VIVERE NELLA VERITÀ

Quando il tribunale del mondo condanna la Chiesa per eresia

Ci sono verità che la cultura dominante giudica sovversive: su vita, famiglia, sessualità. L’arcivescovo americano Chaput spiega perché. E chiama i cristiani a una grande battaglia di resistenza. “Solo la verità può far l’uomo libero”

di Sandro Magister, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344457

LIBERTÀ RELIGIOSA E MISSIONE CATTOLICA NEL NUOVO ORDINE DEL MONDO

di Charles J. Chaput

 

L’arcivescovo Chaput è stato invitato a Spisske Podhradie dall’associazione degli studiosi di diritto canonico della Slovacchia e dalla conferenza episcopale di questo stesso paese.

Oggi, in un’era di interconnessione globale, le sfide a cui i cattolici si trovano di fronte in America sono sostanzialmente le stesse che in Europa: fronteggiamo una visione politica aggressivamente laica e un modello economico consumista che sfociano – in pratica, se non con intento esplicito – in un nuovo tipo di ateismo incentivato dallo stato. […]

Negli Stati Uniti, una nazione che è ancora cristiana all’80 per cento con alti livelli di pratica religiosa, le agenzie governative pretendono sempre più di dettare come i ministri della Chiesa debbano operare, e di costringerli a comportamenti capaci di distruggere la loro identità cattolica. Sono stati fatti sforzi per scoraggiare o criminalizzare l’espressione di alcune credenze cattoliche come fossero “discorsi di odio”. I nostri tribunali e amministrazioni compiono atti ricorrenti che minano il matrimonio e la vita di famiglia, e cercano di cancellare dalla vita pubblica i simboli cristiani e i segni della loro influenza.

In Europa, assistiamo a tendenze simili, sia pure marcate da un più aperto disprezzo per il cristianesimo. I capi di Chiesa sono irrisi sui media e anche nei tribunali, semplicemente perché esprimono l’insegnamento cattolico. […] All’inizio di questa estate abbiamo assistito a forme di prevaricazione non più viste in questo continente dai giorni dei nazisti e dai metodi di polizia sovietici: il palazzo arcivescovile di Bruxelles perquisito dagli agenti, i vescovi arrestati e interrogati per nove ore senza le garanzie di legge, i loro computer privati, i telefoni cellulari e i documenti sequestrati. Persino le tombe di defunti uomini di Chiesa sono state violate durante la perquisizione. Per la maggior parte degli americani, questa specie di calcolata, pubblica umiliazione di capi religiosi sarebbe un oltraggio e un abuso di potere dello stato. E questo non a motivo delle virtù o delle colpe di qualcuno dei leader religiosi coinvolti, dal momento che noi tutti abbiamo il dovere di obbedire a giuste leggi. Piuttosto, l’oltraggio è nel fatto che l’autorità civile, con la sua acredine, mostra disprezzo per le credenze e i credenti che i loro capi rappresentano. […]

Il cardinale Henri de Lubac scrisse una volta che “non è vero che l’uomo non può organizzare il mondo senza Dio. Ciò che è vero, è che senza Dio [l’uomo] può alla fine organizzarlo solo contro l’uomo. Un umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano”.

L’Occidente sta ora decisamente muovendo nella direzione di questo nuovo “umanesimo inumano”. E se la Chiesa vuole reagirvi in pienezza di fede, dobbiamo mettere in pratica la lezione che abbiamo appreso sotto i regimi totalitari. Un  cattolicesimo di resistenza deve essere fondato sulla fede nelle parole di Gesù: “La verità vi farà liberi” (Giovanni 8, 32).

Vivere nella verità significa vivere secondo Gesù Cristo e la Parola di Dio nelle Sacre Scritture. Significa proclamare la verità del Vangelo cristiano, non solo con le nostre parole ma con il nostro esempio. Significa vivere ogni giorno e ogni momento con l’incrollabile convinzione che Dio vive e che il suo amore è la forza che muove la storia umana e il motore di ogni autentica vita umana. Significa credere che le verità del Credo meritano che si soffra e si muoia per esse.

Vivere nella verità significa anche dire la verità e chiamare le cose con i loro nomi giusti. E ciò significa smascherare le menzogne secondo le quali alcuni uomini cercano di forzare gli altri a vivere.

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Due delle più grosse menzogne nel mondo di oggi sono queste: la prima, che il cristianesimo è stato di importanza relativamente minore nello sviluppo dell’Occidente; la seconda, che i valori e le istituzioni occidentali possono sostenersi senza radicarsi nei principi morali cristiani. […]

Sminuire il passato cristiano dell’Occidente è talvolta fatto con le migliori intenzioni, col desiderio di promuovere una coesistenza pacifica in una società pluralista. Ma più di frequente è fatto per marginalizzare i cristiani e neutralizzare la testimonianza pubblica della Chiesa.

La Chiesa ha il dovere di denunciare e combattere questa bugia. Essere europei o americani è essere eredi di una profonda sintesi cristiana dell’arte e della filosofia greche, del diritto romano e della verità biblica. Questa sintesi ha dato origine all’umanesimo cristiano che anima l’intera società occidentale.

Su questo punto, possiamo citare lo studioso e pastore luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer. Egli scrisse queste parole nei mesi che hanno preceduto il suo arresto da parte della Gestapo nel 1943: “L’unità dell’Occidente non è un’idea ma una realtà storica, di cui l’unico fondamento è Cristo”.

Le nostre società in Occidente sono cristiane per nascita e la loro sopravvivenza dipende dalla persistenza dei valori cristiani. I nostri principi maggiori e le istituzioni politiche sono fondate, in larga misura, sulla morale del Vangelo e sulla visione cristiana dell’uomo e del potere. Noi stiamo parlando qui non solo di teologia cristiana o di idee religiose. Stiamo parlando dei capisaldi delle nostre società: governi rappresentativi e separazione dei poteri; libertà di religione e di coscienza; e soprattutto dignità della persona umana.

Questa verità riguardo all’essenziale unità dell’Occidente ha un corollario, che Bonhoeffer ha indicato: togliere Cristo è rimuovere il solo fondamento affidabile per i nostri valori, istituzioni e modi di vita.

Questo significa che non possiamo fare a meno della nostra storia per qualche superficiale preoccupazione di non offendere i nostri vicini non cristiani. Nonostante le chiacchiere dei “nuovi atei” non c’è alcun rischio che il cristianesimo sia imposto a forza a qualche popolo, in Occidente. I soli “stati confessionali” nel mondo di oggi sono quelli retti da islamisti o da dittature atee: regimi che respingono la credenza dell’Occidente cristiano nei diritti individuali e nel bilanciamento dei poteri.

Vorrei osservare che la difesa degli ideali occidentali è la sola protezione che noi e i nostri vicini hanno contro la caduta in nuove forme di repressione, siano esse per  le mani dell’islam estremista o di tecnocrati laicisti.

Ma l’indifferenza per il nostro passato cristiano contribuisce all’indifferenza per la difesa dei nostri valori e istituzioni nel presente. E questo mi conduce alla seconda grossa menzogna secondo la quale oggi viviamo: la menzogna che non esiste alcuna verità immutabile.

Il relativismo è oggi la religione civile e la filosofia pubblica dell’Occidente. Di nuovo, gli argomenti portati a sostegno di questo punto di vista possono sembrare persuasivi. Dato il pluralismo del mondo moderno, può apparire sensato che la società voglia affermare che nessun individuo o gruppo abbia il monopolio della verità; che ciò che una singola persona considera buono e desiderabile non lo sia per un altro; e che tutte le culture e le religioni debbano essere rispettate come ugualmente valide.

In pratica, tuttavia, constatiamo che senza una credenza in principi morali stabili e in verità trascendenti le nostre istituzioni politiche e i linguaggi diventano strumenti al servizio di una nuova barbarie. Nel nome della tolleranza arriviamo a tollerare la più crudele delle intolleranze; il rispetto per altre culture arriva a imporre il disprezzo per la nostra; l’insegnamento del “vivi e lascia vivere” giustifica il vivere dei forti a spese dei deboli.

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Questa diagnosi ci aiuta a capire una delle fondamentali ingiustizie in Occidente oggi: il crimine dell’aborto.

So che la licenza di aborto è materia di legge in quasi tutte le nazioni dell’Occidente. In alcuni casi, questa licenza riflette la volontà della maggioranza ed è sancita da strumenti legali e democratici. E sono consapevole che molti, anche dentro la Chiesa, trovano strano che noi cattolici in America continuiamo a porre la santità della vita prenatale così al centro del nostro spazio pubblico.

Consentitemi di dirvi perché io credo che l’aborto sia la questione cruciale del nostro tempo.

Primo, perché anche l’aborto riguarda il vivere nella verità. Il diritto alla vita è il fondamento di ogni altro diritto umano. Se questo diritto non è inviolabile, nessun altro diritto può essere garantito.

O per dirlo più chiaramente: l’omicidio è omicidio, non importa quanto sia piccola la vittima.

C’è qui un’altra verità che molte persone nella Chiesa non tengono bene in considerazione: la difesa del neonato e della vita prenatale è un elemento centrale dell’identità cattolica fin dal tempo degli apostoli. […]

Lo provano i più antichi documenti della storia della Chiesa. Ai giorni nostri – quando la santità della vita è minacciata non solo da aborto, infanticidio ed eutanasia, ma anche dalla ricerca sugli embrioni e dalle tentazioni eugenetiche di eliminare i debole, i disabili e i vecchi infermi – questo aspetto dell’identità cattolica diventa ancor più vitale per il nostro essere discepoli.

Il motivo per cui cito l’aborto è questo: la sua diffusa accettazione nell’Occidente ci mostra che senza un fondamento in Dio o in una verità altissima le nostre istituzioni democratiche possono tramutarsi con grande facilità in armi contro la nostra stessa dignità umana.
 
I valori a noi più cari non possono essere difesi dalla sola ragione, o semplicemente da se stessi. Non hanno nessuna auto-sostenibilità o giustificazione “interna”.

Non c’è nessuna logica intrinseca o ragione utilitaria per cui la società debba rispettare i diritti della persona umana. Vi sono ancor meno ragioni per riconoscere i diritti di coloro le cui vite impongono fardelli su altri, come nel caso dei bambini nel grembo, dei malati terminali, o dei disabili fisici o mentali.

Se i diritti umani non vengono da Dio, allora dipendono da convenzioni arbitrarie  tra uomini e donne. Lo stato esiste per difendere i diritti di uomini e donne e promuoverne l’espressione. Lo stato non può mai essere fonte di questi diritti. Quando lo stato attribuisce a sé questo potere, anche una democrazia può diventare totalitaria.

Che cos’è l’aborto legalizzato se non una forma di sostanziale violenza che si ammanta di democrazia? Alla volontà di potenza del forte è data la forza della legge per uccidere il debole.

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Ecco in che direzione si muove oggi l’Occidente. […] Negli anni Sessanta, Richard Weaver, uno studioso e filosofo sociale americano, scrisse: “Sono assolutamente convinto che il relativismo deve alla fine portare a un dominio della forza”.

Aveva ragione. C’è una sorta di “logica interna” che porta il relativismo alla repressione. Questo spiega il paradosso di come le società occidentali possono predicare tolleranza e rispetto delle diversità mentre aggressivamente demoliscono e penalizzano la vita cattolica. Il dogma della tolleranza non tollera la convinzione della Chiesa che alcune idee e comportamenti non devono essere tollerati poiché ci disumanizzano. Il dogma che tutte le verità sono relative non può consentire il pensiero che alcune verità possano non esserlo.

Le convinzioni cattoliche che più profondamente irritano le ortodossie dell’Occidente sono quelle concernenti l’aborto, la sessualità e il matrimonio tra un uomo e una donna. Questo non è un caso. Queste convinzioni cristiane dicono la verità circa la fertilità, il significato e il destino dell’uomo.

Queste verità sono sovversive in un mondo che vuole che crediamo che Dio non è necessario e che la vita umana non ha alcuna natura o fine intrinseco. Quindi la Chiesa deve essere punita poiché, a dispetto di tutti i peccati e le debolezze del suo popolo, essa è ancora la sposa di Gesù Cristo; è ancora una sorgente di bellezza, di significato e di speranza che rifiuta di morire; è insomma la più irriducibile e pericolosa eretica del nuovo ordine del mondo. […]

Non possiamo e non dobbiamo abbandonare il duro lavoro di un dialogo onesto. Lungi da ciò. La Chiesa ha sempre bisogno di cercare amicizie, aree di consenso e vie per portare argomenti positivi e ragionati nello spazio pubblico. Ma è assurdo aspettarsi gratitudine o anche rispetto dalle leadership culturali e politiche che dominano oggi. L’imprudenza ingenua non è una virtù evangelica.

La tentazione in ogni età della Chiesa è di cercare di mettersi d’accordo con Cesare. Ed è verissimo: la Scrittura ci dice di rispettare e pregare per i nostri governanti. Dobbiamo avere un robusto amore per il paese che chiamiamo patria. Ma non possiamo mai dare a Cesare ciò che è di Dio. Per prima cosa dobbiamo obbedire a Dio; gli obblighi dell’autorità politica vengono sempre come secondi. […]

Viviamo in un tempo in cui la Chiesa è chiamata a essere una comunità credente di resistenza. Dobbiamo chiamare le cose con i loro veri nomi. Dobbiamo combattere i mali che vediamo. E cosa più importante, dobbiamo non illudere noi stessi con l’idea che mettendoci d’accordo con le voci del laicismo e della scristianizzazione possiamo in qualche modo mitigare o cambiare le cose. Solo la verità può far l’uomo libero. Dobbiamo essere apostoli di Gesù Cristo e della Verità che egli incarna.

ROMA, 25 agosto 2010 – Spisske Podhradie è una località campestre della Slovacchia dominata dalle rovine di un castello (nella foto). Qui, ieri, nel cuore geografico dell’Europa, un arcivescovo è giunto dagli Stati Uniti per spiegare che tanto nel Vecchio Continente quanto nel Nuovo la Chiesa cattolica ha oggi una grande battaglia da combattere. Una battaglia “di resistenza”, l’ha definita. Ma soprattutto “di verità”.

L’arcivescovo si chiama Charles J. Chaput. La sua diocesi è quella di Denver. Assieme al cardinale di Chicago e presidente della conferenza episcopale Francis George, all’arcivescovo di New York Timothy Dolan, all’arcivescovo di Los Angeles José H. Gómez e ad alcuni altri, è all’avanguardia di quelle decine di vescovi che impersonano il nuovo corso dell’episcopato americano.

Rispetto al passato, la svolta rappresentata dal nuovo corso della Chiesa degli Stati Uniti consiste, sul terreno politico, nell’abbandono della “dottrina Kennedy”, la dottrina cioè di una rigida separazione tra Chiesa e Stato il cui effetto – secondo i suoi critici – è la privatizzazione del credo religioso nel chiuso delle coscienze e la sua eliminazione dallo spazio pubblico.

Non a caso, è stato proprio l’arcivescovo Chaput a sottoporre a dura critica la “dottrina Kennedy”, con un discorso tenuto il 1 marzo di quest’anno a Houston, nella stessa città in cui cinquant’anni prima l’allora candidato presidente aveva esposto la sua visione del ruolo dei cattolici nella politica americana.

> La dottrina del cattolico Kennedy? Da dimenticare (2.3.2010)

Rilanciata in più lingue da www.chiesa, la critica di Chaput alla “dottrina Kennedy” ha suscitato un botta e risposta tra l’arcivescovo di Denver e un rinomato studioso di scienza della politica, il professor Luca Diotallevi, consulente della conferenza episcopale italiana: un botta e risposta anch’esso puntualmente documentato da www.chiesa,

> Salvate il cattolico Kennedy. Una replica a monsignor Chaput (11.4.2010)

> Caso Kennedy. Il vescovo boccia il professore (21.4.2010)

VIVERE NELLA VERITÀultima modifica: 2010-08-25T20:49:49+02:00da borgosotto
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