È l’amore, non la morte ad avere l’ultima parola

DI MATTEO LIUT, Avvenire 31.10.09

Per i cristiani «la via della morte non è una stra­da solitaria e tenebrosa ma è un cammino che è stato già percorso dal nostro Salvatore», per questo il discepolo di Cristo «abbandona sereno questa vita e si affida al pastore che lo condurrà in ‘prati verdeggianti’». Insomma «se la morte è il mo­mento dell’incontro con Cristo e dell’ingresso nel­la sala del banchetto delle nozze non può essere un momento temuto». Così dom Franco Mosconi, mo­naco camaldolese e priore del monastero di Bardo­lino ( Verona), tratteggia il significato più profondo del giorno dedicato alla commemorazione dei fedeli defunti del 2 novembre. Un giorno di festa e non di lutto, secondo il religioso, perché esso illumina ogni gesto e ogni azione del nostro vivere.
 Dom Mosconi, oggi si fugge la morte in tutti i mo­di. Cosa ha da insegnare su questo tema la ricor­renza
del 2 novembre?

È l’amore, non la morte ad avere l’ultima parolaultima modifica: 2009-10-31T12:45:12+01:00da borgosotto
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