica, che abbiamo imparato e anche riflettuto, in visione personale della mia vita, per arrivare alle altre persone […] Mi sembra importante essere realmente attenti al mondo di oggi, ma anche essere attenti al Signore in me stesso: essere un uomo in questo tempo e nello stesso tempo un credente di Cristo, che in sé trasforma il messaggio eterno in messaggio attuale».

Sacerdoti dono nella Chiesa

Ma quanti sono i sacerdoti nella Chiesa cattolica e come sono distribuiti? L’Annuario Pontificio 2009 registra un generale aumento della popolazione cattolica. Secondo i dati resi noti, i vescovi dal 2006 al 2007 sono aumentati dell’1% (passando da 4.898 a 4.946). Il maggior incremento dei vescovi è nelle missioni: Oceania (+ 4,7%), seguito da Africa (+ 3,0%) e Asia (+1,7%), segno questo della vitalità della nuova evangelizzazione.

Per quanto concerne i dati sui sacerdoti, si parla di un «trend di crescita moderata inaugurato nel 2000». Al 2007 il numero complessivo dei sacerdoti si è progressivamente e leggermente incrementato. In otto anni si è passati da 405.178 (2000) a 407.262 (2006) a 408.024 (2007). Anche in questo caso, la presenza dei sacerdoti – e la conseguente problematicizzazione – ha ottenuto un’impennata nel continente africano e asiatico: nel periodo 2000-2007 si passa a un incremento del +27,6% in Africa e del +21,2% in Asia. America, Europa e Oceania presentano invece una situazione «pressoché stazionaria ». Per quanto riguarda i candidati al sacerdozio ovviamente l’evoluzione cambia a seconda dei continenti. Per esempio, in Europa e in America si è registrata una «contrazione» rispettivamente del 2,1 e dell’1%. Africa e Asia invece complessivamente documentano una crescita. A livello di dati, comunque, dal 2006 al 2007 si è avuto a livello globale un generale aumento dello 0,4% passando da 115.480 a 115.919. (1)

Mobilitazione sacerdotale?

Alla luce di questi dati, ci pare importante evidenziare come l’anno sacerdotale sia, soprattutto per i continenti che vedono il progressivo aumento dei candidati, un’occasione per riqualificare il sacerdote nelle dinamiche comunitarie locali e in contesti socio-religiosi pluralistici. Una qualificazione che richiede discernimento, severa formazione umana, intellettuale e pastorale, unita a una tensione morale quotidiana. In Europa o in quelle zone dove decrescono i candidati al sacerdozio e la presenza di presbiteri, questo anno speciale potrebbe stimolare il rifiorire di nuove energie e nuove presenze. Non sono mancate tuttavia perplessità e voci critiche sulla scelta di dedicare un intero anno ai sacerdoti.

In un articolo apparso su La Croix, Michel Kubler (2) ha sottolineato come l’anno sacerdotale innanzitutto si situi in un orizzonte di recente crisi della Chiesa in occidente. Una crisi all’interno della quale la figura del sacerdote costituisce una dimensione essenziale. La dolorosa vicenda dei lefebvriani, per esempio, mostra come sul modo di intendere oggi il sacerdote si giochi il futuro stesso del concilio Vaticano II. Una seconda perplessità, sempre secondo lo stesso autore, concerne proprio le stesse iniziative che si metteranno in cantiere. In mancanza di un’adeguata preparazione teologica ed ecclesiale, celebrare un anno sacerdotale potrebbe equivalere a mettere in atto una mobilitazione generale con lo scopo di unire le forze nella ricerca di nuove vocazioni. Inoltre, si potrebbero rigenerare meccanismi di “clericalizzazione”, a scapito della visione di Chiesa come popolo di Dio.

Camminare con la gente

La reazione degli episcopati in linea generale è stata di globale e positiva accoglienza. Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, nella sua prolusione durante i lavori del consiglio permanente della CEI ha scritto: «I sacerdoti insieme ai religiosi e alle religiose, ma anche a moltissimi laici che partecipano direttamente alla pastorale sono il volto quotidiano e immediato di una Chiesa tutt’altro che rigida e fredda; sono il volto amico di una Chiesa che cammina con la gente». Anche i vescovi tedeschi e francesi hanno accolto con gratitudine questo evento. Mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, vede in questo anno un incoraggiamento per i sacerdoti: «nell’anno del sacerdote è importante riflettere sull’incarico e sulla missione del servizio sacerdotale. Si tratterà di incoraggiare i sacerdoti che quotidianamente svolgono il loro servizio».

Dal canto loro, i vescovi francesi sono felici che si ponga attenzione al sacerdote con le problematiche che lo attanagliano dal punto di vista umano, spirituale e pastorale. Ma pongono anche alcune questioni di ordine pratico: come sarà articolato questo anno nei così differenti contesti ecclesiali del mondo? Come articolare il rapporto tra sacerdote diocesano e religioso? Sarà davvero un anno che ridarà fiducia al sacerdote e al suo ministero? Comunque sia, la percezione generale è che sarà un anno molto utile per rimodellare e ridefinire il sacerdote del futuro. I vescovi degli Stati Uniti hanno sottolineato maggiormente gli aspetti spirituali, morali e formativi che ne deriveranno. Un anno che, si augurano i presuli, aprirà un nuovo stile di essere e operare dei sacerdoti, stile che spesso oggi si basa su una errata interpretazione del ruolo dei laici nella Chiesa.

La voce dei sacerdoti

E i sacerdoti stessi, primi protagonisti, che cosa pensano al riguardo? Fra le tante voci ne riportiamo soprattutto due. La prima è quella di don Nico Dal Molin, direttore del Centro nazionale vocazioni, all’indomani dell’annuncio del pontefice: «Mi pare molto significativo che il papa abbia scelto la figura di s. Giovanni Maria Vianney come patrono della vocazione sacerdotale e di tutto il ministero. Come preti abbiamo bisogno di ritrovare il senso di un ministero umile, semplice e quotidiano, che ci riporti alla dimensione dei servi inutili del Vangelo. Mi pare significativo che il papa punti alla formazione permanente dei presbiteri, finora forse un po’ trascurata».

Da parte sua, don Roberto Pacini, rettore della chiesa romana di Sant’Anastasia al Palatino, in un’intervista rilasciata a Radio Vaticana, è dell’opinione che si tratti di una grande occasione a vantaggio di tutti: «È una grande occasione per rimettere nello sguardo dei fedeli, dei credenti, dei cristiani, ma anche dei non cristiani, che cos’è realmente la figura del sacerdote. Il sacerdote è uomo di Dio, uomo che sta nel mezzo, fra Dio e gli uomini; è il mediatore della grazia salvifica di Dio. È uomo dell’Eucaristia, perché certamente il sacerdozio, come è stato con molta chiarezza ribadito anche dagli ultimi documenti magisteriali, esiste in ordine all’Eucaristia, per perpetuare la presenza di Cristo. Il sacerdote è anche uomo della misericordia, quindi accoglie con amore i credenti e li porta a consegnarsi nelle braccia di Dio. Poi, anche in un tempo come questo, che è un tempo di secolarismo, è un’occasione per riscoprire e rifocalizzare l’attenzione anche di noi sacerdoti su quella che è la nostra chiamata e la nostra missione, perché potrebbe esserci anche un certo sbandamento e una certa perdita della identità, che invece è bene che noi recuperiamo in pieno».

Un anno sacerdotale, quello indetto da Benedetto XVI, che ci si augura possa ribadire la missione e lo stile di vita del sacerdote come modellato dal Vaticano II; un anno speciale anche per esprimere gratitudine e stima ai tanti sacerdoti che con il loro impegno quotidiano, silenzioso e fattivo dimostrano la loro fedeltà a Cristo e alla chiesa, nel quotidiano servizio al popolo di Dio.

1. Cf. La Stampa, 28/02/2009.
2. Cf. MICHEL KUBLER, «Mobilisation sacerdotale », in La Croix marzo 2009.

Il dono del sacerdozioultima modifica: 2009-04-30T13:53:11+02:00da borgosotto
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