Resi capaci di unità

 di Claudio Guerrieri – 26-01-2010 Fonte:    Città nuova

Al termine della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, Benedetto XVI fa il punto della situazione sul tema dell’ecumenismo.

Durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, Benedetto XVI è intervenuto più volte sull’ecumenismo, tema a lui caro fin dall’inizio del suo pontificato, facendo il punto della situazione. Nell’udienza del 20 gennaio ha affermato che «nell’anno appena trascorso i vari dialoghi hanno registrato positivi passi. Con le Chiese ortodosse la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico ha iniziato, nell’XI sessione plenaria svoltasi a Paphos di Cipro nell’ottobre 2009, lo studio di un tema cruciale nel dialogo fra cattolici e ortodossi: il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio, cioè nel tempo in cui i cristiani di Oriente e di Occidente vivevano nella piena comunione….Con le Comunità ecclesiali di Occidente si sono esaminati i risultati raggiunti nei vari dialoghi in questi quarant’anni, soffermandosi, in particolare, su quelli con la Comunione anglicana, con la Federazione luterana mondiale, con l’Alleanza riformata mondiale e con il Consiglio mondiale metodista».

Un anno ricco che ci rende coscienti che l’unità dei cristiani richiede costanza, coinvolge la vita individuale e collettiva delle comunità cristiane. Comporta un dialogo teologico ma anche una attenzione reciproca che sana i contrasti che nella storia sono maturati. È costruita con la preghiera che invoca l’unità come un dono di Dio ed è un cammino di dialogo tra cristiani nella vita per dare risposta alle attese dell’uomo di oggi.
 
Quest’anno la riflessione si è incentrata sul passo di Luca 24, 45-49 in cui Gesù risorto dopo aver ricordato l’evento della morte e resurrezione, e prima di ascendere al cielo affida ai discepoli un compito: «Voi sarete testimoni di tutto ciò». Ma i discepoli sanno che la loro testimonianza è debole se non sono uniti, e la Conferenza Ecumenica di Edimburgo del 1910 sottolineò lo stretto rapporto tra unità delle chiese e missione.
 
Benedetto XVI, nell’omelia dei vespri del 25 gennaio, ha notato: «Il desiderio di annunciare agli altri il Cristo e di portare al mondo il suo messaggio di riconciliazione che fa sperimentare la contraddizione della divisione dei cristiani… Lo stesso Maestro, al termine dell’ultima cena, aveva pregato il Padre per i suoi discepoli: “Che tutti siano una sola cosa… perché il mondo creda” (Gv 17,21). La comunione e l’unità dei discepoli di Cristo è, dunque, condizione particolarmente importante per una maggiore credibilità ed efficacia della loro testimonianza».
 
Riconoscersi ed amarsi reciprocamente è una premessa e vivere in questa prospettiva, ci dice Benedetto XVI, comporta la coscienza che «il lavoro ecumenico non è un processo lineare. Infatti, problemi vecchi, nati nel contesto di un’altra epoca, perdono il loro peso, mentre nel contesto odierno nascono nuovi problemi e nuove difficoltà. Pertanto dobbiamo essere sempre disponibili per un processo di purificazione, nel quale il Signore ci renda capaci di essere uniti. (udienza del 20 gennaio). E questa coscienza ci coinvolge tutti.
Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
18-25 gennaio 2010

Durante la Settimana per l’Unità dei Cristiani,
la Comunità di Sant’Egidio, dovunque si trova,
dedica all’invocazione per l’unità gli incontri di preghiera serali
che vedono raccolta ogni Comunità.

Meditazione per la Settimana dell’Unità

Gesù, guardando i suoi discepoli, al momento di lasciarli, ha pregato “perché tutti siano una cosa sola”. Aveva detto tempo prima: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Forse, guardando i loro volti, si era reso conto di quanto erano diversi e di come questo avrebbe potuto dividerli. Poi, al momento di essere arrestato, Gesù rivela il suo sogno e la sua speranza per i suoi discepoli: “che siano una cosa sola”. Come Dio, Padre Onnipotente, Signore del mondo, è una cosa sola con Gesù di Nazareth, egli prega perché anche i suoi discepoli entrino nell’unità di questa famiglia. Che siano una cosa sola!

Ma noi cristiani siamo divisi. Le nostre Chiese e comunità sono divise. Non solo diverse. Diverse nei canti, nelle forme di preghiera, nei modi di vita. Molti fedeli non saprebbero spiegare perché queste comunità e queste Chiese sono divise. Si potrebbe dire che la responsabilità di queste divisioni e di tante incomprensione appartiene a personaggi del passato e a momenti lontani della storia. Un giorno lo spirito di divisione è entrato. Eppure le divisioni sono ancora tra di noi.

 

Gesù ha pregato anche per noi. Infatti le divisioni sono nel nostro cuore. Non solo teologie, ma atteggiamenti dell’uno verso l’altro. 

Siamo spesso anche noi attori della divisione, dell’insensibilità, dell’incomprensione! Siamo chiamati a rispondere alla preghiera di Gesù perché siamo una sola cosa: siamo chiamati a rispondere nella nostra vita, ogni giorno. Ma come? 

Rinunciamo alla prepotente dittatura del nostro io, al calcolo, all’insensibilità… Rinunciamo all’ignoranza dell’altro: a vivere senza amore. Dobbiamo tutti convertirci all’amore, spogliandoci di questo mondo vecchio e consolidato dentro di noi, di questa corazza che allontana e ferisce. Dobbiamo tutti convertirci con una preghiera forte a Gesù, Signore nostro, che ci ha amati e ci apre la vita dell’amore. Si legge nella prima lettera di Giovanni:
“Chiunque riconosce che Gesù è Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.” (1 Gv 4, 15-16)

Siamo chiamati tutti a risanare le grandi fratture del mondo, della vita quotidiana, dei nostri ambienti: quelle che dividono simpatici e antipatici, ricchi e poveri, colti e ignoranti, uomini da donne, etnia da etnia, gruppo da gruppo, il mio dal loro, i miei dai suoi, cristiani da cristiani, cristiani da ebrei, cristiani da musulmani… La via su cui camminiamo è piena di queste fratture. La nostra casa ha queste fratture. Il nostro luogo di lavoro ha queste fratture. Siamo chiamati a risanarle con l’amore. Non facciamo la guerra a nessuno con le nostre armi, in questo tempo di guerra per il mondo.

Il nostro è un tempo difficile. Le guerre in tante parti del mondo. In Iraq, in Terra Santa, in tante parti dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina… Ci sono calamità naturali. Tanti uomini soffrono. 

In questo mondo difficile, vinciamo il male con il bene: con il bene dell’amore, con il bene della preghiera, con il bene della speranza, quella speranza nel Signore Gesù che sempre ci ascolta, che verrà presto e che ci donerà pace. 

Siamo una cosa sola nell’amore: facciamo l’un l’altro un patto ’amore. Diversi nelle storie, nelle lingue, nelle spiritualità, nei costumi, nell’aspetto… Siamo una sola cosa nell’amore tra noi credenti. Siamo una cosa sola tra cristiani e l’odio e la guerra saranno vinti dall’amore.

Da quest’amore scaturirà una forza d’unità! Nella liturgia bizantina, prima di introdurre la professione di fede, il Credo, il diacono dice:
“Amiamoci gli uni gli altri, affinché in unità di spirito professione la nostra fede.”

Sì, in questa Settimana dell’Unità, cominciamo ad amarci davvero, perché possiamo professare la stessa fede in unità di spirito.

Resi capaci di unitàultima modifica: 2010-01-27T13:05:38+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento