Se mette Cristo al centro, l’attesa è via di giustizia e pace

L’Avvento è un tempo che ci fa sperimentare la salvezza e la speranza. La storia del parroco di Scampia, quartiere a rischio di Napoli e del suo impegno per «far risvegliare il coraggio»

di Vito Magno, Avvenire 19.12.09

 L’ attesa è l’esperienza con cui tutti quotidianamente dobbiamo fare i conti: davanti allo sportello di un ufficio, di fronte a un semaforo, nell’ambulatorio di un medico. Attesa insopportabile se priva di senso. Ci sono poi le attese sociali, come quelle della giustizia, della pace, di una svolta economica che garantisca benessere, di un nuovo equilibrio del clima, di un’intesa tra religioni per un comune servizio.
  Esiste anche un’attesa che si può considerare la madre di tutte le altre, perché ha in sé un valore salvifico. Ad essa ha fatto riferimento Benedetto XVI in apertura dell’Avvento, tempo da vivere come occasione di salvezza e di speranza.

« Speranza che si trova in Cristo – ha detto il Papa – e che riguarda tutti gli uomini, in quanto Egli è il centro della fede e il fondamento della speranza » . Ma proprio la suggestione del periodo natalizio che coinvolge anche chi non crede, non è forse un segno della capacità di riconoscere come profondamente umana la tensione verso ciò che va oltre l’orizzonte terreno?
  Ciò che oggi fa problema è il contenuto dell’attesa, perché per molti non si tratta del Salvatore. Quando i doni natalizi non rinviano al dono fatto dal Padre all’umanità nella persona del Figlio, diventa tristezza non affrontare le feste con lo sfarzo suggerito dal mercato. Venendo meno il senso e la qualità della salvezza, si cerca allora un dio che collimi con le proprie aspettative di felicità a costo anche di cambiare affetti, lavoro e fede.
  L’idea cristiana di salvezza si nutre di altro.
  « Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine! » . Il Salmo 48 ammonisce chi accumula
ricchezze, perché non valgono il prezzo di un uomo che si salva eternamente. La salvezza consiste nel riconoscere ed abbracciare il progetto di Dio che si manifesta attraverso chiamate e che richiede di volta in volta assenso incondizionato. Quasi un sistema di scatole cinesi, dove il segreto custodito nella scatola più interna viene rivelato, se si accetta di aprire la scatola precedente. Chi accetta questo sistema, ponendo il Salvatore al centro delle proprie attese, riesce più facilmente a realizzare i sogni di giustizia, di libertà, di pace, anche nelle realtà più degradate.
  Tra i tanti esempi che la cronaca offre c’è quello di Scampia, quartiere periferico di Napoli ad alto tasso di criminalità, dove su una popolazione di 80.000 persone ben 10.000 sono coinvolte in traffici malavitosi di droga, di prostituzione e di furti. A tenere viva la speranza ci pensa il parroco di Santa Maria della Provvidenza, don Aniello Manganiello, religioso dell’Opera don Guanella, missionario di Vita in una città dove facilmente la morte viene seminata.
  « L’impegno di noi sacerdoti – egli dice – è di risvegliare il coraggio … procurando pane e Signore, come diceva don Guanella, cioè Vangelo e lavoro » . Il convitto del don Guanella ospita 280 minori a rischio, le conversioni fioccano, la grazia trova una strada per arrivare a destinazione. I nomi che ricorda don Aniello sono tanti: Davide,
il primo, una conversione in carcere partita dalla lettura degli Atti degli Apostoli; Marco, salvato dalla droga e oggi attivo nel volontariato in oratorio; Tonino e Antonio, ex boss della camorra, che hanno rinunciato ai soldi e prestano il loro tempo alla parrocchia, rosi dal dispiacere di aver messo i figli sulla strada della violenza.
  La speranza s’intreccia con la cronaca.
  Cristo salva, oggi come ieri, mediante apostoli di amore e costruttori di pace, e in un certo senso anche sognatori. « Sogni da preti » s’intitola una ricerca avviata dall’Istituto Teologico di Molfetta con la finalità di controbilanciare la mole di indagini sul disagio sacerdotale. La ricerca, pubblicata ora in un libro, si sofferma sull’idea di Chiesa dei sacerdoti pugliesi, segnalandosi per i modelli di evangelizzazione che descrive, e soprattutto per l’approccio salvifico alle attese umane.

Se mette Cristo al centro, l’attesa è via di giustizia e paceultima modifica: 2009-12-19T16:13:05+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento