Lettera a Gesù

dimodica_294.jpgdi Paolo Di Modica, http://dimodica-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/06/lettera-a-gesu/

Una vita dedicata alla musica e poi, all’improvviso, una diagnosi che suona come una condanna: sclerosi laterale amiotrofica. Il racconto appassionato di un ‘musicista impertinente’, che non vuole arrendersi alla malattia e alla deriva del paese in cui vive: “Il ‘pregio’ del mio progressivo immobilismo è di aver risvegliato, ancora di più, la mia coscienza”.

Caro Gesù,

è molto tempo che non ci sentiamo, da quando, dopo un lungo percorso, ho ritrovato la mia serenità minacciata dalla malattia, nella non-fede.

Ti potrà sembrare strano che nel momento di maggior bisogno, nella disperata ricerca di un Dio, non trovandolo, siano state proprio la convinzione e la personale consapevolezza che Dio non c’è ad avermi ridato una insperata ed inattesa serenità insieme alla certezza che la mia vita non può che essere  nelle mie mani.

In tutta franchezza non sono mai stato entusiasta del dio biblico, iracondo e collerico, tanto da invidiare Zeus o Giove agli antichi greci e romani, che trovo più saggi, ironici e divertenti. Ti confesso poi che attendo con molta curiosità ed interesse gli studi scientifici al CERN di Ginevra: sai come sarà divertente, ed al contempo affascinante, se verrà fuori che il “bosone di Higgs”, la microscopica particella che si pensa avrebbe dato forma alla materia, è responsabile della creazione di tutto quel po’ po’ di roba che risponde al nome di Universo? Tutto ciò metterebbe definitivamente fine alla favoletta che racconta di come l’universo sia stato creato in 7 giorni da un Dio barbuto e severo, che ancora oggi austero ci osserva dall’alto della sua nuvoletta d’ordinanza.

Caro Gesù, nella speranza di non tediarti, questa mia lettera fa seguito alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, sulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, che ha stabilito che essa è ritenuta una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni.

Come puoi immaginare, tale decisione ha suscitato un mare di polemiche. C’è chi ha parlato di decisione aberrante, chi addirittura ha affermato che la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma che esso è un simbolo della nostra tradizione!!!

Quello che in me suscita molte perplessità sulla vicenda è che, come al solito, si dà più importanza all’immagine fredda di un crocifisso appeso ad una parete, ridotto ad una tradizione, che all’essenza della tua parola.

Avevi ragione perfettamente quando affermavi che questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me!

In verità non credo sia necessario essere un fervente cristiano per apprezzare il tuo messaggio d’amore e fratellanza! Ho sempre amato vedere in te un uomo tra gli uomini, tutt’altro che divino, con le sue fragilità e le sue debolezze e che ha pagato con la propria vita il coraggio delle proprie idee. Di contro l’idea di un Cristo mistico-illusionista mi ha sempre fatto sorridere; nell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ad esempio, il vero miracolo, a mio avviso, sta nel fatto di come tu abbia voluto condividere il poco cibo con una moltitudine di persone. Diversamente, volendo vedere in te grandi doti “magiche” di moltiplicatore di pani e di pesci, con pertinente ironia, non sarebbe stato più redditizio se tu avessi messo su una panetteria o una pescheria!? Questo aspetto magico però è stato sempre preferito di gran lunga dalla teocrazia dell’opportunismo che, con questi “effetti speciali”, da 2000 anni controlla le masse timorate di dio, a discapito di quello di un uomo dalle grandi idee ancora molto attuali ed ancora molto scomode.

Perché è innegabile come la tua sia stata una vita di condivisione soprattutto con gli ultimi, gli umili, leggasi oggi immigrati, omosessuali, tutti quelli che subiscono discriminazioni a causa di un diverso colore della pelle, tutta quella massa enorme di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà.

Mi duole ammetterlo, ma il tuo “verbo” non è che abbia insegnato molto a noi uomini di “buona volontà”, anzi, penso tu sia stato l’uomo più strumentalizzato della storia: quanti crimini, quanti misfatti sono stati compiuti ed ancora si compiono in tuo nome!

Come non ricordare quel crocifisso oggi oggetto di disputa Comunitaria che, come raccontarono i primi missionari, spaventava i cosiddetti selvaggi quando essi lo mostravano loro, e quanti cosiddetti selvaggi furono massacrati in Sudamerica ed in Africa in nome di un nuovo Dio e di una nuova civilizzazione. Per non parlare della Santa (santa de che?) Inquisizione o della grande “considerazione” che avevano delle donne i padri fondatori Sant’Agostino e San Girolamo. Sarebbero queste le radici giudaico-cristiane che avrebbe dovuto riconoscere la moderna e laica Europa unita? A mio parere le nostre origini sono piuttosto nell’umanesimo (dove per la prima volta è l’uomo al centro dell’universo) e soprattutto nell’Illuminismo e nei suoi ideali di uguaglianza e fratellanza.

La storia ci dice come il grande equivoco, nato dal grande falso storico conosciuto come “dono di Costantino” (si ama piuttosto ricordare l’imperatore romano per la sua conversione in hoc signo vinces, ma che in realtà fu un opportunistico instrumentum regni), abbia generato più che una chiesa (che in realtà tu, anticlericale ante litteram, di certo non auspicavi, sicuramente non in questi termini…) un “mostro politico” rispondente al nome di ‘Chiesa Cattolica Apostolica Romana’ e che, in realtà, sovrapponendosi alla Roma Imperiale in decadenza ne abbia ereditato l’immenso potere, evidenziato anche dal fatto di come la lingua ufficiale sia appunto quella di Cesare (il latino) e non quella del Cristo (l’aramaico).

Inoltre il capo di essa si definisce tuo “vicario in terra”, ma non sarebbe meglio dire il vicario in terra di Paolo di Tarso, il cittadino romano fondatore di quel cattolicesimo inteso come il tradimento della dottrina di Cristo?

Non sono né un teologo né un uomo di fede, né tantomeno è mia intenzione dare lezioni di etica e di morale a chicchessia, amo semplicemente definirmi un essere pensante che esprime la propria opinione su ciò che ha modo di osservare. Da buon ateo amo però riflettere sul tuo messaggio e concordo con la affermazione di un altro grande uomo quale il mahatma Ghandi «Mi piace il vostro Cristo, non mi piacciono i vostri cristiani. I vostri cristiani sono così diversi dal vostro Cristo».

Ad onor del vero non mi sento di affermare, in maniera assolutistica, che c’è del marcio in Danimarca! Giovanni XXIII, grande  papa, tentò di rendere la Chiesa meno farisaica e più intimamente vicina ai tuoi insegnamenti; i tanti sacerdoti, come Don Santoro, che sono lontani dai giochi di potere delle alte gerarchie e quotidianamente vicini ai drammi di quegli umili a te tanto cari; quei vescovi come Giancarlo Bregantini che ha fatto della propria missione pastorale anche una pericolosa lotta civile contro l’illegalità, in un territorio ricco di storia e di cultura come la Locride (ex magna Grecia) e dove lo Stato è tutt’altro che presente; per dovere di cronaca il primo è stato punito per le sue idee “progressiste” (in verità molto simili alle tue), il secondo è stato trasferito, inspiegabilmente (o forse no…), come un impiegato delle poste in altro luogo!

Caro Gesù, scusami se sono indiscreto, avresti magari programmato una nuova capatina dalle nostre parti?

Se ci stai pensando, ti pregherei (è un modo di dire, io sono avulso alla preghiera) di farlo quanto prima perché qui la situazione rischia di degenerare ed una tua nuova venuta potrebbe restituire un po’ di doverosa chiarezza.

Mi permetto di suggerirti alcuni interventi: potresti chiudere quel “paradiso” (fiscale) che è lo IOR proprio perché, come predicasti a suo tempo, non si può servire Dio e Mammona, ed i dettami di questo Istituto di Opere Religiose (???) rispondono più al secondo che al primo. E poi che ti frega, mica c’hai conto corrente allo Ior! Potresti schiarire le idee a quei parlamentari che, in tuo nome (ebbene sì!), vogliono imporre un’assurda legge sul fine vita, dimenticando che tu sulla croce sei morto da solo, abbandonato dal tuo dio che non è corso ad aiutarti, mentre noi, grazie alla futura legge, avremmo un monsignore, un cardinale, o la Binetti di turno a prolungare la nostra vita fin quando la macchina vorrà. Pensa un po’ che fortuna!!!

Potresti fare una miriade di cose, avresti talmente tante grane da mettere a posto che difficilmente troveresti il tempo di partecipare a Porta a Porta!

Ti chiedo di pensarci nonostante i miei dubbi sulla tua esistenza. Sai, credere soltanto sulla base dei vangeli è troppo poco (la cosiddetta fonte interna), ed i luoghi santi di Gerusalemme sono così autentici così come lo è il castello di Biancaneve a Disneyland! Ma non è questo il punto perché, al di là di tutto, resta valido un messaggio sicuramente condivisibile.

E poi, perdonami, possibile che tu e Mitra (altra divinità, n.d.r.) siete nati entrambi il 25 dicembre e tutti e due da una vergine?

Caro Gesù, perdona la mia impertinente ironia, ma io sono dell’avviso che bisogna scherzare con i fanti e soprattutto con i santi per non restare ingessati in stupide credenze dogmatiche. E poi, in questa valle di lacrime, un po’ di ironia forse aiuterebbe a vedere le cose nella loro autenticità.

In realtà, da ateo dissacrante quale sono, ti confesso (è un altro modo di dire, io sono avulso anche alla cattolica confessione) che la stima nei tuoi confronti è immutata, ma forse siamo proprio noi atei ad apprezzare maggiormente il tuo esempio di condivisione nella sua autenticità.

Perdonami ancora se mi dilungo in due piccolissime richieste… Se ti è possibile, se è nelle tue facoltà, ti prego (ma resto sempre avulso…) di vegliare sul presidente Obama perché lui si che è un uomo di buona volontà ed aiutalo a realizzare il suo sogno di un mondo migliore; infine la prossima volta che si dovrà eleggere il tuo vicario spero tu sia più accorto, perché negli ultimi 30 anni sei stato, a mio avviso, un po’ retrò nella scelta e, come si dice nella lingua di Cesare, errare humanum est, perseverare diabolicum… ma uno alla Martini non sarebbe stato preferibile?

Ti saluto caramente e con san(t)a impertinenza,

Paolo

Don Walter Fiocchi risponde alla “Lettera a Gesù” di Paolo Di Modica

Carissimo Paolo,

mi è stato chiesto da parte di un amico di abbozzare non una risposta alla tua lettera a Gesù (sarebbe da parte mia una insan(t)a impertinenza), ma di interloquire con i tuoi ragionamenti, di addentrarmi (da credente e, oltretutto, prete di quel «“mostro politico” rispondente al nome di ‘Chiesa Cattolica Apostolica Romana’») nelle tue riflessioni e nelle tue riletture biblico-storiche.
Ma quando dopo una prima veloce scorsa del tuo scritto l’ho riletto con più attenzione mi sono trovato spiazzato…  Come faccio a “rispondere”? E rispondere a cosa poi? Ad alcune inesattezze di interpretazione biblica o di interpretazione storica? Né del resto posso mettermi a confutare alcune tue affermazioni – magari un po’ apodittiche – ma sulla sostanza delle quali sono assolutamente d’accordo…

Quando ho iniziato a leggere la tua “lettera aperta a Gesù” e ho visto la tua previa “professione” di ateismo, temevo di imbarcarmi in una disputa con un ateo alla Odifreddi… ma mi sbagliavo. Non ho niente contro l’ateismo di Odifreddi, lo rispetto come rispetto le scelte libere e pensate di ogni essere umano, credente, non credente o mal credente (come è il caso di molti che si definiscono cristiani, ma hanno staccato la spina del pensiero); ciò che mi urta è il fatto che lui consideri (o dia l’impressione di considerare) imbecilli coloro che con libertà, coscienza e volontà hanno ritenuto di trovare sufficienti ragioni per credere… Ma vedo con chiarezza che non è il tuo atteggiamento, e di questo ti ringrazio. Mi ricordi piuttosto Camus e il suo rifiuto dell’ingiustizia e delle contraddizioni della vita e nella vita degli esseri umani…

Capisco bene le tue critiche non tanto a Dio ma a chi dovrebbe saper parlare di Dio; a chi dovrebbe essere capace, per essere fedele alla missione che gli è stata consegnata dal Gesù che stimi e ammiri, di lasciar trasparire il volto vero di Dio e non presentarne una caricatura, un’immagine deforme e deformata; a chi dovrebbe lasciar trasparire nelle parole e nei fatti di credere in un Dio che nella Bibbia è definito in un solo modo: Amore, Dio è Amore; a chi dovrebbe mostrare al mondo non un messaggio politically correct, un messaggio buono per il potere e per una sua eventuale condivisione, ma il rivoluzionario messaggio del Vangelo, capace di scardinare i principi primi della ricerca e della gestione del disumano potere, dovrebbe saper mostrare “fatti di Vangelo”…

Posso solo dirti che Paolo, che tu non stimi molto mi pare, al di là dei condizionamenti culturali da cui non sempre sa liberarsi, abbia invece colto la carica controcorrente del messaggio di Gesù. Sì è vero, dice magari: “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti!”, ma subito dopo aggiunge: “Mariti, amate le vostre mogli!”, e tu sai bene che erano tempi e culture in cui l’amore per la propria moglie non era né scontato né usuale. Oppure rileggi con calma e attenzione la brevissima lettera, il biglietto, a Filemone: destabilizzante! Mi pare in realtà che Paolo abbia fatto una grande operazione di degiudaizzazione del Vangelo, dandogli una apertura universale per quanto ancora condizionata dall’origine farisea di Paolo. Ma non ha inventato nulla, né si può far risalire a lui la piega “imperiale” e “assolutista” assunta successivamente dalla gerarchia ecclesiastica!

In realtà, forse senza rendertene conto, nella tua lettera fai una straordinaria professione di fede! Non fraintendermi, non sto cercando di “battezzarti e cresimarti”, cosa che forse hai già fatto (o subito!). Semplicemente esprimi ciò che non sempre i credenti riescono a intuire: che l’unico Dio, l’unico volto di Dio che noi conosciamo e di cui dovremmo parlare è il volto di Gesù di Nazareth, un volto dunque leggibile in quello di un uomo e non quello delle nostre elucubrazioni astratte, avulse dalla nostra vita quotidiana, dai nostri drammi, dalle nostre gioie e sofferenze, dai nostri piaceri e amori, malattie, perversioni, dubbi, angosce… Fa paura ai credenti un Dio così mescolato con la nostra vita; ci piace di più un Dio lontano, inaccessibile, manipolabile dalla nostra fantasia, un Harry Potter che ci risolve con la bacchetta magica i problemi e non ci lascia invece a macerarci nei nostri e, anzi, ce ne crea di nuovi chiedendoci di amare e di lasciarci amare! È meglio per tanti un Dio che puoi cercare di corrompere con una devozione o una candela per portarlo dalla tua parte e ti faccia il miracolo o il miracolino di accontentarti in ciò che tu hai deciso sia il bene per te. Certo che quando uno è malato ritiene bene per sé la guarigione dalla malattia. E non so dire perchè ci sia questa ingiustizia, uno è malato e l’altro no. Posso solo guardare quel che fa Gesù; e vedo che Gesù guarisce i malati: la malattia va, perciò, combattuta; la guarigione dalla malattia è segno del Regno che viene. L’impegnarsi, come ricercatori, operatori sanitari a tutti i livelli, preti, cristiani, per alleviare la sofferenza, umanizzare le strutture e sconfiggere la malattia è collaborazione alla Redenzione. Ma Gesù non guarisce tutti i malati; non solo la guarigione è segno del Regno, ma lo può essere anche la sofferenza; si può vivere la malattia come collaborazione al Regno. «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo i per Giudei, stoltezza per i pagani»; Gesù ha vissuto la sua croce come offerta, come gesto di amore universale, e affidandosi al Padre. Così anche noi possiamo rendere positiva la sofferenza, facendone un gesto di offerta e un abbandono fiducioso al Signore. Oggi allora, pare particolarmente necessario innanzi tutto un impegno culturale che renda tutti più sensibili ai temi della sofferenza, dell’emarginazione, dei valori della vita e della salute e, anche, della morte. Ma certamente non il predicare la rassegnazione, non trovo nei Vangeli una sola parola di rassegnazione, ma sempre di lotta contro il male in tutte le sue forme.

Perciò posso solo ringraziarti perchè la tua lettera è per me una “purificazione” della mia fede, mi costringe a guardare all’origine e all’originale della fede cristiana: un Dio che si fa uomo nel verso della storia, non nel dritto, come quando si guarda un arazzo: il verso è caotico, confuso, un’accozzaglia di fili e di colori a volte stridenti, ma se lo giri vedi il capolavoro che è leggibile sull’altro versante. In questi giorni di Natale ho dovuto meditare sulla scelta di Dio: si fa uomo in una stalla, è posato su una mangiatoia che puzza di sterco di pecora, nasce da una ragazza su cui le pie donne del suo paese avranno a lungo spettegolato, è circondato dagli “sfigati” del tempo, i pastori, sporchi, opportunisti, ladri, immorali perchè convivevano di giorno e di notte (!) con le loro pecore, riceve doni da stranieri, pagani, probabilmente scienziati (astrologi o astronomi) scientificamente atei… Ma è questo volto di Dio che ci viene presentato da Gesù e dai Vangeli, non quello del Tempio e dei sacri palazzi!

E poi ti ringrazio perchè mi hai ancora una volta confermato che i più ossessionati da Dio non sono i credenti! È una considerazione che ho già avvertito dentro di me frequentando molti atei, soprattutto viaggiando con loro in Palestina: ho visto la loro sete di spiritualità (anche qui: lo uso come termine generico, non voglio battezzarli! parlo di una dimensione della vita di ogni essere umano, anche senza connotazioni religiose), la loro profondità di pensiero e di riflessione, la loro capacità di non evadere dal contesto della concreta umanità per rifugiarsi in un evanescente, astorico e atemporale spiritualismo che sa spesso di fuga, di chiusura di occhi, orecchi e bocca per non vedere, per non sentire, per non denunciare, per non farsi carico…

Mi hai confermato che proprio gli atei sono ossessionati da Dio, tanto che mi hai fatto condividere totalmente una frase che ho letto proprio in questi giorni ne Il matematico indiano di David Leavitt e che prima di leggere la tua lettera non avrei forse capito. Dice: «Quello che non sono mai riuscito a capire è come Dio possa diventare reale per il non credente quanto lo è per il credente».
In realtà ora sono sempre più convinto che Dio diventa spesso più reale per il non credente di quanto lo sia per molti che si ritengono o proclamano credenti ma credono in realtà in una scimmia di Dio…
Scusami il lungo sproloquio ma è il mio grazie per la verifica della mia fede che mi hai costretto e aiutato a fare.

Con amicizia.
don Walter Fiocchi

(4 gennaio 2010)

Lettera a Gesùultima modifica: 2010-01-08T10:06:07+01:00da borgosotto
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