Il racconto della Bibbia: luce, simboli e anche errori

La prima parte della Genesi è frutto di una mera riflessione sull’origine del male da parte dell’autore, come è ritenuto da diversi sacerdoti che ho ascoltato, ovvero, sebbene sotto forma simbolica (l’albero, la mela, il serpente) rappresenta un fumus di verità?
Vittorio Penza, Avellino

Il recente libro di Guy G. Stroumsa, «Morton Smith and Gershom Scholem, Correspondence 1945–1982» (Leiden 2008) riapre la discussione sulla scoperta fatta da Smith, nel 1958, di una lettera di Clemente di Alessandria, ritrovata nel monastero di Mar Saba, che menzionerebbe un Vangelo di Marco segreto. Stroumsa rivela che nel 1976 egli stesso si è recato in compagnia di altri studiosi alla Biblioteca del Patriarcato di Gerusalemme, dove ha potuto vedere con i suoi occhi l’edizione delle Lettere di Ignazio di Isaac Vossius sulla cui ultima pagina bianca si trovavano inserite le tre pagine manoscritte della lettera di Clemente, così come descritte da Smith.
Quel manoscritto, in seguito, scrive Stroumsa, è scomparso. Ritiene che vi siano testi che il Cristianesimo e la Chiesa hanno voluto occultare?

Domenico Accorinti, Pisa

La nuova versione della Bibbia adotta la traduzione del dialogo tra Gesù e Pietro («mi ami tu?») che già lei fece propria in occasione di una Lettera agli educatori durante il suo servizio a Milano. Quelle sue parole mi accompagnano nel mio tentativo di fare l’insegnante ed essere educatore. Mi piacerebbe potesse tornare su questo mistero incredibilmente bello, di «un Dio che si converte all’uomo».
Giovanni Realdi, Padova

C’è una domanda che mi assilla dopo aver riletto il Vangelo di Giovanni e gli Atti degli Apostoli. In più di una occasione Gesù non è immediatamente riconoscibile a chi invece lo conosceva bene (Maddalena, alcuni Apostoli…). In questo secondo me è possibile leggere un monito: attenzione perché io posso essere uno qualunque dei vostri simili. Voi non mi riconoscerete, ma io sì. Comportatevi di conseguenza. Un mio amico prete dissente e dice che vado molto oltre il testo. Sto per convertirmi, a 65 anni… ero ateo…
Alessandro Ponsiglione, Udine

Numerose sono le lettere che riguarda­no questo o quel passo biblico di diffi­cile interpretazione. Da non poche di queste domande appare ancora diffusa la conce­zione di una Bibbia scritta sotto dettatura divi­na e assolutamente priva di errori.
Va notato anzitutto che i cristiani leggono le Scritture come un libro unico, che è stato conse­gnato alla Chiesa perché lo interpreti con sicu­rezza, a partire dal suo centro che è Gesù morto in croce e risorto.

Inoltre la Bibbia non è solo insegnamento dot­trinale, ma in gran parte racconto, interpellazio­ne, consolazione, parabola, esortazione, pre­ghiera, rimprovero ecc… In tutto questo noi ve­niamo guidati a camminare sulla strada giusta, senza timore di sbagliare. Nell’insieme la tradi­zione biblica, quando è ben interpretata, si rive­la solida e aderente alla vita, anche se non man­cano errori storici, sociologici, geografici ecc… Luigi Pirandello, a coloro che gli rimproverava­no di rappresentare situazioni lontane dalla vi­ta reale, citava un articolo nel Corriere della Se­ra del 27 marzo 1920, che raccontava fatti mol­to simili a quelli da lui descritti ne Il fu Mattia Pascal . Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe ec­cetera, al di là di quanto se ne può sapere dalla storia, sono «veri» perché «vera» è la loro espe­rienza, che continuamente si «invera» nella vi­ta dei credenti.

Più delicati sono quei passi dove, a proposito per esempio della guerra, o a riguardo della vita dopo la morte, si esprime una dottrina che ai nostri occhi risuona mancante. Essi vanno letti come una tappa del cammino verso la pienezza della luce. Il Concilio Vaticano II dice che i «Li­bri della Scrittura insegnano fedelmente e senza errore la verità che Dio per la salvezza volle fos­se consegnata nelle sacre lettere» (Cfr. Dei Ver­bum n.11). Ciò posto, tento di rispondere ad alcune delle lettere pervenutemi.

Caro signor Penza, le prime pagine della Gene­si ci presentano, con l’aiuto di simboli, una pro­fonda verità su Dio, sull’uomo e sul male. Non è detto tutto, ma è già molto per cominciare.

Al signor Accorinti dico: nessun occultamen­to di testi da parte della Chiesa. Le pagine a cui lei allude sono probabilmente parte di un van­gelo apocrifo, a cui non v’è da prestare fede.

Caro signor Realdi, il mistero di Dio che si volge all’uomo è incredibilmente bello e ricco. Non posso spiegarlo qui, ma raccomando di leggere qualche libro di teologi contempora­nei che trattano questo tema.

Al signor Ponsiglione dico che la sua perce­zione mi sembra andare nella direzione giusta, purché salvi la verità storica dei fatti. È certo che in ogni uomo o donna noi possiamo vede­re Gesù e fare qualcosa per lui. Si veda ad esem­pio Matteo 25,40: «Lo avete fatto a me», che costituiva il grande monito di Madre Teresa di Calcutta, come sentii con le mie stesse orec­chie…

Carlo Maria Martini
26 luglio 2009

Il racconto della Bibbia: luce, simboli e anche erroriultima modifica: 2010-02-01T10:14:26+01:00da borgosotto
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