Cosi don Tonino Bello pregava Maria SS.ma, pensando alla morte:

“Quando giungerà anche per noi l’ultima ora,
e il sole si spegnerà sui barlumi del crepuscolo,
mettiti accanto a noi perché possiamo affrontare la morte.
E un’esperienza che hai fatto con Gesù,
quando il sole si eclissò e si fece gran buio sulla terra.
Questa esperienza ripetila con noi.
Piantati sotto la nostra croce, sorvegliaci nell’ora delle tenebre,
Infondici nell’anima affaticata la dolcezza del sonno.
Se tu ci darai una mano, non avremo più paura di lei…
Anzi l’ultimo istante della nostra vita
lo sperimenteremo come l’ingresso nella cattedrale della luce
al termine di un lungo pellegrinaggio, con la fiaccola accesa.
Giunti sul sagrato, dopo averla spenta, deporremo la fiaccola.
Non avremo più bisogno della luce della fede, che ha illuminato il cammino. Oramai saranno gli splendori del tempio
ad allargare di felicità le nostre pupille”.

E vorrei ancora aggiungere una breve riflessione di Paolo VI sui defunti:

“Vi invitiamo oggi ad uscire con la memoria dal mondo dei vivi ed a fare, come è costume in questo mese, una visita al mondo dei nostri cari defunti, a tutta l’umanità trapassata dalla scena del tempo a quella dell’esistenza fuori del tempo. Visitando i cimiteri ci fa riflettere alla inesorabile caducità della vita presente; ed è questa una formidabile lezione anche se l’effetto pratico può essere ambiguo, stimolando in chi non riflette un’ansia maggiore di vivere la vita presente, ma crescendo invece nei credenti la sapienza per il buon uso di ogni valore, del tempo durante la nostra effimera attuale giornata terrena. É una scuola di alta filosofia questa sosta sui sepolcri umani.

Anche per due altre ragioni: per compiere un dovere di memoria e di riconoscenza verso chi ci ha lasciato un’eredità, quella della vita specialmente, e poi tante altre, dell’amicizia, della cultura, del sacrificio forse. Dimenticare non è umano, non è saggio.

L’altra ragione perché la memoria dei defunti non è soltanto una rimembranza, è una celebrazione della loro sopravvivenza, dell’immortalità della loro anima, anche se tanto velata di mistero; è un contatto con una comunione viva e commovente con coloro i quali ‘ci hanno preceduti con il segno della fede e dormono il sonno della pace’.

In Cristo poi li possiamo in qualche modo raggiungere, i nostri morti, che in Lui sono vivi. In Cristo continua la CIRCOLAZIONE DELL’AMORE. La nostra vita ‘ecco, io vi dico un mistero’ (S. Paolo ai Corinti) riprenderà. Ora si trova in una fase di dissociazione che disintegra il corpo, e lascia superstite l’anima, ma questa è priva dello strumento naturale per le sue facoltà normali. Un giorno, se qui siamo inseriti in Cristo, il nostro corpo risorgerà, ricomposto, perfetto e felice. Non è vano pensare così: è vero, è pio, è consolante. Lo sguardo del passato si volge al futuro, verso l’aurora del ritorno di Cristo. Per questo riflettiamo e preghiamo per i nostri defunti e, ricordando ciò che ci attende, preghiamo per noi vivi”.

Cosi don Tonino Bello pregava Maria SS.ma, pensando alla morte:ultima modifica: 2010-10-31T09:18:16+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento