I domenica di Avvento C

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra an­goscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flut­ti, mentre gli uomini mori­ranno per la paura e per l’at­tesa di ciò che dovrà acca­dere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande po­tenza e gloria. […] State at­tenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantisca­no in dissipazioni, ubria­chezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improv­viso […].Vegliate in ogni mo­mento pregando, perché ab­biate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accade­re, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». 

Avvento è parola la cui radice latina signifi­ca: venire accanto, farsi vicino. È il tempo in cui tutto si fa più vicino: Dio al­l’uomo, l’altro a me, io al mio cuore. È sempre tempo d’Av-vento, allora, sempre tempo di abbreviare distanze, di conquistare vicinanza.
  Avvento è quel tempo ma­gnifico che sta tra il gemito delle cose e la venuta di Cri­sto, lunga ora tra doglie e parto, di cui ci parla il dram­matico Vangelo di Luca.

Dio ha giudicato il mondo e l’ha trovato lontano. Ma in­vece di sdegnarsi, è lui stes­so che si carica della distan­za, s’incarica di tutti i passi. Dio ha giudicato l’uomo e l’ha trovato lontano. E inve­ce di condannarlo, si pone in cammino a ricucire i lembi della lontananza. Il Signore giudica me e mi trova con il cuore appesantito, e viene più vicino, lui l’unico che parla al cuore.
 Quando avverrà tutto que­sto?

 Gesù invece di rispon­dere
 quando avverranno le cose ultime, indica come at­tenderle nel tempo interme­dio.
 
Il quando avverranno è a­desso : il cristiano non evade, abita il quotidiano, interce­de , letteralmente cammina in mezzo, medicando le pia­ghe, curando i germogli. E anche il germe divino, quel piccolo Dio che ha da fiorire in ognuno di noi.
  Attesa e attenzione sono le due parole tipiche dell’Av­vento.
 
Attesa di Dio, Colui-che­viene, eternamente incam­minato verso di me. Attesa come di madre: la donna sa nel suo corpo, da dentro, co­sa significa attendere; è il tempo più sacro, più creato­re, più felice. Attendere, infi­nito del verbo amare. Tutte le creature attendono, anche il grano attende, e le pietre e la notte, tutta la creazione at­tende un Dio che viene, che ha sempre da nascere.
 State attenti che i vostri cuo­ri non si appesantiscano.
Vi­vere con attenzione, perché «la più grave epidemia mo­derna è la superficialità» (R. Panikkar). Vivere attenti al cuore, prima di tutto, perché è la casa della vita, è la porta di Dio. L’incarnazione non è finita, accade continuamen­te. Dio nasce perché io na­sca.
 
L’uomo non è mai nato del tutto, e deve affrontare la fatica di generarsi di nuovo, o sperare di essere genera­to… la speranza è fame di na­scere del tutto, di portare a compimento ciò che custo­diamo in noi.
 Verrà sulle nubi ,
ma già vie­ne: nei piccoli gesti dei cuo­ri puri, nella luce intima che indica la via, in una delica­tezza inattesa, viene attra­verso le persone che amo e che ho accanto, come talen­ti. Sono il suo linguaggio, la mano dei suoi doni. Ogni carne è intrisa di Dio.
 (
Letture: Geremia 33,14­16; Salmo 24; 1 Tessalo­nicesi 3,12- 4,2; Luca 21,25-28,34-36)

Ermes Ronchi, Avvenire 26.11.09

I domenica di Avvento Cultima modifica: 2009-11-26T14:58:18+01:00da borgosotto
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