Le madri violente e la cultura della vita

di Carlo Maria Martini, CORRIERE DELLA SERA di domenica 27 giugno 2010

Perché il cristianesimo è più di una religione. L’inferno esiste: è perdere se stessi 

Tante tristezze e angosce degli uomini hanno trovato spazio nelle migliaia di lettere che mi sono state inviate. Ve ne è però una che ci viene richiamata da alcune lettere recenti, definita come «uno dei fatti più incredibili», che però trova ampio spazio nella comunicazione mediatica. Si tratta di madri che per una ragione o per l’altra (droghe, alienazioni, depressioni pre o post parto…) arrivano a far del male a figli piccoli e indifesi, fino a ucciderli. Io non posso che condividere il giudizio sommamente negativo che viene dato di questi fatti, anche se talora il mondo dei media li pubblicizza in modo indebito, come se si trattasse di fatti quotidiani. Invece si tratta di situazioni eccezionali. Bisogna riconoscere che tali violenze su un essere umano indifeso possono essere fatte in ogni tempo della sua esistenza. Per questo è tanto necessaria una cultura della vita, che si prenda cura in particolare delle persone che manifestano le sindromi sopra ricordate. Non di rado queste persone agiscono come in trance, rese sgomente dalla loro solitudine o addirittura disperate. A coloro che sono angosciati per questi fatti va ricordato che la fiducia nella vita è il primo dei sentimenti che il piccolo essere umano sperimenta quando viene alla luce. I genitori sentono che questa fiducia istintiva dei loro piccoli li chiama a una grande responsabilità. Tale fiducia nella vita è talmente importante da essere il primo gradino per una fede religiosa autentica. In particolare la fede cristiana non è diversa da quella necessaria per vivere il mestiere di uomo: è semplicemente la forma assunta da questa fiducia di fronte alla rivelazione storica di Dio in Gesù Cristo. Ma bisogna anche rallegrarsi per ogni atto di fiducia nella vita. Essa custodisce un gradino sicuro verso la conoscenza del mistero che siamo noi stessi nell’universo.

Eminenza, ho fede, ma vorrei che qualcuno rispondesse alla domanda: se esiste un Dio solo, perché non esiste una sola religione? (Michele ToriacoTorremaggiore / Foggia)

 

Le religioni sono un tentativo dell’uomo di mettersi in rapporto con la divinità. Per questo assumono dalle civiltà circostanti molti dei loro segni espressivi, simboli, temi, parabole ecc. con cui esprimono la loro ricerca. Perciò la storia delle religioni è anche la storia del loro legame con le diverse culture. Naturalmente anche il cristianesimo assumerà qualcuno di questi segni e simboli. Ma il cristianesimo è molto più di una religione: esso nasce dall’iniziativa divina di entrare in contatto con l’uomo e di rivelargli se stesso.

 

Ho notato che ultimamente mio figlio di 17 anni si accosta all’Eucarestia senza essersi confessato. Alla mia richiesta se si trovi in condizioni di grazia prima di ricevere il corpo di Cristo, mi ha replicato che quando Gesù istituì l’Eucaristia non confessò previamente gli Apostoli. Come posso aiutarlo a comprendere l’importanza di ricevere degnamente l’Eucaristia? (Donato BrusaGazzada Schianno / Varese)

 

La Chiesa propone a chi vuole essere seguace di Gesù un cammino di penitenza di cui un momento determinante è il sacramento della riconciliazione. Esso libera dalle conseguenze delle emozioni negative e dà pace all’anima con la sicurezza del perdono di Dio. Questo cammino è importante soprattutto per coloro che sono in situazione di peccato mortale, cioè di inimicizia con Dio. Chi vuole ricevere la santa comunione deve avere la certezza di essere in grazia di Dio. Per questo non sarebbe di per sé assolutamente necessario avere il perdono nel sacramento della riconciliazione: ma la Chiesa lo esige per rispetto all’Eucaristia. È vero che Gesù non chiese l’esplicita confessione degli Apostoli nell’ultima cena, prima di dare loro il suo corpo e il suo sangue. Neppure lo chiese alla pubblica peccatrice (Luca 7,36-50) né alla donna scoperta in flagrante adulterio (Giovanni 8,1-11), né a Zaccheo, il pubblicano ricco che aveva più volte ingannato gli altri (Lc 19,1-10). Ma questi fatti sono avvenuti in un contesto che richiamava alla conversione del cuore, e ai discepoli nell’ultima cena Gesù dice espressamente: «Voi siete mondi ma non tutti. Sapeva infatti chi lo tradiva» (Gv 13,10-11).

 

Ps. della lettera precedente Qualche domenica fa, ai piedi della Croce sulla vetta del monte Galbiga, leggendo la targa che ricorda la sua presenza, ho pregato per lei, illuminato Pastore. Tempo fa ho letto che Ella, appassionato di montagna, talvolta si recava nella vicina Svizzera per ritemprarsi nel corpo e nello spirito fra le amate montagne e non mancava di ricordare una pausa di distensione ai suoi sacerdoti. Questo approccio alle amate montagne ci accomuna, ma mia moglie, di tutt’altro avviso, mi rimprovera di estraniarmi dalla realtà… Come non provare, allora, un senso di colpa?

 

Un giorno, in montagna, incontrai un signore che mi chiese: cosa dice sua moglie di queste levate mattutine? La mia brontola spesso. Se ci mettessimo insieme potremmo forse superare questo brontolio delle mogli. Gli feci capire che non ero sposato e nessuno brontolava per le mie levatacce. Ciò mostra che non tutti capiscono l’amore per la montagna, ma che è necessario avere dei momenti di distensione. Al di là di questo non ritengo che una gita fatta sistematicamente in montagna possa estraniare dalla realtà.

 

Dal tempo dei tempi, il problema del male che domina il mondo non è cambiato. C’è bisogno di tanta fede per affrontarlo. È il Nuovo Testamento che mi dà fede, quello di Gesù. Il Dio dell’Antico Testamento, che impone a Israele di massacrare donne, bambini e animali dei nemici, mi fa paura… Mi sembra il libro di una civiltà primitiva. (Maurizio Livraghi – Roma)

 

Bisogna leggere la Sacra Scrittura riconoscendo da una parte la presenza di generi letterari che tendono all’iperbole. Dall’altra bisogna considerare il cammino faticoso per mezzo del quale far giungere a progressiva maturazione un popolo che partecipava in qualche misura alla crudeltà dei popoli circostanti. Noi cristiani leggiamo tutta la Bibbia come trasfigurata dalla crocifissione e risurrezione di Gesù.

 

Eminenza, desidero ricordarle le parole di Gesù morente sulla croce: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno». La Chiesa ci dice di perdonare il prossimo quando ci fa del male. Ma se analizziamo bene le parole, spicca quel «perché»: sembrerebbe una condizione o un’intercessione. Chiunque ci fa del male pur sapendo di farlo merita il nostro perdono? (Angelo CavarraSortino / Siracusa)

 

Il perdono non si comanda, ma è un atteggiamento interiore che lo Spirito suscita in noi. Ciò non ci impedisce dal considerare il male fattoci dagli altri, la sua gravità e le condizioni per la sua eliminazione.

 

Eminenza, nella preghiera del Credo c’è scritto: Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato. Se non sbaglio furono i giudei a ucciderlo, perlomeno questo è quello che dice la Bibbia. Ma non sarebbe meglio dire: Gesù patì e fu messo a morte dai giudei (ebrei) sotto Ponzio Pilato? Dicendo solamente patì sotto Ponzio Pilato, quasi si vorrebbe dare la colpa ai romani, cosa che io come cattolico non posso accettare. (Nicola Posteraro – Roma)

 

Gesù Cristo è morto a causa dei nostri peccati. Siamo dunque tutti corresponsabili. Quanto a designare le responsabilità immediate della sua morte, essa fu decisa dai romani ed eseguita da essi… Ma il Credo non dice che «patì a causa di Ponzio Pilato» ma «sotto Ponzio Pilato», con una espressione che indica anzitutto il periodo in cui essa avvenne (a Roma si designava il tempo menzionando i due consoli dell’anno), ma che allude sottilmente anche alla responsabilità di un governatore collerico e insieme pavido. Quanto alle cause che prepararono l’uccisione, esse ricadono sui sommi sacerdoti e sugli scribi e farisei che costituivano il Sinedrio, autorità suprema per i giudei. In ogni caso la morte di Gesù non si può attribuire a un piano premeditato di tutti i giudei. C’è anche chi ha sostenuto una responsabilità di tutto il popolo ebraico, basandosi sulle parole «il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli» (cfr. Matteo 27,25). Ma tali concezioni sono rifiutate espressamente dal Concilio Vaticano II (Sulle religioni non cristiane n. 4). Alcuni esegeti o teologi ritengono che i Vangeli cavalchino una sorta di antigiudaismo e perciò descrivano il processo come qualcosa di voluto espressamente dai romani. Ma una considerazione attenta dei testi non trova conferma per questa interpretazione.

 

Esiste l’inferno? E se sì, a chi è destinato? Ci si può salvare anche nell’ultimo giorno di vita se ci si converte? (Giulio Mastrapasqua – Roma)

 

La possibilità del venir meno al raggiungimento del proprio fine è purtroppo qualcosa di reale. Non possiamo sapere come Dio giudichi gli uomini, perché non conosciamo lo stato reale della loro anima. Certamente, l’esempio del ladrone perdonato sulla croce da Gesù porge un segnale di speranza per tutti coloro che sono ancora in grado di pentirsi. Eminenza, ho letto la storia della presa di Gerico da parte degli Israeliti guidati da Giosuè.

 

Sono rimasto davvero colpito dalla descrizione che la Bibbia fa dello sterminio degli abitanti di Gerico. Mi può aiutare a capire alla luce della moderna esegesi biblica? (Salvatore Carloni – Roma)

 

Lo sterminio degli abitanti di Gerico appartiene al genere letterario dell’iperbole. Anche la descrizione dell’assedio e della presa della città contiene molti elementi simbolici. Infatti non appare dagli studi degli archeologi che la città fosse abitata al tempo di Giosuè.

 

Eminenza, leggo: «I documenti che ci riportano qualcosa di Cristo sono irrefutabili per la loro antichità e la loro veridicità». Sull’antichità nulla da obiettare, ma sulla veridicità mi permetta di dissentire. Fior di studiosi ci dicono che probabilmente Gesù potrebbe anche non essere esistito e tanti hanno altre idee sulla veridicità degli scritti. Quello che la chiesa racconta sono convinzioni personali e improvabili. Rispetto le idee di tutti, ma è insopportabile che ciò venga spacciato come verità assoluta. Mettiamoci un minimo di dubbio. (Ferdinando Parmeggiani – Bologna)

 Personalmente ho passato parecchi anni della mia vita nel valutare la veridicità dei Vangeli. Ho trovato che i negatori di questa veridicità sono costretti a fare qualche violenza al testo. Dunque gli autori dei Vangeli si mostrano degni di fede. Quasi nessun studioso oggi sostiene la non esistenza di Gesù.

 

Il momento della Messa più importante comprende la consacrazione eucaristica e la transustanziazione. Al termine il celebrante enuncia «misteri della Fede». Di fronte a questo mistero, un cattolico a quali frasi bibliche può fare riferimento? (Andrea Sillioni – Bolsena / Viterbo)

 Il credente fa riferimento ai testi dei Vangeli e di san Paolo che raccontano ciò che è avvenuto nell’ultima cena di Gesù con i suoi. Anche il Vangelo di Giovanni, nel capitolo 6, accenna ai grandi valori dell’Eucaristia e ci aiuta a leggere dentro il mistero.

 Ho visto recentemente il film «Agora», dove si parla di avvenimenti accaduti in Egitto all’inizio del IV secolo d.C. e si racconta la storia della filosofa e astronoma Ipazia e il ruolo che ebbe sugli avvenimenti dell’epoca. San Cirillo, vescovo di Alessandria, oltre a combattere l’eresia di Nestore, perseguitò ebrei e pagani utilizzando miliziani fanatici e istigandoli a commettere atrocità, incluso l’assassinio di Ipazia. Il mio stupore sta nel fatto che non solo sia santo, ma nel 1882 venne proclamato dottore della Chiesa da papa Leone XIII. (Franco Bordogna – Milano)

 Si è molto discusso tra gli studiosi se si debba considerare Cirillo come uno strenuo difensore della retta dottrina oppure un esagitato promotore della verità in un contesto di polemiche feroci e di odi reciproci. Ci si è anche domandati se il nestorianesimo poteva più facilmente essere superato con una calma discussione piuttosto che con misure cruente. L’autore del film ha scelto evidentemente la seconda ipotesi. Non è certo che Cirillo sia la prima causa della morte di Ipazia.

Le madri violente e la cultura della vitaultima modifica: 2010-06-29T16:39:02+02:00da borgosotto
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