Il battesimo di Gesù nell’anno XVI di Tiberio

di Ruggero Sangalli, 8.1.11

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Gesù aveva circa trent’anni (Lc 3,23) quando iniziò il suo ministero. L’età di trent’anni era significativa: dal libro dei Numeri (4,1-4) risulta che fosse quella per essere protagonisti dei servizi religiosi: «Fate il censimento dei figli di Keat, tra i figli di Levi, secondo le loro famiglie e secondo i loro casati paterni, dall’età di trent’anni fino all’età di cinquant’anni, di quanti fanno parte di una schiera e prestano la loro opera nella tenda del convegno…».

A Giovanni il battista la Parola di Dio fu rivolta a quell’età, nel XV anno di Tiberio, dunque tra il mese di settembre del 28 d.C. e del 29 d.C., anno 3789 del calendario ebraico. Giovanni era maggiore di età di Gesù di più di 5 mesi (Gesù fu concepito in Maria nel sesto mese di Elisabetta). Considerando che Gesù nacque alla fine del nostro 2 a.C. (per Ireneo, Origene e Tertulliano nel 41° anno di Augusto; per Clemente Alessandrino, Tertulliano ed Origene 15 anni prima della morte di Augusto; per Tertulliano ed Eusebio 28 anni dopo la morte di Cleopatra), i 30 anni di Giovanni furono all’inizio dell’estate del 29 d.C. e quelli di Gesù alla fine di quell’anno, già entrati nel XVI anno di Tiberio.

Il battesimo di Gesù avvenne qualche mese dopo: l’episodio è presente in tutti i Vangeli (Gv 1,29; Mt 3,13; Lc 3,21; Mc 1,9). È logico collocare il battesimo già nell’anno 30 d.C: ci volle qualche tempo perché Giovanni diventasse “famoso” e folle di penitenti accorressero a lui. I primi discepoli di Gesù erano in realtà dei discepoli del Battista (Gv 1,35-37) e seguirono il Nazareno in ragione della fiducia che nutrivano nel suo precursore. Il battesimo di Giovanni era di “penitenza” (Gesù si fa penitente con gli uomini) e non ancora “di morte e resurrezione” (un sacramento). L’immersione a cui si sottopone Gesù nel Giordano è un lavacro: il battesimo in Spirito santo e fuoco verrà a prezzo della Sua morte e resurrezione. Non è lo stesso battesimo, ma è lo stesso Padre ad inviare Giovanni e Gesù, il primo come precursore del Figlio; così la nascita di Giovanni da Elisabetta precede quella di Gesù da Maria. La voce dal cielo conferma: «Questi è il mio figlio diletto».

Chi sia davvero Gesù, Giovanni lo dice (Gv 1,19-34) sminuendo se stesso: «in mezzo a voi sta uno che non conoscete, uno che viene dopo di me, a cui non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali». Quando Giovanni vide Gesù, capì che era proprio lui: «ecco l’agnello di Dio…». Lo ripetiamo ancora in ogni santa Messa. Il Battista vide una “specie” di colomba (un qualcosa di volante, somigliante alla colomba) scendere e posarsi su Gesù. Attesta: «Colui che mi aveva mandato a battezzare nelle acque mi disse: quello su cui vedrai scendere e posarsi lo spirito è colui che battezza in Spirito Santo». Scendere e posarsi: non un qualcosa di fraintendibile, ma una cosa ben precisa e circostanziata; e non una qualsiasi colomba, ma lo Spirito Santo, «a guisa di colomba»...

L’attesa di popolo che circondava il Battista si spiega con la profezia di Daniele (le settanta settimane di anni). Per alcuni era intesa iniziare con il decreto di Artaserse (nel suo settimo anno) che portò Esdra (Esd 7,7) nel nisan del 458 a.C. a partire autorizzato dal re alla volta di Gerusalemme. Non l’unica interpretazione possibile, ma una candidatura assai solida. Nel 30 d.C. (l’anno zero non esiste)  si compiva il 487° anno, nel mezzo dell’ultima “settimana”. Gesù vivrà “l’ora” nel nisan del 33 d.C., giusto allo scadere del 490° anno!

 

Gesù subito dopo il battesimo si ritira nel deserto (Mt 4; Lc 4; Mc 1,12): considerando il profondo rispetto per le usanze del proprio popolo, questo ritiro ben si attaglia alla festa dello yom kippur, entrando nel 3791 ebraico. Ancora Gesù è defilato, quasi “privato”. Ben più “protagonista” continua a essere Giovanni il battista. Il particolare descritto in Gv 1,35 è molto interessante: il giovane evangelista è uno dei testimoni dell’episodio, consolidando il valore anche storico del quarto vangelo, l’unico a descrivere questo periodo della vita di Gesù, all’inizio della sua vita pubblica, ma in un’epoca in cui «non è ancora la sua ora» (Gv 2,1: le nozze di Cana). Giovanni l’evangelista fu testimone di prima mano: infatti il giorno dopo, all’ora decima (le sedici), il discepolo prediletto iniziò la sua sequela che lo portò con Maria a restare ai piedi della croce e con la Madre a non dubitare della resurrezione…

 

All’epoca del battesimo e dei mesi successivi, i discepoli di Gesù non erano ancora stabilmente con lui, e non erano nemmeno ancora dodici. Tuttavia i primi discepoli galilei, tra i quali Giovanni, hanno modo di presenziare all’episodio di Cana, che è ricordato a ridosso di una pasqua ebraica (Gv 2,13), logicamente quella di fine marzo del 31 d.C., con la prima cacciata dei mercanti dal tempio. Gesù all’epoca ha da poco compiuto 31 anni. Il Battista è ancora libero (Gv 3,24). In Giovanni c’è il capitolo 4: Gesù e la samaritana (4,1) con l’annotazione dei campi che già biondeggiano (aprile: quattro mesi dalla mietitura), e poi il secondo miracolo di Cana. Quello di Giovanni è un vangelo fortemente storico…

 

C’è stato un momento in cui anche i discepoli di Gesù (Gv 3,25) iniziano a battezzare, come stava facendo Giovanni. Nei vangeli sinottici l’inizio della predicazione pubblica di Gesù coincide proprio con l’uscita di scena del Battista, conseguente al suo arresto ad opera di Erode Antipa, tetrarca di Galilea. Siamo nella seconda metà del 31 d.C.

 

In Luca 4 c’è il discorso inaugurale di Nazaret, con temi e toni da anno giubilare, collocabile attorno al capodanno ebraico, 1 tishri: Gesù ora si palesa senza remore. Da qui inizia il racconto dei sinottici, dopo che Matteo-Levi è diventato uno dei dodici e che Pietro e gli altri pescatori hanno abbandonato le barche, per pescare uomini insieme al Maestro.

Il battesimo di Gesù nell’anno XVI di Tiberioultima modifica: 2011-01-08T15:45:58+01:00da borgosotto
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