San Francesco e l’imbarazzo dello storico. Troppo affascinante per non essere frainteso

Giovedì 15 aprile, nell’Oratorio dell’Immacolata Concezione della basilica di Santa Maria in Aracoeli, in un incontro organizzato dal Centro Cultura Aracoeli e dalla Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, è stato presentato il volume Francesco d’Assisi (Torino, Einaudi, 2010, pagine 378, euro 35). Pubblichiamo ampi stralci della premessa scritta dall’autore.

di André Vauchez

“Ancora una Vita di Francesco d’Assisi!” si potrebbe esclamare aprendo questo libro. Ne esistono già tanti da far apparire la sua figura ben conosciuta, persino familiare:  chi non ha sentito parlare di questo santo che amava la povertà, predicava agli uccelli e risulta essere il primo stimmatizzato?

Scrivere una biografia è un’impresa legittima quando essa consenta di togliere dall’oblio in cui è caduto un personaggio che nella sua esistenza ha giocato un ruolo importante, oppure di riabilitare la figura di un uomo o di una donna incompresi o maltrattati dagli autori che di loro si sono occupati.
Francesco non appartiene ad alcuna di queste categorie. Da tempo egli è celebre e universalmente riconosciuto come una delle grandi figure spirituali dell’umanità:  lo ha dimostrato ancora di recente il fatto che nel 1986 i rappresentanti delle principali religioni si siano riuniti ad Assisi rispondendo all’appello di Papa Giovanni Paolo ii, per pregare per la pace e riflettere insieme sui mezzi per realizzarla nel nostro mondo.
Tuttavia, malgrado la notorietà di Francesco e della sua città natale, non è affatto sicuro che molti dei nostri contemporanei – al di fuori dell’Italia dove rimane una figura popolare – sappiano realmente chi egli fosse.
Numerosi autori che di Francesco d’Assisi si sono interessati, sia nel passato sia ai giorni nostri, hanno cercato soprattutto di edificare i loro lettori presentandolo come un modello esemplare, oppure di far partecipare all’emozione, se non all’entusiasmo, che aveva suscitato in loro questo o quell’aspetto della sua personalità affascinante. 
Più recentemente altri autori gli hanno consacrato saggi brillanti, talvolta nati da un’intuizione illuminante – penso a Francesco e l’infinitamente piccolo di Christian Bobin – oppure incentrati sullo studio del contesto sociale e culturale, come il Francesco d’Assisi di Jacques Le Goff, senza avere l’ambizione di offrire una nuova visione d’insieme della sua esistenza e del suo messaggio.
E non si dimentichino i numerosi film, più o meno romanzati, dedicati al Povero d’Assisi, in cui si tenta di ricostruirne la vita presentandone gli episodi principali. Salvo qualche rara eccezione – quale lo splendido Francesco, giullare di Dio del cineasta Roberto Rossellini (1950) – Si tratta quasi sempre di un simulacro o di un’illusione, in quanto la ricerca retrospettiva di una coerenza si rivela fittizia quando essa conduca a integrare con l’immaginazione le lacune della documentazione e a trasformare in destino unilineare un passato singolare segnato, al pari di quello di tutti gli esseri umani, dall’indeterminatezza e dalla discontinuità. Questi limiti nascono innanzitutto dal fatto che assai spesso coloro che si sono interessati di Francesco d’Assisi non sono risaliti alle fonti, del resto numerose e variegate, di cui potevano disporre, oppure ne hanno fatto un uso inadeguato.
In effetti, la non conoscenza della specificità dei testi agiografici e il rifiuto di considerarli in una prospettiva comparativa hanno condotto troppo sovente i biografi di Francesco d’Assisi a intessere una sorta di patchwork, attaccando l’una all’altra informazioni ricavate da scritti di ispirazione e di epoche differenti:  cosicché l’immagine, in larga misura artificiale, che deriva da queste combinazioni più o meno arbitrarie, riflette la soggettività dei loro autori piuttosto che il clima dell’epoca in cui visse il Povero d’Assisi.
Uno dei maggiori problemi posti dalla biografia di Francesco consiste nel fatto che ciascuno crede di conoscerlo così bene da poterlo interpretare a suo piacimento, in quanto la sua personalità è così ricca da dar luogo a diverse letture:  nel corso dei secoli si è celebrato in lui l’asceta e lo stimmatizzato, il fondatore di un grande ordine religioso e il paladino dell’ortodossia cattolica; poi, a partire dalla fine del secolo xix, lo si è considerato soprattutto un eroe romantico, sostenitore di un cristianesimo evangelico e mistico schiacciato dall’istituzione ecclesiastica. Ai giorni nostri, si privilegia l’immagine del difensore dei poveri, del promotore della pace tra gli uomini e le religioni, dell’uomo amante della natura, difensore e patrono dell’ecologia, o ancora del santo ecumenico in cui i protestanti, gli ortodossi e pure i non cristiani possono riconoscersi:  a ciascuno il suo Francesco, si sarebbe tentati di dire, come Paul Valéry parlava del “(suo) Faust”, rivendicando perciò il diritto di interpretare a modo suo quel grande mito letterario. Una tale situazione, che attesta del resto l’importanza del personaggio e il fascino che non ha cessato di esercitare sugli spiriti, è senza dubbio inevitabile. Essa ben corrisponde al carattere poliedrico, se non polisemico, della personalità del santo d’Assisi, che si riflette nella varietà delle fonti che consentono di conoscerlo. Immancabilmente, davanti a siffatta confusione, lo storico si sente a disagio e volentieri lascia a volgarizzatori il compito di redigere sintesi poco soddisfacenti dal punto di vista scientifico, che, a eccezione di qualche dettaglio, non fanno che ripetersi. Inoltre, lo storico si mostra in tanto incline a rifugiarsi nell’erudizione e nella ricerca “pura” in quanto la recente storiografia è segnata da una profonda sfiducia di fronte alla possibilità effettiva di una ricostruzione biografica del personaggio di Francesco:  ricostruzione biografica che allo stato delle nostre conoscenze risulterebbe assai lontana dal poter essere realizzata.
Invero, Francesco non è un mito né un personaggio leggendario, benché nel medioevo su di lui si siano scritte molte leggende. Neppure c’è ragione perché egli sia da ritenersi più inaccessibile dei suoi contemporanei san Luigi e Federico ii, che sono stati oggetto di rimarchevoli biografie di cui nessuno mette in dubbio il carattere storico. Certo, dopo Henri-Irénée Marrou sappiamo che l’oggettività assoluta non esiste in questi ambiti di ricerca e che pretendere di conoscere le cose “come esse si sono realmente svolte” si rivela un’illusione.
Ciononostante, il problema del biografo, se vuole fare opera di storico, non è di rinunciare alla sua soggettività, poiché la biografia, come la storia, si scrive nel presente e riflette le attese della propria epoca. Essa è l’opera di un individuo appartenente a un tempo, a un ambiente e a una cultura che determinano necessariamente il suo modo di affrontare i problemi. L’autore di questo libro è ben cosciente di questi limiti:  egli si è interessato e si interessa a Francesco poiché a lungo ha vissuto e lavorato in Italia, frequentando assiduamente Assisi e l’Umbria; ha potuto misurare l’impatto profondo del francescanesimo in questo paese, in cui ha incontrato numerose persone per le quali il santo d’Assisi rimane un riferimento vivo. In quanto medievista, ha dedicato le sue ricerche alla storia della santità e allo studio dei testi agiografici – leggende e raccolte di miracoli – che costituiscono l’essenziale della documentazione di cui disponiamo per conoscere la figura del Poverello.
Tuttavia, evidenziare i fattori che possono averlo influenzato non è in contraddizione con la ricerca di rigore metodologico:  lo storico, anche e soprattutto quando dichiari il contrario, necessariamente è coinvolto nei temi della sua ricerca. Ciò non gli impedisce di fare onestamente il suo lavoro o, meglio, il suo “mestiere di storico”, per riproporre una felice espressione di Marc Bloch, prendendo le distanze di fronte a tutte le leggende, auree o nere, e affrontando lo studio della documentazione, la più ampia possibile, con il massimo di oggettività, dimostrando quanto sia vero che la cosa migliore che noi abbiano “sta nella testimonianza e nella critica della testimonianza per accreditare la rappresentazione storica del passato”.
Lo storico deve avere ugualmente l’umiltà di non pretendere di tutto dire e di tutto sapere sulla vita e sulla personalità del suo eroe, intorno a cui occorre riconoscere che certi aspetti – anche non secondari – ci sfuggono o rimangono nell’ombra. In effetti, poiché la documentazione relativa a Francesco comporta, come vedremo, certe lacune, forte è la tentazione di riempire i vuoti ricorrendo a congetture e di conferire alla sua esistenza una unità e una logica di cui essa era ovviamente priva. Pertanto lo storico deve fare attenzione a mettere l’accento sull’evoluzione del suo eroe e a non mascherarne, se del caso, le incertezze e le contraddizioni:  compito tanto più difficile considerando che i testi agiografici relativi al Povero d’Assisi tendono a fare astrazione dal contesto temporale e a presentare la sua esistenza sotto forma di un racconto esemplare in cui l’individuo conta meno che il personaggio. Ciononostante, Jacques Le Goff ha ben mostrato nel suo San Luigi a qual punto le fonti medievali contemporanee del suo eroe, malgrado il loro carattere lacunoso e orientato, siano fondamentali per capire come sia stata costruita l’immagine del sovrano.
A proposito di Francesco, è importante analizzare con precisione le tappe della genesi tormentata della sua memoria storica e, nel medesimo modo, le interpretazioni, talvolta contrastanti, di cui la sua persona e la sua proposta religiosa furono oggetto nel corso dei primi secoli che seguirono la sua morte, e anche oltre. Se la documentazione di cui disponiamo raramente ci permette di raggiungere il Francesco “autentico”, quale fu nella sua esistenza, essa mette in chiara evidenza l’impatto considerevole che egli ebbe sui suoi contemporanei e sulle generazioni successive.
Pertanto, questo volume non si presenta come una biografia classica, che si estende dalla nascita al decesso del proprio eroe; accanto alla descrizione delle principali tappe della sua esistenza terrena, essa fa largo spazio allo studio del destino postumo di Francesco e dell’impatto del suo messaggio attraverso i secoli, ossia, in sintesi, a tutto ciò che va sotto il termine di Nachleben. Infatti gli inizi non risolvono ogni cosa e la verità non è separabile dalla sua trasmissione. La storia del Povero d’Assisi non si è fermata il giorno della sua morte e si può dire che in un certo senso egli ha conosciuto una seconda vita in questo mondo dopo averlo lasciato.
Così, il Francesco “storico” – l’unico che possiamo cogliere – risulta da quanto egli fa conoscere di sé nei suoi scritti e, nel contempo, dalle diverse percezioni che sia i suoi contemporanei, sia tutti coloro che nel corso dei secoli di lui si sono interessati hanno potuto avere della sua persona e della sua esperienza.
L’approccio critico che ci sforzeremo di realizzare in questo libro mira non a produrre congetture – secondo una moda attuale – su un personaggio universalmente ammirato, ancor meno a mettere in discussione la sua grandezza in una prospettiva iconoclasta, bensì a tentare di ritrovarlo in ciò che in lui c’è di differente rispetto a noi:  non un Francesco precursore dei tempi moderni, o l’eroe poetico di una fusione armoniosa tra l’uomo e la natura, ma un personaggio vissuto nell’Italia comunale al volgere dal xii al xiii secolo, di cui cercheremo di rintracciare l’esistenza in quanto ha di unico.
Il peggiore intoppo per lo storico è in effetti l’anacronismo:  volendo a ogni costo che il Povero d’Assisi si unisca al nostro presente sotto pretesto di renderlo accettabile e interessante per i nostri contemporanei, si rischia di snaturarlo e, insieme, di far perdere di vista sia i suoi tratti originali sia quanto egli ha messo concretamente in gioco nella sua vita.
Come ha ben detto Peter Brown “non dobbiamo mai leggere Agostino come se fosse un nostro contemporaneo”:  attualizzare Francesco, secondo quanto si fa spesso, non è che un modo camuffato di parlare di noi stessi fingendo di parlare di un altro. Prima di tutto, cerchiamo di ricollocarlo nel suo tempo, senza nutrire l’illusione di ritrovare il Francesco d’Assisi che percorreva con qualche compagno “straccione” le strade dell’Umbria e il cui vissuto sempre ci sfuggirà.
La difficoltà maggiore consiste nel restituire a un lettore odierno un mondo che ci è divenuto estraneo e nel renderlo intelligibile, a dispetto della discontinuità insormontabile che esiste tra le sue categorie di pensiero, le sue forme di sensibilità e le nostre.
Soltanto dopo questo sforzo di distanziamento diviene legittimo chiedersi in che cosa la vita e la testimonianza del Povero d’Assisi possano ancora riguardarci.

(©L’Osservatore Romano – 16 aprile 2010)

San Francesco e l’imbarazzo dello storico. Troppo affascinante per non essere fraintesoultima modifica: 2010-04-16T10:12:48+02:00da borgosotto
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