In diocesi: Chiara, la luce nella sofferenza

di Laura Badaracchi

«È sorprendente questa testimonianza di fede e di fortezza da parte di una giovane di oggi: colpisce, determina molte persone a cambiare vita, ne abbiamo testimonianza quasi quotidiana»: così monsignor Livio Maritano, già vescovo di Acqui, spiega l’avvio del processo di beatificazione di Chiara Badano, che aveva conosciuto personalmente. E la diciottenne, scomparsa nel 1990 per un osteosarcoma, sarà proclamata beata sabato 25 settembre alle ore 16 presso il santuario della Madonna del Divino Amore, durante una solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi; sono attesi migliaia di partecipanti da oltre 40 Paesi.

«Mentre la società ci porta ad allontanarci da tutto ciò che è sofferenza e disagio, Chiara Luce ci insegna ad abbracciare le difficoltà», confida Paolo, uno dei ragazzi che sarà presente al rito. E lo stesso giorno, alle ore 21, l’Aula Paolo VI in Vaticano ospiterà una festa dal titolo “Chiara Luce Badano. Life Love Light”, per raccontare la vita della giovane con il linguaggio del teatro e della musica; piazza San Pietro sarà collegata tramite un maxischermo. Domenica 26 sarà il cardinale Tarcisio Bertone a presiedere alle 10.30 una Messa di ringraziamento presso la basilica di San Paolo fuori le Mura; grazie a un collegamento, i fedeli potranno pregare l’Angelus con il Papa.

Ma chi era questa ragazza piena di voglia di vivere, che colpisce proprio per la sua «normalità» ritmata da studio e amici, sport e gite, preghiera e servizio tra i piccoli? Figlia unica – attesa per 11 anni da papà Ruggero e mamma Maria Teresa –, nasce il 29 ottobre 1971 a Sassello, in provincia di Savona. A 9 anni incontra il movimento dei Focolari, partecipando con i genitori al Family Fest, una manifestazione nazionale a Roma; decide quindi di aderire ai Gen (Generazione nuova). «Abbiamo capito subito che Chiara non era solo figlia nostra, ma prima di tutto figlia di Dio», afferma convinta la mamma, ricordando che la ragazza a 12 anni aveva compreso che poteva trovare Gesù «nei lontani, negli atei», sentendosi chiamata ad «amarli in modo specialissimo, senza interesse».

Trasferitasi a Savona con la famiglia, l’adolescente frequenta il liceo classico. Ha 17 anni quando, durante una partita a tennis, avverte un dolore acuto alla spalla; saputo di avere un tumore alle ossa, dice a sua madre dopo aver pregato: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io». Il suo medico curante, lontano dalla fede, dirà: «Da quando l’ho conosciuta qualcosa è cambiato dentro di me. Qui c’è coerenza, qui del cristianesimo tutto mi quadra». La sua stanza d’ospedale e la sua cameretta a casa si trasformano in luoghi di annuncio; purtroppo interventi e chemioterapie non portano miglioramenti. Lei, sapendo di morire, vuole che il suo funerale sia un momento di risurrezione e lo prepara nei dettagli. Si spegne con un sorriso all’alba del 7 ottobre 1990. Rispecchiando il nome che le aveva attribuito qualche mese prima Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari: «Il tuo viso così luminoso dice il tuo amore per Gesù… “Chiara Luce” è il nome che ho pensato per te. È la luce di Dio che vince il mondo». Parole autentiche, non metafore: Chiara donerà le sue cornee e continuerà a donare luminosità.

Nel dicembre 2009 è riconosciuto il miracolo di guarigione, avvenuto a Trieste, di un ragazzo affetto da una gravissima forma di meningite fulminante. A lei, che sognava di diventare pediatra e di partire per l’Africa, è stato intitolato un progetto di sviluppo in Bénin: un dispensario già in funzione, due case-famiglia e una cappella, la prima al mondo che le è stata dedicata.

23 settembre 2010, http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=6320

In diocesi: Chiara, la luce nella sofferenzaultima modifica: 2010-09-26T10:07:54+02:00da borgosotto
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