OMELIA: Corpus Domini anno C (6.6.10)

paolocurtaz 31 maggio 2010Paolo Curtaz commenta la liturgia del Corpus Domini. Dal sito www.tiraccontolaparola.it

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

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“Beati voi invitati alla mensa del Signore” (e beato Diego)

Gesù sfama la folla con la sua parola (“parlava loro del regno di Dio”), guarendo quanti hanno bisogno di cure (avendo a cuore i malati)… sfama la folla attraverso di noi: invitandoci a darci da fare, a prenderci cura della gente: “voi stessi date loro da mangiare”, che può anche voler dire: “date loro voi stessi da mangiare”, cioè fatevi cibo, alimentate gli altri dando loro quel poco che avete o che siete perché sia condiviso, messo in comune, offerto/benedetto/spezzato/donato.

E’ il miracolo della condivisione che produce sazietà e sovrabbondanza (ne avanzarono 12 ceste) e che si ripete lì dove qualcuno segue l’invito di Gesù di sfamare le folle e mette a disposizione il proprio poco avere ed essere.

E’ il miracolo che deve potersi ripetere in ogni nostra celebrazione eucaristica: anche oggi abbiamo ascoltato la parola di Dio, anche oggi Gesù si è chinato sulle nostre infermità, anche oggi è pronto a sfamarci con il suo corpo, frutto della nostra partecipazione e collaborazione.

E’ interessante il movimento che caratterizza l’offertorio che andremo fra poco a vivere: offriamo dei frutti della terra lavorati dall’uomo. Pane e vino sono infatti frutti della terra (dono di Dio) trasformati dal lavoro dell’uomo in grano e uva, a loro volta trasformati dal lavoro di altri uomini in pane e vino. Li offriamo a Dio perché a sua volta li trasformi, per mezzo del suo Spirito, nel Corpo e Sangue del suo Figlio.

E’ l’invenzione più grande di Gesù, il dono più prezioso: rimanere non solo in mezzo a noi (conservato nel tabernacolo, cassaforte dove tenere la cosa più preziosa che abbiamo), ma DENTRO di noi: siamo noi tabernacoli viventi, perché conteniamo Gesù, siamo alimentati da lui, in lui troviamo l’energia per vivere in maniera autentica, invitati a trasformarci in lui.

EUCARISTIA è RITO e MEMORIALE: “fate questo in memoria di me”, è SACRAMENTO (segno e strumento di un dono di Dio): legato al passato (Melchìsedek, la Pasqua ebraica, la manna…), al nostro presente, aperto al futuro (il banchetto messianico).

EUCARISTIA è RENDERE GRAZIE: siamo qui non tanto per assolvere ad un dovere/precetto, ma per ricevere un dono prezioso, perché siamo come la folla che lo segue per ascoltare la sua parola ed essere sfamata da lui. Siamo qui per ringraziarlo! Questo discorso ha anche una conseguenza molto pratica: non riceviamo l’eucaristia perché ne siamo degni, ma perché ne abbiamo bisogno, perché ce la offre Gesù Cristo che conosce bene le nostre necessità. Non possiamo allora accostarci alla mensa nell’indifferenza (“non si danno perle ai porci”: siamo chiamati a lasciarci riconciliare e a riconciliarci con gli altri), ma neanche con indifferenza rinunciarci, farne a meno (“non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”. E la parola è: vieni, mangia, prendi…)

E chi ne è impedito dalle sue condizioni di vita (perché convivente) o da limitazioni fisiche (perché non può deglutire) ? Metto insieme le due situazioni perché una è la risposta: c’è una comunione spirituale che è comunque preziosa. Nessuno può toglierci la comunione con Dio. Per alcuni oggi non c’è comunione piena con la Chiesa, ma tale comunione si costruisce e si compensa in altri modi (esempio di Anna). Esempio di p.Guido, affetto da SLA, prete impossibilitato dalla malattia a celebrare e addirittura a ricevere la comunione.

EUCARISTIA è COMUNIONE: dono di comunione con Dio, impegno di comunione con gli altri: siamo chiamati a costruire con lui una comunità fraterna, una famiglia. Li fece disporre in gruppi di 50: perché non è accettabile l’anonimato della folla, dobbiamo impegnarci a conoscerci tra noi, a volerci bene, a prenderci cura gli uni degli altri. L’eucaristia si associa alla vita di una comunità che è tale nei suoi tanti impegni, anche nell’oratorio, nelle feste che celebra, nelle occasioni estive che propone… è anche attraverso queste cose che si crea comunità, che si fa famiglia. Del resto era anche il messaggio delle precedenti solennità: della Pentecoste (cercare l’unità nella distinzione) così come della SS. Trinità (3 persone diverse che vivono l’una per l’altra a tal punto da formare una sola realtà).

“L’Eucaristia – scriveva Giovanni Paolo II – è istituita perché diventiamo fratelli; viene celebrata perché da estranei e indifferenti gli uni gli altri, diventiamo uniti, uguali ed amici; è data perché, da massa apatica e fra sé divisa, se non avversaria, diventiamo un popolo che ha un cuore solo e un’anima sola”.

Comunione è infine sinonimo di carità: non si può essere in comunione se non ci si prende cura concretamente dei bisogni degli altri.

CONTEMPL-ATTIVI: ma attenzione: non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere. Se manca l’amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l’eucaristia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose… Dobbiamo essere dei contempl-attivi, cioè della gente che partendo dalla contemplazione lascia sfociare sempre il dinamismo e il suo impegno nell’azione (Tonino Bello). Esempio delle suore di Madre Teresa che fanno un lavoro pesante, spesso logorante con i poveri e che si svegliano all’alba per adorare l’eucaristia, che pregano per ore.

p.Stefano

OMELIA: Corpus Domini anno C (6.6.10)ultima modifica: 2010-06-05T08:37:57+02:00da borgosotto
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