Fratel Carlo, l’uomo delle stelle

Cent’anni fa nasceva Carlo Carretto. Un profeta scomodo talvolta,ma sempre profondamente innamorato della Chiesa e degli uomini. Il ricordo di GianCarlo Bregantini, vescovo che deve a lui la propria vocazione sacerdotale.

di GianCarlo Bregantini Il Messaggero di Sant’Antonio, aprile 2010


Il 2 aprile 1910 nasceva, ad Alessandria, Fratel Carlo Carretto.
E di lui, nel numero di aprile, desidero parlare, in questa rubrica che per l’occasione raddoppia il suo spazio. Ne parlo con immensa gratitudine: perché Fratel Carlo per la mia vita è stato voce provvidenziale, giunta dal cielo al momento giusto, per indirizzarmi alla scelta più grande, quella del sacerdozio.
A lui, infatti, debbo questa particolare grazia, che mi venne nella mitica atmosfera del ’68, quando tutto sembrava messo in discussione. Altre volte vi ho fatto cenno, ma qui desidero sostare su questa figura per benedire la sua preziosa opera a vantaggio dei giovani, svolta per decenni sulle colline di Spello, accanto ad Assisi.

Quando conobbi Fratel Carlo, lo sentii subito pronto all’ascolto. Era infatti abituato a prestare attenzione ai ragazzi, specie a quelli in difficoltà. L’arte dell’ascolto e della guida spirituale l’aveva imparata in due contesti importanti della sua vita: l’Azione cattolica e il deserto.

Gli anni dell’Azione Cattolica

Spello (Pg). Una veduta del paese umbro nel quale Carretto aveva stabilito la sua comunità.
Spello (Pg). Una veduta del paese umbro nel quale Carretto aveva stabilito la sua comunità.

Da giovane, infatti, con la forza travolgente della sua personalità di «capo», aveva guidato migliaia di ragazzi in qualità di responsabile della Giac, la Gioventù di Azione cattolica. Un’organizzazione che era una potenza, anche per l’enorme appoggio ricevuto da papa Pio XII e per la capillare attività nelle parrocchie. Un leader naturale, Fratel Carlo, dalla voce forte e chiara, dalle spiccate capacità organizzative, già apprese a suo tempo nell’oratorio dei salesiani in Piemonte.
Un ottimista e un entusiasta, ricco cioè di quelle doti che sono fondamentali per un trascinatore, doti anche oggi così preziose con i nostri ragazzi. Ma al contempo Fratel Carlo era un uomo schietto e verace, capace spesso di vedere oltre. E, come sempre accade a chi guarda lontano, non sempre era capito dai suoi contemporanei: anche lui pagò, infatti, come molti nella vita, la fatica di gestire la diversità. Una diversità che ruotava soprattutto attorno all’idea di fede e di Chiesa: perché Carlo amava una fede schietta, chiara, libera da ogni potere, anche quello religioso, il più sottile perché può giungere a dominare le coscienze. Per questo motivo nel 1952 entrò in contrasto con alcuni potenti vertici dell’Azione cattolica: anche «in alto» non si condivideva quanto Carlo stava coltivando nel suo cuore e diffondeva con voce cristallina tra i giovani.

Prese così la decisione di dimettersi, con quella coerenza che sempre segna le anime grandi. Non era d’accordo su tante cose e non pretendeva di convincere. Obbedì al suo cuore e decise di lasciare. Proprio come fece Celestino V – di cui in questi mesi abbiamo spesso ricordato la figura – che obbedì alla Chiesa accettando di essere Papa il 4 luglio del 1294, ma che poi, comprendendo i nuovi orizzonti spirituali ed ecclesiali, si dimise il 13 dicembre dello stesso anno. Perché così fa chi ama molto la Chiesa. La serve con dedizione e umiltà, con vigore e passione, ma sa anche comprendere quando è il momento di lasciare. E lasciare è sempre più difficile che accettare.
Nel deserto cantando lode a Dio
Carlo si ritirò allora nel deserto, dove trascorse dieci anni della sua vita lasciandosi ispirare dai Piccoli fratelli di Gesù, fondati, nel silenzio dell’immenso deserto del Sahara in Algeria, da quell’anima tenace e umile di Fratel Charles de Foucault.
Sua passione (e lo dico per esperienza diretta) erano le stelle. Le conosceva tutte e sapeva dare un nome a ogni costellazione che nel cielo umbro spiccava sopra Assisi. Perché quelle stelle gli avevano fatto un’affettuosa compagnia proprio nelle notti del suo deserto. Brillavano allo stesso modo con cui i salmi cantano lode a un Dio che ha fatto bene tutte le cose: per questo la notte con le stelle non è più notte di solitudine, ma notte d’amore per quel Gesù che Fratel Carlo non solo ha amato, ma ha anche saputo far amare. Soprattutto con i suoi libri: migliaia di copie vendute, decine di edizioni, un successo strepitoso. E proprio uno di questi libri mi salvò: Al di là delle cose, edito nel 1969, 25 edizioni. Fu infatti nel 1969 che anch’io, come tantissimi giovani, giunsi in quell’eremo di San Girolamo, poco sopra Spello, paesotto vicino ad Assisi.

In quel tempo portavo con me tutta la tensione del ’68, periodo di forti contestazioni. Perfino mia mamma, nel vedermi così entusiasta e ricco di idee nuove, scrollava il capo e diceva in dialetto trentino: «A vint’ani, ‘l mondo ‘l par tut so».
È la sottile ironia delle persone mature, che sanno come a vent’anni tutto sembri dipendere da noi stessi nella convinzione quasi presuntuosa che ogni cosa sia nelle nostre mani e che sia possibile cambiare tutto. Anch’io ero così. Ecco perché Fratel Carlo, nell’ascoltare la mia storia, mi azzerò con una battuta: «Tu sei troppo sicuro… Sei come chi va in banca con il contratto già fatto e vuole solo far mettere una firma. Dio non mette la firma dove vuoi tu, ma sei tu che la devi mettere dove Lui vuole. Strappa il tuo contratto, prega, prega molto e Dio farà per te un contratto nuovo. E sarai tu a firmare dove Lui vuole!».
In un attimo, crollarono tutte le mie presunte sicurezze sessantottine. E mi salvai. Dio mi parlò e fece chiarezza nel mio cuore proprio tramite quel libro. Avvenne al termine di una settimana di preghiera, in una notte di grazia, vero memoriale presso l’eremo di sant’Elia sulle colline del Subasio. Nell’assoluto silenzio di una notte d’amore, davanti a una dolcissima luna piena e con le costellazioni che le facevano corona, mi posi la più grande domanda della vita: «Ma Dio c’è? E dov’è? Dov’è la felicità?». E la risposta fu una sola: «Certo che Dio c’è, ma è al di là delle cose. C’è pure la felicità, ma anch’essa è al di là delle cose!».
Mi sciolsi in quel momento in un pianto liberatorio; mai come allora sentii Dio così vicino, così «mio», proprio perché avevo firmato dove Lui aveva voluto. E dissi, con cuore risoluto: «Se Dio c’è, allora mi faccio prete!».

Fratel Carlo con il suo sorriso bonario, da vero nonno, al mattino seguente ascoltò la mia storia, scrollando la testa canuta, con un sorriso di gioia. Ancora una volta, Dio aveva vinto. Non restava che arrendersi al suo Amore. Perché se lo cerchi con umiltà, lo trovi. Anche tu.
Mi misi in cammino, guidato dalle stelle del cielo. La stella della Parola, che lui sapeva spiegare così bene. La stella dell’Eucarestia, adorata in lunghe ore di silenzio nei pomeriggi di Spello. Le stelle dei santi, che sapeva raccontare con colori vivissimi. Le stelle dei poveri, incontrati sulle piste del deserto e reincontrati nel vissuto di storie appassionanti. La stella di una Chiesa amata e insieme corretta, fraternamente ma con franchezza e lealtà. Questo mi ha trasmesso Fratel Carlo. Se sono prete, ora anche vescovo, lo devo a lui, a quel consiglio che azzerò di colpo la mia presunzione: «Tu devi firmare dove Dio vuole! Tu, non lui».

Il libro

Per il centenario della nascita di Carlo Carretto, le edizioni San Paolo pubblicano un interessante volume del giornalista Gianni Di Santo. La vita di Fratel Carlo, ripercorsa attraverso le tappe salienti del suo cammino ecclesiale; il ricordo di chi lo ha conosciuto; una lettura della sua corrispondenza privata. Il volume propone anche due inediti di Carretto: Scoprire il volto di Dio e Povertà e contemplazione, tratti da altrettante meditazioni che Fratel Carlo animò ad Assisi nel 1966. Il libro delinea il ritratto di un uomo totalmente «immerso in un amore sconfinatoper la Chiesa».

Gianni Di Santo, Carlo Carretto. Il profeta di Spello San Paolo, pagine 176, € 12,00

S.F.

Fratel Carlo, l’uomo delle stelleultima modifica: 2010-04-06T11:10:38+02:00da borgosotto
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Un pensiero su “Fratel Carlo, l’uomo delle stelle

  1. Ricordo alcune parole di Fratel Carretto sul celibato dei sacerdoti, ma non so in quale libro le ho lette.
    ho avuto un’accesa discussione con un’amica, con la quale condivido esperienze di fede, proprio su questo argomento. Lei rifiuta la sola idea, non ammette che il celibato non è espressamente dettato dal Vangelo e neppure le citazioni di S.Paolo e degli Atti, dai queli risulta che gli apostoli erano sposati e dopo la Risurrezione mantennero la loro vita coniugale, come espressamente detto da S.Paolo. E poi c’è l’episodio della Suocera di Pietro guarita da Gesù, dove si evince che Pietro viveva in famiglia.
    Non vorrei esasperare la discussione. Io sostengo soltanto che, prima o poi, stante il calo delle vocazioni, la chiesa dovrà affrontare questo delicato tema. Per non parlare degli ortodossi cattolici sposati ed il gran numero di preti anglicani passati al cattolicesimo con mogli e figli. Ma Dio può discriminare?
    Cero che la scelta dela castità può rappresentare un anelito alla perfezione e sarà daa preferire per chi si sente di sostenerla, ma non dice S.Paolo “Meglio sposarsi che ardere?”
    Grazie per una risposta.
    Marcella Milani

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