Morte e fede

La morte del Cristo ci insegna a morire e a vivere. Essa appare non come un fato, un destino subìto, ma come un atto, l’evento culminante della vita. E appare vivificata dall’amore, l’amore di Dio per gli uomini; la divina passione di amore che diviene passione di sofferenza nella morte del Figlio per amore. 

YCABEB27SCAP16X14CAI69308CAN6NXPFCAIBFRPJCAGMVGVFCA8CP840CA77V50OCAZBH0CGCACE0P56CA0MF90GCA3UB9JMCAN6OGNLCAZG8UJ4CAAGDWQ9CALCGDMGCADRYKSVCAN61G0V.jpg«Il mondo moderno è riuscito a svilire la cosa che forse è più difficile svilire in assoluto, perché ha in sé una specie particolare di dignità: la morte.» Queste osservazioni di Charles Péguy (1907) hanno dato da pensare a Theodor W. Adorno nelle sue Meditazioni della vita offesa (Minima moralia). E fanno riflettere anche noi che, a distanza ormai di quasi un secolo, vediamo che nelle società occidentali la morte appare rimossa e, al contempo, spudoratamente esibita; resa oscena, cioè scacciata dalla scena dei vivi, estraniata dal mondo delle relazioni sociali, e spettacolarizzata, rappresentata impietosamente, quasi in un rito di esorcizzazione collettiva officiato dai mass media. Una società narcisistica cerca di rimuovere la memoria dei limiti, e anzitutto quell’evento, la morte, che ha il potere di annichilire tutti i deliri di onnipotenza dell’uomo. Ma in questa operazione anestetica si dimentica che noi ci priviamo dell’elemento che maggiormente ci aiuta a comprenderci, che costituisce il «caso serio» della vita, l’enigma che, nella sua irriducibilità, può divenire rivelazione, aprire squarci di senso sulla vita e, soprattutto, far uscire l’uomo dalla banalità e dalla mediocrità in cui spesso si rinchiude. «Quando l’uomo vuol comprendersi, deve interrogarsi sulla morte» (E. Jüngel) e deve lasciar dispiegare la potenza scandalosa dell’interrogativo che la morte pone ed è. L’oblio della morte, il suo occultamento, comportano il rischio della disumanizzazione della cultura e della società. Come non ricordare che la presa di coscienza della morte, attraverso la visione di un uomo morto, è stato l’elemento decisivo, dopo la presa di coscienza della malattia e della vecchiaia, che ha segnato l’iniziazione alla via dell’illuminazione per il Buddha? E anch’egli, allora giovane principe vissuto sempre nei palazzi regali e protetto dalla cura patema che lo voleva preservare dalla visione del male del mondo, ha dovuto superare le barriere frapposte da questa volontà anestetizzante alla sua presa di coscienza della realtà della condizione umana.

Morte e fedeultima modifica: 2009-09-17T08:08:20+02:00da borgosotto
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