Don Lorenzo Milani

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Esattamente 45 anni fa, il 15 febbraio 1966, don Lorenzo Milani, priore di Barbiana in quel del Mugello (Firenze), veniva assolto dal Tribunale di Roma dall’accusa di apologia di reato per avere sostenuto l’obiezione di coscienza al servizio militare. Un’occasione per ritornare sulla sua visione della storia (anche coloniale) d’Italia.
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Don Lorenzo Milaniultima modifica: 2011-02-18T18:07:10+01:00da borgosotto
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5 pensieri su “Don Lorenzo Milani

  1. Anche Don Lorenzo Milani aveva i suoi limiti. Pensava che quando la classe operaia e contadina fosse andata al potere il problema delle tangenti e della corruzione legata agli appalti della P.A. si sarebbe in gran parte risolto da sé. Il più importante problema era dunque, per lui, dare un’istruzione ai proletari. Ma forse era arrivato a questa conclusione anche per ragioni affettive verso i suoi ragazzi. Il Milani era una chioccia che avrebbe dato la vita per i suoi pulcini.
    Sulle tangenti e la corruzione, dopo che io in più occasioni mi ero sfogato con lui a Barbiana, mi fece fare anche un intervento, in cattedra, davanti ai suoi ragazzi sull’appalto delle Imposte di Consumo, o Dazio, a Firenze. Io, seguendo la delibera consiliare dell’Amministrazione di Giorgio La Pira del 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C, avevo intrapreso una dura lotta per togliere gli appalti e andare in gestione diretta del servizio di accertamento e riscossione. Mi dava una mano il mio amico mons. Enrico Bartoletti. Allora a Firenze le Imposte di Consumo (attuale I.V.A. sulla cessione di beni) erano in appalto alla Società Trezza, S.p.A. con sede a Verona. La Trezza aveva però in appalto tali imposte anche al Comune di Palermo: nella Palermo dei cugini Salvo e di Vito Ciancimino. Capirete che musica!!! Don Milani condivideva in teoria il principio che io difendevo ma se ne stava alla larga. Se oggi abbiamo l’IVA non appaltabile, invece che l’ICO appaltabile come volevano gli appaltatori (INGIC, SARI, CREMONINI, e a Roma BOURSIER, ecc) in occasione della Riforma Tributaria del 1/1/1973, si deve soprattutto a questa delibera di LA PIRA, all’intervento di mons. Bartoletti e credo anche di Aldo Moro. Tuttavia non giovò alla tranquillità di La Pira, del Bartoletti, di Moro e forse anche di Paolo VI, aver impedito questo illecito arricchimento facendo approvare l’IVA (Si confronti riunione dell’ANCI a Viareggio nella seconda metà del 1972). Di me dico solo che “me ne frego”, anche se è un motto fascista inviso a don Milani. Per rendersi conto dell’ “Antifona”, del “vento” preoccupante per le istituzioni repubblicane che anche allora tirava partendo dal DAZIO, si veda l’originale del ricorso di La Pira datato 16/01/1965 da me pubblicato su Facebook a: “Foto” di Giovangualberto Ceri. Come minimo, prima del peggio, ti ISOLAVANO: e La Pira, il Bartoletti, Moro e Paolo VI ritengo, come minimo, che siano stati lasciati soli. Il Bartoletti in particolare anche per il suo Convegno dal titolo, “MALI DI ROMA”. Riguardo al problema della corruzione affidarsi ad andare a votare come diceva don Milani sarebbe stato come impugnare un “fucile” interessante, ma scarico. Questo perché si aveva l’impressione che, ai vertici, una parte di tutti i partiti che sedevano in parlamento fosse un po’ coinvolta dalla corruzione. Per questo si arrivò ai movimenti extraparlamentari. A me, che ero dell’Esecutivo Giovanile della D.C. e Consigliere Comunale, Don Milani mi disse con passione, per rimediare!, di VOTARE SOCIALISTA: cosa che feci subito anche poi non rinnovando più, quale necessaria conseguenza, la mia tessera della D.C. (1966). E non la rinnovai nemmeno quando, qualche anno dopo, l’On.le Forlani mandò a casa mia per convincermi due importanti suoi rappresentati.
    Don Milani mostrò inoltre i suoi limiti coscienziali anche quando mandò a mons. Enrico Bartoletti le due lettere datate 10/09/1958 e 1/10/1958 i cui effetti negativi, dopo la loro pubblicazione avvenuta nel 1994, credo furono evitati proprio in seguito alla mia telefonata, a Sommaia, all’amico don Alessandro Campani ancor vivo. Tale lettera il Milani, per me, se la sarebbe dovuta proprio risparmiare. Cfr. FOTO: ILARIA DEL CARRETTO: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
    F.to Giovangualberto Ceri.

  2. Giovangualberto Ceri

    “Dante e La politica oggi”
    Lettera Aperta.

    – Al Signor Sindaco del Comune di Firenze Matteo Renzi – Palazzo Vecchio.

    – E p.c. ad altri, e all’On.le “The Nobel Foundation” – Literature – Box 5232, SE – 102 45 Stockholm – Svezia.
    Firenze, oggi domenica 24 Giugno 2012 festa, ma non da sempre, di san Giovanni Battista patrono della città di Firenze: questo anche perché contro il volere del cielo, e di Dante (Inf., XIII, 143 – 150; Par., XVI, 46 – 48; Par., XIV, 103 – 108). Il problema già potrebbe essere dantesco, politico, ed attuale. Ma non fermiamoci qui.
    Premessa introduttiva.
    Monsignor ENRICO BARTOLETTI, il grande amico di papa PAOLO VI, “il Traghettatore della Chiesa in Italia dopo il Concilio Vaticano II”, in data 3 Giugno 1956, su sua inaspettata e sorprendente iniziativa volle regalarmi, con solenne dedica sul frontespizio il libro di ALFONSO GRATRY, “La sete e la sorgente” (Società Editrice Internazionale, Torino, 1949) profetizzandomi che, in vita mia, avrei fatto scoperte su Dante e sul suo medioevo paragonabili a quelle di HEINRICH SCHLIEMANN su Troia e la civiltà micenea. L’idea gli era venuta in mente il giorno prima, il 2 giugno, festa della Repubblica Italiana e giorno di nascita di Dante personaggio da me scoperto, appunto, successivamente proprio come lui mi aveva profetizzato. Superfluo ricordare che fino ad oggi, nonostante tutti i miei sforzi, nessuno ha progettato di unire la festa della nascita della Repubblica Italiana alla festa della nascita del Poeta della Patria, Dante. Ma potrebbe essere un sintomo dei nostri guai politico-culturali.
    Il Bartoletti credo abbia fatto anche ad altri delle rivelazioni sul loro futuro, ed anche a qualcuno di Lucca, per cui avendo detto io adesso di quella, tanto positiva, fatta a me penso di non passare per matto. Finalmente io ritengo di aver raggiunto quelle importanti verità che il Bartoletti mi aveva preannunciato: però, diversamente da Schliemann, non mi vengono riconosciute ed è questo è il punto, il primo motivo, che cercherò di spiegare, per cui scrivo questa lettera inviandola anche a Stoccolma. Voglio battere i piedi per farmi sentire, per chiedere aiuto, cioè un appoggio ai responsabili della cultura letteraria e della politica e, tutto ciò, lo faccio semplicemente perché ho ragione. La mia è su una questione importantissima e dunque coinvolgente lo sviluppo della nostra cultura e civiltà. Le mie scoperte, anche solo enumerandole, dovrebbero apparire al lettore, per quanto non specializzato, intuitivamente così chiare, ragionevoli e rivoluzionarie, affascinanti anche sotto il profilo della LITURGIA CRISTIANA, da sorprenderlo. E questa sorpresa non solo nel vedere che le varie UNIVERSITÀ DEGLI STUDI se ne lavano le mani, ma anche nel constatare che nemmeno nei SEMINARI DIOCESANI della nostra Chiesa cattolica c’è una mentalità aperta ad apprezzarle. Quasi che la possibilità di ridestare un interesse per la nostra SACRA LITURGIA CRISTIANA approfittando di quello grandissimo mostrato da Dante in base a queste mie scoperte, fosse un problema da buttare dalla finestra.
    Afferma Dante che la SACRA TEOLOGIA LITURGICA è così piena di tutta pace da non tollerare lite alcuna di argomentazioni (Convivio, II, XIV, 19; Convivio, II, XIII, 8). Essa cioè non tollererebbe, a questo suo più alto ed ultimo livello scientifico-medievale in cui si trova ubicata, di dover eventualmente sopportare la presenza, soprattutto, della SACRA TEOLOGIA RAZIONALISTA piena di argomentazioni logico-dialettiche stimolanti i distinguo e la disputa, per non dire incoraggianti una guerra di religione. Le guerre non possono essere fatte in presenza dell’ultima e più alta scienza, poiché assolutamente pacifica, e perciò essa sarebbe anche un antidoto per debellarle. E pensare che per tanto tempo, e cioè fino al momento in cui il caro professor CESARE VASOLI non indicò, per “Teologia” dantesca, il Vangelo, quando gli esegeti si trovavano d’avanti questo termine scientifico-medievale-dantesco di “Teologia”, per un malinteso omaggio alla teologia di san Tommaso d’Aquino, intesero proprio la sacra Teologia razionalista: ossia un atteggiamento della mente che mai avrebbe dovuto qualificare il decimo cielo Empireo, il domicilio che la Santissima Trinità, il Padre, il Bene, ha eletto per se stessa. E pensare che anche il CONCILIO VATICANO II già aveva visto nel possibile risveglio dei cristiani alla SACRA TEOLOGIA LITURGICA (Costituzione conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla sacra liturgia – 4 dicembre 1963) la strada maestra per uscire dallo stato spirituale ipotensivo, di stallo, in cui si trova da tempo la cristianità. La Teologia razionalista è anche idonea, per l’intenzione da cui è mossa, ad alimentare l’idea di una supremazia del cristianesimo rispetto altre religioni le quali perciò sono spinte ad uno scetticismo verso le nostre reiterate e discorsive dichiarazioni di pace. Se noi, dopo aver celebrato con un rito, con un inno e con un canto, le nostre feste liturgiche, dimostrassimo di venir fascinati anche dalla sacra Teologia liturgica delle altre religioni compresa quella pagano-classica proprio così come sapientemente insegna Dante, avremmo già fatto un grosso passo in avanti verso la pace, verso quell’ “Uomo planetario” alla idealizzazione razionale del quale, con tanto impegno anche politico, si era dedicato padre ERNESTO BALDUCCI.
    Dante dimostra, con spirito conciliare, di accogliere anche la liturgia pagana nel momento in cui accetta che il rito della sua “Sottomissione alla Grazia divina” venga indicato da un pagano, suicida e favorevole al divorzio coniugale, Catone l’Uticense, e celebrato poi da un altro pagano e famoso saggio, Virgilio (Pur., I – GIOVANGUALBERTO CERI, “L’astrologia in Dante e la datazione del “viaggio” dantesco”, nella rivista “L’Alighieri” di Ravenna diretta da Aldo Vallone – n. 15 – gennaio – giugno 2000, Angelo Longo Editore, Ravenna, 2000, pp. da 27 – a 57). E il fatto che il cristianesimo possa riuscire a subordinare completamente ogni sua altra lodevole attività ed aspettativa, anche caritatevole, di pace e socialmente utile, all’intonazione di un inno e di un canto alla Divinità insieme alle altre religioni, è l’unica via empirico-intuitiva che può condurre alla pace interiore e nel mondo: in quanto tale via è immediatamente rivelatrice della presenza di una evidente e profonda intenzione orientata alla Comunione con tutti. Così la pensava anche padre GIOVANNI MARIA VANNUCCI (cfr. G. Vannucci, “Il libro della preghiera universale”, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1978). Il Balducci e il Vannucci, due toscani vissuti a Firenze che, per due strade diverse che andrebbero riunificate, cercarono di affermare il principio teologico-liturico-evangelico-dantiano della pace. La poesia del Nostro, se colta nella sua autentica realtà, ma questo potrà avvenire soltanto per convalida delle mie scoperte, a questo punto dobbiamo reputare che possa contribuire ancor oggi alla pace nel mondo e alla sua elevazione spirituale proprio per l’importanza che il Poeta riserva alla liturgia. Dunque quale ultima e più alta scienza, o superiore istanza, sia pur di carattere soggettivo ed intimo. Le conseguenze politiche in questo caso discenderebbero dall’alto, dal cielo.
    È di tutta evidenza che quella sacra Teologia liturgica che Dante sapientemente incoraggia per arrivare a por fine ad ogni lite e discussione dovrà oggi scoprire anche una nuova armonia poetico-musicale e sapienziale: per intendersi, sulla scia, per esempio, di quella inaugurata dal Maestro della Cappella Sistina, LORENZO PEROSI, nonché sulla scia anche delle raccomandazioni di THOMAS MERTON il quale così scriveva: “Il prevalere della cattiva arte cosidetta “sacra” costituisce un grave problema spirituale, paragonabile, per esempio, al problema dell’inquinamento dell’aria in alcuni nostri grandi centri industriali. Gradire la cattiva arte sacra e sentirsi da essa aiutati nella preghiera, può essere un sintomo di disordine spirituale, magari inconsapevole e del quale si potrebbe anche non essere personalmente responsabili . Il male è però qui, ed è contagioso!” (Thomas Merton, Problemi dello spirito, Milano, Garzanti, 1960, p. 185). E si tratta sempre di un volume consigliato dal fiorentino mons. Enrico Bartoletti (nato a Carraia, sulla strada per le Croci di Calenzano un tempo entro il territorio di Firenze, e cioè là dove andava a raggiungerlo spesso, quando il Bartoletti c’era, don LORENZO MILANI Priore della vicina parrocchia di San Donato).
    In Dante, per poter arrivare a stabilire quei giorni strategici, fondamentali, da lui indicati, come quello della festa odierna del 2 febbraio 2012 della presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna, in cui la solennità e specificità di ciascuna festa liturgica sarebbe esplicativa del senso da attribuire al fenomeno, o al personaggio, è però necessario avvalersi, a monte, dell’astronomia-astrologia di CLAUDIO TOLOMEO. Per la difficoltà e complessità della materia per quanto attiene alle nostre Università degli Studi, e per la sua peccaminosità per quanto riguarda gli insegnamenti impartiti nei Seminari Diocesani della nostra Chiesa cattolica (cfr. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, Divinazione e Magia – n. 2116 – Astrologia – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1992, p. 527), questa stessa materia astronomico-astrologico-tolemaica, così vicina alla liturgia tanto pagana che cristiana, appare però non essere ritenuta più degna, ormai dalla fine del XIII secolo, né di venire seriamente studiata, né adeguatamente padroneggiata, né, conseguentemente, di essere insegnata. Da qui l’impossibilità: da una parte di accedere al significato più profondo e fascinante dell’Opera dantesca e, dall’altra, di ridestare quella devozione liturgica verso la Divinità a partire dall’autentica poesia e filosofia del Nostro. Di questa attuale nostra insufficienza culturale sono intimamente convinto che il mio amico Monsignor ENRICO BARTOLETTI avrebbe avuto di che preoccuparsi e lamentarsi, ma è certissimo che lui avrebbe saputo fare anche qualcosa di concreto per vincerla. Del resto quando il 5 marzo 1976 venne stranamente a mancare, nemmeno papa Paolo VI, né il cardinale Antonio Poma di Bologna, né il Cardinale Carlo Maria Martini, eccetera, sapevano più bene a cosa dare la precedenza nella “pastorale” e, a mio avviso, abbiamo assistito, da quel momento in poi, ad una fase di stallo conciliare che dura tutt’ora. Io sono personalmente di questa opinione. Oggi ce lo direbbe Dante cosa fare e con l’appoggio del Bartoletti: bisognerà capire meglio il Poeta stesso attraverso quella Sacra Teologia Liturgica che lui ha messo nella sua Opera utilizzando l’astrologia tolemaica così come, originalmente, ho fatto io da tempo ed ho già, di principio, indicato (GIOVANGUALBERTO CERI, “L’astrologia in Dante e la datazione del “viaggio” dantesco”, nella rivista “L’Alighieri” di Ravenna diretta da Aldo Vallone – n. 15 – gennaio – giugno 2000, Angelo Longo Editore, Ravenna, 2000, pp. da 27 – a 57). Comunque la questione è anche politico-culturale per le ragioni che seguono. Io sono ritornato adesso sopra questo importantissimo tema sperando nell’attuale e giovane Sindaco di Firenze Matteo Renzi e, a tal fine, gentilmente Gli invio la lettera aperta che qui accludo: “aperta” per fare, ovviamente, il più rumore possibile. Io non faccio dei riassunti originali dell’Opera dantesca, non ri-racconto le tante storie che, sinteticamente, ricorda Dante magari un po’ approfondendole, né cerco di dire la mia, tutta soggettiva, su lui, sui suoi personaggi e sul medioevo. Io ho scientificamente indicato dei giorni e delle ore precise, degli angoli celesti esatti, oggettivi, dunque presenti fra i vari cieli, alcune longitudini planetarie facilmente invalidabili, se non corrispondessero a verità: e perciò il mio lavoro, o si invalida, o si accetta. Fino ad ora si è preferito, nella sostanza, ignorarlo: e per chi detiene il potere si tratta anche della strada più comoda e facile. Però, roba ignobile e da periodo buio.
    Fine della premessa introduttiva.
    Caro Matteo Renzi Sindaco di Firenze,
    scriveva CARTESIO: “Io, pur non disprezzando la gloria come fanno i Cinici, non tengo però in nessun conto di quella che soltanto con falsi titoli si può acquistare” (CARTESIO, Discorso sul metodo, Parte seconda – Con Introduzione di Eugenio Garin – Laterza, Bari, 1975, p.8). Se Lei la pensasse così e si percepisse che in tale modo la pensa, ebbene per me sarebbe da porsi al vertice del PD, ed anzi, arriverebbe a porsi in cima a tale piramide, ovviamente nell’interesse degli Italiani. Ma potrà la CULTURA in Italia, ivi compresa quella distribuita dalla nostra Pubblica Amministrazione, dalle varie Fondazioni, e dalle nostre Università Statali, andar d’accordo con questo epitaffio cartesiano? Io ho i miei dubbi da quando il caro Professor CESARE VASOLI, dopo aver ripetutamente parlato, con estrema convinzione, delle mie scoperte dantesche ad alcuni membri dell’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, ebbe poi a dirmi: “Ceri, io ne ho parlato all’Accademia ma, così facendo, si è fatto ancor più nemici di prima!”. Il Vasoli credo sia ancora vivo e Lei potrà controllare di persona se quello che le ho raccontato è vero. Ma se io ho una qualche importante verità da esibire, non essendo un Cinico, se al tempo stesso qualcuno delle Istituzioni mi desse una mano per farmela riconoscere, potrebbe fare arrivare anche me a gustare un po’ di gloria. Mi farebbe piacere, e poi sarebbe anche di stimolo al miglioramento della linea politico-.culturale di Firenze e dell’Italia. Ecco dunque evidenziato il motivo per cui le scrivo. C’è dunque una speranza che, dopo tanti Sindaci di Firenze che si sono alternati dal 1993 alla guida della città, ne sia finalmente arrivato uno che riabiliti “Cenerentola”, che sia orientato a porre queste verità dantesche, allorché dimostrate, al loro giusto posto? È infatti dalla domenica di Pasqua del 1993, da quando il quotidiano ‘LA NAZIONE’ di Firenze della Domenica 11 aprile 1993 (Notizia A.N.S.A. 16-APR-1993 – 15h.16’), pubblicò in prima pagina, e su cinque colonne, la notizia della mia scoperta del giorno di nascita di Dante personaggio corrispondente al martedì 2 giugno 1265, che sono in attesa che un qualche uomo politico con un importante incarico istituzionale richieda un rigoroso controllo di quello che io vado sostenendo.
    Caro Renzi,
    Lei è sindaco di Firenze e Dante era fiorentino. Si creerà dei nemici ma, politicamente in senso platonico, ed eticamente in senso cartesiano, se vuole avere successo deve mettere nella sua lista per la spesa anche di spendere qualcosa per le mie scoperte dantesche che, fra le altre cose, sono anche in grado di integrare l’idea che noi abbiamo di CALENDARIO STILE FIORENTINO. Ne esistono infatti due, ed uno è sconosciuto. I Fiorentini gliene sarebbero grati se arrivassero a poter essere certi di dovere aggiungere, a quello già comunemente noto, un altro: tanto più se indispensabile a fare chiarezza su diversi contenuti essenziali della Commedia. Dell’esistenza del secondo sconosciuto calendario rende testimonianza anche Giovanni Boccaccio. Dunque ne esiste uno semplicemente “stile fiorentino” che è generalmente noto, e un l’altro “stile antico fiorentino” che è stato invece ignorato (Cfr. GIOVANNI BOCCACCIO, “Esposizioni sopra la Comedia di Dante”, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). Dovrebbe essere venuto il momento di por fine a questa secolare dimenticanza foriera di molteplici inganni. Più in generale, se lei arrivasse a spendere qualcosa per il controllo delle mie scoperte dantesche, anche la soluzione di questo problema calendariale, che tanto testimonia della nobiltà e indipendenza della nostra città e delle sue origini siriache, diventerebbe automatica, di necessità. Lo spirito di Dante, che era fortemente impegnato anche nella realizzazione di una buona e indipendente politica dal Vaticano, per me gliene sarebbe grato: quindi per mezzo di tutto quello che lei, ed io, ci possiamo augurare di buono e vantaggioso. Invitando a luglio-agosto p.v. Roberto Benigni a Firenze a commentare Dante lei ha comunque fatto capire ai Fiorentini che ama la personalità e la vita del Poeta e che considera il valore poetico ed ontologico-spirituale dell’Opera del Nostro, utile all’attuale momento storico italiano. Però Benigni, mentre illustra meravigliosamente il Poeta e sa attualizzarlo in maniera stupefacente, non vuole, o non può, approfondirlo per quanto lo stesso Poeta necessiterebbe ed avrebbe desiderato al fine di essere colto nella sua più intima autenticità: insomma per le intenzioni che sorreggevano esistenzialmente la propria vita.
    Benigni è geniale, anche e peculiarmente nel descrivere Dante! Lei ha fatto bene ad invitarlo, lo ripeto. Ma si ha l’impressione che non sia poi anche un eroe. Vedrà che quando la prossima domenica 5 Agosto 2012, a Firenze, ROBERTO BENIGNI esporrà il ricordato canto XXI dell’Inferno (vv.112-114), mi auguro che anche Lei sia presente!, ignorerà quello che dice il Boccaccio sul controverso anno del ‘viaggio’. Comunque ritengo che non prenderà le sue difese e che perciò opterà per la Commedia da porsi nel 1300, e non nel 1301.
    La buona politica, a cui lei Caro Sindaco sembra interessato, per me non può essere raggiunta solo approfittando della propria genialità, della parola nuova, sorprendente, facile ed accattivante. Ci vuole anche un po’ di eroismo che è poi parente di quel coraggio esistenziale, tutto solitario, di cui Dante è maestro, sia per il disagio materiale e morale che lui seppe sopportare durante l’esilio, sia per le ragioni spirituali e morali che lo spinsero a non doverlo rifiutare (Convivio, I, III, 1 – 11). Nessuno è obbligato a fare l’eroe, e io non la ritengo un’offesa non esserlo. Però mirare politicamente tanto in alto partendo dalla sedia di Priore di Firenze, per dire che fu anche quella di Dante, o da quella di Sindaco di Firenze, per dire che fu anche quella di Giorgio La Pira (che ci rimise le penne per aver fatto la lotta contro la corruzione legata agli appalti del Dazio), ed anche di Mario Fabiani (che non cedette davanti ai nazi-fascisti), implicherebbe un qualcosa che assomigli tanto allo stesso Dante, che a La Pira, che a Fabiani e che io ritengo che lei possa trovare in se stesso, volendo. Ma potrei azzardare anche un altro paragone. Mi piacerebbe essere come il nostro Niccolò Machiavelli per avere speranza nel Principe.
    Rimango perciò a sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento dantesco, o dantiano, mentre enumero quelle mie scoperte che, per me, dovrebbero essere oggetto del suo interesse quale vivace ed aperto Sindaco di Firenze, e anche quale aspirante, credo, a futuro nocchiero di questa “serva Italia”. Nel nostro caso non più serva dello straniero quanto, sembra, appunto, di molte persone obsolete, se non incapaci, o corrotte. Insomma siamo di fronte ad una tempesta questa volta interna, invece che dovuta allo straniero.
    Queste mie scoperte, lo capirà anche lei, sono in grado di far tremare tutte le università del mondo. Non sono affatto matto! Ed ho già avuto dalla mia anche il Professor Giorgio Bàrberi Squarotti di Torino e il Professor Enzo Esposito de “La Sapienza” di Roma, oltre che il Professor Vasoli nonché, facendo la “Presentazione” al mio volume “Dante e l’Astrologia” (Loggia de’ Lanzi, Firenze, 1996), il Professor Francesco Adorno Presidente della nostra famosa Accademia “La Colombaria”: se tutto ciò potrà ulteriormente invogliarLa ad attivarsi. Troverà gran parte delle mie enormi fatiche pubblicate nei vari numeri della rivista, edita a Torino e diretta da RENZO GUERCI, “Sotto il velame” dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali la quale, il 26 dicembre 2003 già mandava i miei lavori a Stoccolma, al “Premio Nobel” in letteratura. Questa rivista è conservata, per essere consultata, anche dalla nostra “BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE”, a due passi da Palazzo Vecchio.
    Su “Dante e Dintorni”, in omaggio a quella CULTURA che vuole essere autentica anche al fine di riuscire a migliorare la nostra vita politica, mi piacerebbe che fosse visto il seguente DVD: TV CANALE 10, intervista di UMBERTO CECCHI a GIOVANGUALBERTO CERI (andata per la prima volta in onda il martedì 11/03/2008 alle 12h.00’) -, Google su YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
    DATE DA ME SCOPERTE CHE CORRISPONDONO AD IMPORTANTI FESTE LITURGICHE.
    Siccome per Dante la scienza più alta ed ultima è la sacra Teologia liturgica che lui pone nel decimo ed ultimo cielo, l’Empireo (Convivio, II, XIV, 19; Convivio, II, XIII, 8), ebbene, corrispondendo i giorni da lui indicati, e da me scoperti, sempre a importanti feste liturgiche, siamo indotti a pensare che egli abbia voluto coronare con quella che lui stesso ritiene la più alta scienza medievale i giorni, ridotti a simbolo, che gli sono cari: quelli decisivi, appunto, della propria vita. In relazione a queste date, la relativa festa liturgica di ciascuna le riempirà del suo proprio senso e valore. Questa emozionante avventura liturgica, che si svolge fra calcoli matematici e moto dei pianeti e delle Stelle Fisse in quanto il Nostro ha gloriosamente nascosto la cadenza dei suoi giorni ricorrendo all’astronomia-astrologia, non è però mai stata evidenziata dagli esegeti. La gravità di tale carenza nella comprensione della poesia di Dante è enorme ed emergerà evidente anche dalla meditazione del significato dei giorni simbolici che immediatamente enumero.

    1° giorno – SABATO 25/03/1301, FESTA DELL’ANNUNCIAZIONE A MARIA, giorno di inizio del viaggio della Commedia (Inf., I, 1; Inf. XX, 127-129; Inf., XXI, 112-114; Pur., I, 19-21; Pur., II, 94-102; Par., IX, 37-42 [ovviamente, qui, “centesimo anno” a partire da Cristo nato di domenica]; Par., XXI, 13-15), e giorno di inizio, a Firenze e per Dante, non solo dell’anno come fino ad oggi si è pensato, ma anche del XIV secolo ab incarnatione Domini. E già siamo di fronte ad una notizia di portata copernicana e che dovrebbe interessare i Fiorentini e il loro gentile ed attuale Sindaco. Il viaggio della Commedia inizia dunque il primo giorno del nuovo secolo a Firenze, il XIV ab Incarnatione, e per questo inizia il sabato 25/03/1301 del nostro computo storico, e il fenomeno non pare disdicevole!, e questo per così cominciare il sabato 25/03/1300 in base allo stile antico fiorentino. Può essere controllato che tre mesi esatti dopo a partire dal giorno in cui si sarebbe dovuto aprire il Giubileo Fiorentino a nativitate Domini, se Bonifacio VIII non lo avesse espressamente vietato con sua propria bolla, è un fatto oggettivo se pur tenuto nascosto (Cfr. CARD. BARONIUS AB ODORICO RAYNALDO, Annales Ecclesiastici, tomus XIIII, Jesu Christi Annus 1300, Bonif. VIII, PP. Annus 6 – “Summa gratia non bullata …” del 25 dicembre 1300 – I.W. Friessem, 1692, p. 540), anche Casella viene imbarcato alla foce del Tevere dall’Angelo nocchiero per essere condotto in Purgatorio (Casella – Pur., 94 – 102 ). La sapeva Lei, Sindaco, che Bonifacio VIII, nel giorno in cui chiuse il suo giubileo (il 25 dicembre 1300) vietò quello fiorentino, dunque sempre a Nativitate, se pur legato all’anno “ab incarnatione Domini”, e perciò allo stile antico fiorentino? Credo di no, e credo che non lo sappiano nemmeno i suoi Assessori. Potrebbe essere una notizia. Forse Dante non vuol sottostare al divieto del papa di celebrare un giubileo fiorentino e quindi deciderà di celebrarlo, per conto suo, con la Commedia? Tutto lascia intendere che le cose siano andate proprio in tale modo. Ma si tratta di una verità scomodissima, improduttiva soprattutto da portare avanti per un uomo politico alla ricerca di consensi nel mondo cattolico. Però, se si trattasse effettivamente della Verità…? Far uscire dai lacci in cui si trova imbrigliata da secoli questa verità e riuscire a sbandierarla al popolo fiorentino, al mondo, come faceva Giorgio La Pira per le sue idee, per me sarebbe abilitante.
    L’anno giubilare è quello che precede l’istante del 50° anno. È quello attraverso il quale, e cioè attraverso i suoi 365 giorni, si giunge, in fase montante e nobile, all’istante del compimento del cinquantesimo anno. Dunque: 49 anni + 1 anno (anno giubileo) = compimento dei 50 anni e chiusura del giubileo. Il computo è Kabalistico e pitagorico. Perciò: domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, più 1300 anni già trascorsi = 25 dicembre 1301 e fine del giubileo fiorentino a Nativitate, meno l’anno giubilare, uguale 25 dicembre 1300 del nostro computo storico e inizio del giubileo fiorentino. Tre mesi dopo, il sabato 25 marzo 1301, Casella verrà imbarcato dall’Angelo nocchiero alla foce del Tevere per raggiungere, via mare, la spiaggia antistante il Purgatorio, ed incontrare Dante il lunedì 27 marzo 1301: e anche su tale questione torna finalmente tutto perfettamente (Pur. II, 100 – 102)!!! Dante (cosa meravigliosa), nelle stesse ore del 25 marzo 1301 inizierà invece il viaggio della Commedia via terra, passando dal centro, e perciò analogamente a come il suo caro amico Casella ha fatto via mare. Nessun oltraggio (Pur., II, 94) è stato arrecato, evidentemente!, a Casella dall’Angelo nocchiero se si scopre che lo stesso Angelo l’ha fatto aspettare, dall’inizio del Giubileo fiorentino (25 dicembre 1300) al sabato 25 Marzo 1301, per solennemente imbarcarlo il giorno della festa dell’Annunciazione a Maria e apertura del XIV secolo a Firenze. Dov’è l’errore? Tutti zitti perché non esiste nel mentre, però, non si vogliono cambiare le cose. Questa mia scoperta potrà interessare l’attuale SINDACO DI FIRENZE e i FIORENTINI? Ma perché a Firenze il 25 marzo 1301 del nostro computo storico si apriva il XIV secolo “ab incarnatione Domini”, e non dunque si era aperto l’anno prima come comunemente si pensa?
    Per accertare tale realtà calendariale basta prendere per buona l’informazione fornita in chiusura della QUAESTIO DE AQUA ET DE TERRA, opera molto spesso attribuita a Dante, secondo la quale Cristo, e perciò da un punto di vista culturale e calendariale, sarebbe nato di DOMENICA come, sempre di domenica, è poi anche risorto. In tal caso il Suo giorno di Nascita simbolico e calendariale corrisponderebbe alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, non vi possono essere dubbi; quello della Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva dall’insediamento dei Consoli romani, in questo caso corrisponderebbe al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. Il giorno prima era, appunto, il venerdì 31 dicembre del 1° anno avanti Cristo. In base a questo computo calendariale Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° anno dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino adottato da Dante e della cui presenza riferiscono sia Giovanni Boccaccio come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO, notaio al servizio del Comune di Firenze: dunque con la sua attività in una stanza non distante da quella che occupa oggi il nostro Sindaco. Sarà un problema che potrà interessarlo? La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non c’è nulla da accertare ma solo da aprire gli occhi, contare sulle dita e prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo intero anno preciso: ma tali questioni sono quasi tutte quelle esistenti. Anzi, un consiglio, bisognerebbe prendere per buona norma che a Firenze, nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore come fino ad oggi gli esegeti hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da secoli in disuso e perciò nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo, a Firenze, iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno: perché per Dante, lo ripeto, e per l’antica e nobile cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata, questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300. Ed è in questo giorno liturgico, e perciò dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico, che può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia. Bello? Ma questa bellezza viene oscurata da un muro di omertà, o di incapacità, o di inidoneità.

    2° giorno – VENERDÌ SANTO 31/03/1301, ORE 12 – 15, FESTA DELLA MORTE DI CRISTO IN CROCE per l’Umanità e fine solenne, e liturgicamente più che eloquente e convincente, del viaggio della Commedia. Si legge infatti: “ quos pretioso sanguine redemisti” (TE DEUM, 22). E Dante fa il suo viaggio proprio al fine di partecipare a questa redenzione, di ottenerla. Non pare perciò privo di senso, o disdicevole, o banale, che egli faccia finire il suo viaggio in questo giorno e in queste ore.
    Non sappiamo se Dante abbia conosciuto Iacopone da Todi (1230 – 1306), però la sua Commedia termina proprio nel momento del STABAT MATER di Iacopone. “Stabat Mater dolorosa / Juxta crucem lacrimosa, / Dum pendebat Filius. / “ (c.1.), cioè alle 12h-15h del Venerdì Santo. Anche questa, Caro Sindaco, per me è poesia. Dante e Iacopone, guarda caso, hanno anche in comune la poca simpatia verso papa Bonifacio VIII. Bisogna che il VATICANO se ne faccia un’idea! Il viaggio della DIVINA COMMEDIA deve essere posto fuori dal periodo giubilare di Bonifacio VIII che andava dal 25/12/1299 al 24-25/12/1300 del nostro computo storico poiché: “UBI EST VERITAS DEUS IBI EST”. Credo che anche il Nostro Sommo Pontefice Joseph Ratzinger, che ha già risposto all’invio di queste mie scoperte analogamente al suo predecessore Karol Woytjla, entrambi impartendomi la Benedizione Apostolica da me richiesta, dovrà prima o poi prendere atto di questa verità liturgica. Dante insegna, anche politicamente, che una volta manifestata al Sommo Pontefice tutta la nostra dovuta e filiale devozione, non per questo dobbiamo rinunciare a chiedere il riconoscimento delle cose vere, delle verità oggettive.

    3° giorno – MARTEDÌ 2/6/1265, FESTA DEI SANTI MARTIRI MARCELLINO, PIETRO ED ERASMO e giorno di nascita di Dante personaggio (Par., XXII, 110 – 117). È sicurissimo che Dante si fa nascere in questo giorno poiché, fatti i calcoli, il suo Sole di nascita si trovava, allora, in congiunzione montante e nobile con tre stelle, da un punto di vista astrologico proprio “gloriose e di gran virtù” (Par., XXII, 112-113) come da lui indicato. Tali stelle corrispondono alla Polare (α Ursae Minoris) a 18°.20’ di longitudine, a quei tempi, nel segno dei Gemelli; alla Betelgeuse (α Orionis) a 18°.30’; e alla Menkalinam (β Aurigae) a 19°.40’. La congiunzione montante e nobile, corrispondente quasi ad un perfetto allineamento, del Sole di nascita del Poeta con queste tre stelle fa sì che il Sole stesso si trovi, necessariamente, a circa 18°.01’ nel segno dei Gemelli: un fenomeno che si dà esclusivamente il 2 Giugno: quindi è scientifico che egli sia nato in questo giorno (cfr. Profhacii Judaei Montispessulani Almanach perpetuum – ad fidem codicis Laurentiani PL. XVIII sin. N. I – TABULA SOLIS PRIMA p. 38 [20 verso] in cui è scritto che il Sole, alle 12h.00’ su Montpellier, si trovava a 17°.53’.17’’ nel segno dei Gemelli). Ma la sicurezza non si fonda soltanto sull’esattezza matematica dei calcoli. Vi è qualcosa in più di molto importante ed è il significato che emerge da questo dato, dall’avere centrato questo giorno.
    Inciso – Seguendo il dialogo del Poeta con BRUNETTO LATINI, optimus astrologus (Inf. XV, 49 – 60), si capisce anche che Dante vuol farci sapere di risultare nato anche alle 16h.39’ del 2 giugno 1265, e perciò con l’Ascendente a 2°.58’ nel segno dello Scorpione e quindi necessariamente con le “quattro stelle”,(Pur., I, 23) della Croce del Sud, guidate da Acrux (alfa di Crux che nel 1300 si trovava a 1°.37’ di longitudine nel segno dello Scorpione), a far da corona alla sua testa poiché l’Ascendente simboleggia la testa. Sarà la stessa Croce del sud ad illuminare anche la faccia di Catone l’Uticense suicida per amore della libertà (Pur., I, 71-72). La Croce del Sud (con α Crucis) è anche quel gruppo di quattro stelle che brillano, nella nostra Èra volgare, o cristiana, sopra il polo Sud e della città di Lucia (Convivio, III, 10 – 11), martire cristiana, analogamente a come la stella Polare (α Ursae Minoris) brilla sul polo Nord e della città di Maria: madre di Colui che, col versamento del suo prezioso sangue, ha redento l’umanità. Sappiamo che Dante è devoto a “tre donne benedette” (Inf., II, 124-126). A Maria e Beatrice e a Lucia: le tre donne che sono intervenute a salvarlo. Ebbene con soli otto endecasillabi (Par., XXII, 110-117) riguardanti la sua citata Carta natale egli riesce ad indicarci di essere inclinato, per destinazione astrologica di nascita, dalla Croce del sud (per congiunzione col suo l’Ascendente) dagli influssi della cittade di Lucia, e dalla Stella Polare (per congiunzione montante e nobile del suo Sole) dagli influssi della cittade di Maria. Lucia e Maria dominano, in base alle mie scoperte, l’ora, la Carta natale, o radicale, di nascita di Dante. E tutta questa meravigliosa architettura, di una precisione inimmaginabile, che forse supera addirittura quella della cupola del Duomo del Brunelleschi, e che per se stessa è alta poesia, io me la sarei inventata? Se avessi sbagliato i calcoli anche solo di dieci minuti di orologio qui saltava tutto!, Non si sarebbe afferrato nulla la sacra Teologia liturgica e di Lucia e Maria. Da sbellicarsi dalle risate!!!
    La liturgia di questo giorno 2 giugno sintetizza anche tutta la drammatica biografia di Dante. Si legge il 2 giugno, Festa dei Santi Martiri Marcellino, Pietro Ed Erasmo: Ego (la Divina Provvidenza) enim dabo vobis os (la parola ispirata) et sapientiam (quella sapienza che Dante inizia a coltivare leggendo Virgilio), cui non poterunt resistere et contraddicere omnes adversarii vestri (E si tratta anche di quegli esegeti che, scoperta la verità scomoda portata avanti da Dante, scientemente la ignorano). Trademini autem a parentibus, et fratribus, et cognatis, et amicis, et morte efficiente ex vobis (Ed anche Dante fu condannato a morte ad essere bruciato vivo: “igne comburatur sic quod moriatur” – MICHELE BARBI – Vita di Dante – Sansoni, Firemze, 1963, p. 19). E conclude la liturgia, “In patientia vestra possidebitis animas vestras”: e il Poeta di pazienza ne deve avere avuta veramente molta durante il suo esilio per cui noi, di fronte ad essa, dovremmo inchinarci ricordando quello che egli scrive. “Poi che fu piacere de li cittadini de la bellissima e famosissima figlia di Roma, Fiorenza, di gittarmi fuori del suo dolce seno … peregrino, quasi mendicando, sono andato per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende. … Veramente io sono stato legno sanza vela e sanza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal vento secco che vapora la dolorosa povertade” (Convivio, I, III, 4 – 5). Dunque questa data e festa liturgica di Dante, come tutte le date e le feste liturgiche che riguardano Beatrice compresa quella stessa della “gentile donna giovane e bella molto” simboleggiante la FILOSOFIA DI PITTAGORA e MORALE FILOSOFIA (Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, XV, 12; II, II, 1) spiegheranno, sintetizzandolo, il senso via, via da attribuire ai vari personaggi e avvenimenti.

    4° giorno – VENERDÌ 2/10/1265, FESTA DEI SANTI ANGELI CUSTODI (allora ad libitum perché rimessa di recente in vigore – nel sec. XIII – da san Bernardo di Chiaravalle, il più grande maestro di Dante) e giorno di nascita di Beatrice personaggio (Vita Nuova, II, 1-2) in cui la liturgia cristiana recita: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTAM Angelum meum, qui preceda te, et custodiat in via” (cfr. perfetta congruità con Inf. I, 1-3; e Inf. II, 52 – 108). Nasce Beatrice e già la liturgia la prenota, simbolicamente, come angelo custode di Dante. Sono i calcoli matematici che dicono questo.

    5° giorno – VENERDÌ 2/02/1274, FESTA DELLA PRESENTAZIONE DI GESÙ BAMBINO AL TEMPIO IN BRACCIO ALLA MADONNA e giorno in cui Beatrice appare a Dante per la prima volta (Vita Nuova, II, 1-2). Recita la liturgia di questo giorno: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTO Angelum meum et praeparabit viam ante faciem meam”. Dante vede per la prima volta Beatrice mentre sugli altari la liturgia recita che la Divina Provvidenza manda al fedele, in questo stesso giorno, un Angelo che gli preparerà la via per andare il Paradiso. Più poesia e congruità di questa vi potrebbe essere…? Però il chiarimento, la puntualizzazione, è rimasta inascoltata nonostante le mie numerose pubblicazioni e la notizia A.N.S.A. del 23 Settembre 1996 (ZOZC0008/FIR – YFI10015 delle ore 11h.16’) ripresa da molti giornali fra cui il prestigioso inserto culturale de “Il Sole 24 Ore” della Domenica 29 Settembre 1996 (p.28).

    6° giorno – VENERDÌ 26/12/1264, FESTA DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE e giorno di concepimento di Beatrice in cui la liturgia recita: “Beati immaculati in via, qui ambulant in lege Domini” (Vita Nuova, XXIX, 2). Pare del tutto evidente che Beatrice personaggio venga immaginata da Dante come immacolata e fedele seguace della volontà del cielo: “… quando lo segnore de la giustizia (Gesù Cristo) chiamoe questa gentilissima (Beatrice) a gloriare sotto la insegna di quella regina benedetta virgo Maria, lo cui nome fue in grandissima reverenzia ne le parole di questa Beatrice beata“ durante la sua vita… (Vita Nuova, XXVIII, 1).

    7° giorno – VENERDÌ (LITURGICO) 9/06/1290, FESTA DEI SANTI MARTIRI PRIMO E FELICIANO e giorno liturgico di morte di Beatrice (Vita Nuova, XXIX, 1), in cui la liturgia cristiana recita: “Haec est vera fraternitas, quae vicit mundi crimina”. Questo passo ci riconduce ai versi in cui Dante e Beatrice sono insieme in Paradiso (Par., XXII, 151 – 154) che così recitano: ”L’aiuola che ci fa tanto feroci, / volgendom’io con li etterni Gemelli, / tutta m’apparve da’ colli a le foci. / Poscia rivolsi li occhi a li occhi belli (di Beatrice)”.

    8° giorno – MARTEDÌ 2/02/1283, FESTA DELLA PRESENTAZIONE DI GESÙ BAMBINO AL TEMPIO IN BRACCIO ALLA MADONNA e giorno in cui Dante fu salutato per la prima volta da Beatrice (Vita Nuova, III, 1-2). Questo giorno si riallaccia alla liturgia pagana della festa delle Baccanti con tutto quello che segue.

    9° giorno – MARTEDÌ 14/09/1322, FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE e giorno di morte di Dante personaggio. Nella notte fra il 13 e il 14 settembre, e perciò, liturgicamente, nell’arco montante della festa liturgica del 14 settembre festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Dante morto nell’anno 1321, come si legge e scrive, e va bene!, però stile antico fiorentino! e quindi, sul computo odierno, MARTEDÌ 14/09/1322. Per me si tratta del giorno esclusivamente simbolico-liturgico di morte di Dante personaggio, e quindi non di quello reale che quindi, per me, rimane sconosciuto (GIOVANNI BOCCACCIO, Vite di Dante, Oscar classici, Mondadori, Milano, 2002, p. 24 e nota n. 379 a p. 134). La scelta del Poeta di farsi morire simbolicamente in questo giorno richiama il giorno della fine del viaggio, il Venerdì Santo 31/03/1301, poiché si ricorda sempre il versamento del prezioso sangue di Cristo per noi, perché si ritorni sulla “diritta via”, o non la si smarrisca. La città di Lucca, di Ilaria del Carretto e di mons. Enrico Bartoletti, sembra che non potrebbero rimanere indifferenti a questa circostanza.

    10° giorno – SABATO-DOMENICA 15-16/08/1293 e giorno in cui Dante fu visto e vide, affacciata ad una finestra, che non è una di quelle di via del Corso ma quella che indica l’inizio del Cielo cristallino, la “gentile donna giovane e bella molto” simboleggiante la pagana Filosofia di Pittagora e la cristiana Morale Filosofia (Convivio, II, II, 1; II, XV, 12; Vita Nuova XXXV, 1-2). Il fenomeno si dà 19h.00’ ora locale di Firenze e si deduce, su indicazione di Dante, dall’ora di morte di Beatrice, la prima notturna (Vita Nuova, XXIX, 1). Venere deve aver compiuto esattamente due rivoluzioni sinodiche che dovranno essere misurate, non con pressapochismo come hanno fatto tutti gli esegeti nei secoli compreso PATRICK BOYDE dell’Università di Cambridge (G.B.), ma il base all’esatta elongazione di Venere. Il questo giorno 15 agosto 1293 alle ore 19 Venere si trovava a 15°.43’ in Leone e Sole, sotto l’orizzonte, a 29’.55’ in Leone. Discendente a 05°.32’ in Vergine. Elongazione occidentale di Venere (distanza dal Sole), in diminuzione e in marcia verso la sua congiunzione superiore col Sole (Sole-Gesù), pari a 14°.12’: esattamente corrispondente a quella che il pianeta aveva avuto alla morte di Beatrice, come richiesto e puntualizzato da Dante (14°.13’) perché si arrivi a cogliere esattamente questo giorno e momento. Io sono stato quello che esclusivamente ci è arrivato. La morte di Beatrice è avvenuta l’8 giugno 1290 dopo calato il Sole (19h.50’) e quindi, liturgicamente, eravamo allora già alla festa del giorno dopo, il Venerdì 9 giugno 1290. A seconda della valutazione il fenomeno attuale dell’apparizione della “gentile donna giovane e bella molto” avvenuta il 15 Agosto 1293 alle 19h.00’ può essere considerato, o in base al tempo civile, o al tempo liturgico.
    A) (tempo civile) FESTA DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE AL CIELO (festa peculiarmente medievale e di origine orientale: Cfr. Charles Journet, “L’Assunzione della Vergine” – Libreria Editrice Fiorentina – Firenze, 1953). Probabilmente Dante intende assunzione al IX Cielo cristallino, acqueo e di Maria quale dimora simbolica della Beata Vergine e in cui Beatrice, dopo la sua morte, dichiara Dante, andò a gloriare (Vita Nuova, XXVIII, 1). Anche per l’ubicazione di una tale superiore dimora, rispetto ai cieli sottostanti , noi dobbiamo alla beata vergine Maria un esclusivo culto di iperdulia). Abbiamo dunque, semplice “dulia” per i santi, “iperdulia” esclusivamente per la Madonna, e “perfetta adorazione” per la Santissima Trinità, ciò che conforta che il cielo di Maria possa essere simbolicamente, in Dante, il nono Cielo cristallino ed acqueo. Un acqua trasformata in candidi fiocchi di neve in ricordo del Natalis Solis invicti, del giorno in cui il Sole fa ingresso nel segno del Capricorno, quindi dell’inizio dell’inverno che Dante, diversamente da Tolomeo che lo ritiene soprattutto “freddo” (Tetrabiblos, I, X, 1), lo riterrò invece “freddo ed umido” (Convivio, IV, XIII, 13 – 14): appunto come quella neve che, nel nono cielo Cristallino e di Maria lo rappresenta e distingue: “Sì come di vapor gelati fiocca / in giuso l’aere nostro, quando ‘l corno / de la capra del ciel col sol si tocca, …” (Par., XXVII, 67 – 69).
    B) (tempo liturgico) FESTA DI SAN GIACINTO CONFESSORE dopo calato il Sole sul 15 Agosto 1293 come qui risulta essere per le 19h.00’. Abbiamo già detto che in questo momento Dante fu visto e vide dalla “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2) corrispondente alla scienza cristiana della “MORALE FILOSOFIA” e anche alla scienza pagana della “FILOSOFIA DI PITTAGORA” (Convivio, II, XV, 12). Tale scienza, scrive Dante, è “figlia de lo Imperadore de lo universo”, Gesù Cristo (Convivio, II, XV, 12; II, II, 1), analogamente a come anche Maria è, ed è chiamata dal Poeta, figlia di Gesù Cristo: “Vergine madre, figlia del tuo figlio,” (Par., XXXIII, 1). Non meraviglierà dunque che la Morale Filosofia, quale figlia di Gesù Cristo, si trovi nel Cielo di Maria anch’essa Figlia di Gesù Cristo. Tale scienza del IX Cielo cristallino e di Maria, per il suo moto (Cielo primo mobile, o Cristallino) fa poi muovere tutto l’Universo. È dunque Maria con la sua scienza, quella dei Profeti, a far muover il mondo? Siccome la scienza della Morale Filosofia e della Filosofia di Pittagora è la scienza di Maria e dei profeti, sembra quasi che il mondo, senza i profeti, non sarebbe in grado di muoversi, di evolvere: e questo è ribadito sempre dalla liturgia del giorno di concepimento di Beatrice venerdì 26 dicembre 1264.
    La liturgia di questo giorno 16 agosto 1293 così recita: “Beatus vir, qui suffert tentationem: quoniam cum probatus fuerit, accipiet coronam vitae. Alleluja” che ricorda l’incoronazione di Dante da parte di Virgilio alla sommità del Purgatorio per avere anch’egli vinto la tentazione. Adesso io Virgilio dico, a te Dante, che “libero, dritto e sano è tuo arbitrio, …. Per ch’io te sovra te corono e mitrio” (Pur., XXVII, 139 – 142).

    Tutte le feste liturgiche celebrate in questi giorni sono inoltre in relazione, tanto alla Commedia, che alla Vita Nuova, che al Convivio. Da notare che i giorni che riguardano Beatrice cadono tutti di VENERDÌ e quelli di Dante di MARTEDÌ per l’analogia simbolica fra Venere (Lei- BEATRICE) e Marte (Lui – DANTE): un’analogia ricordata anche dal quadro di Sandro Botticelli “Venere e Marte”. Ma ci vogliamo dare una mossa… Intuitivamente, lo capirà anche Lei, la verità è chiarissima. C’è solo da prendere in considerazione come io sono arrivato scientificamente, oggettivamente, a raggiungerla. E’ scomodo? Ma tutto ciò che riguarda il nostro futuro, per le sue novità, è scomodo, però è quello che noi saremo. Puerile, sciocco chiudere gli occhi. Meraviglioso aprirli se si aspira ad un nuovo modo del mondo, ma anche a fare politica specialmente a partire da Firenze. Non la prenda questa mia, caro Sindaco, come una messa in mora. Ad altri sarebbe spettata la verifica di queste verità. Lei surroga per … (?). Comunque pensi che se i nostri migliori studenti e ricercatori non vedano presa in considerazione, analizzata ed, eventualmente, rimeritata, questa mia complessa, faticossissima ed importantissima ricerca durata più di venti anni continuativi, cosa possano aspettarsi dalle loro, a cui vedono di potersi impegnare non più di un anno? E questa meditazione è politica! Questa mia lettera corrisponde anche ad una “mappa” dantesca che se fosse stata messa a punto secoli addietro la nostra cultura sarebbe stata sicuramente diversa e migliore.
    Con un saluto.
    GIOVANGUALBERTO CERI
    Tel. 055 – 650.55.37 – Cell. 333.396.1191 – E-mail: giovangualberto@tiscali.it

  3. L’On.le ALDO MORO, Mons. ALBINO LUCIANI, il Card. Poma e tutta la CEI di allora seguivano la LINEA BARTOLETTI contro la corruzione e le tangenti approvata pienamente da PAOLO VI. Però, dopo, oggi, tutti zitti. Questo silenzio lascia supporre che diversi di loro morirono per liberare l’Italia da questo flagello.
    Dopo che mons. Enrico Bartoletti mi aveva rivelato (confessato) questo indirizzo politico-culturale del direttivo della C.E.I. di allora aggiunse. “Non mi tradire anche questa volta se no non mi rivedrai più!”. Io invece, purtroppo e anche se solo in confidenza, lo rivelai. E fu così che io, Lui, non lo rividi più.
    Se il VATICANO e la C.E.I. (card.li BAGNASCO + RUINI), seguendo la famosa LINEA RUINI che è lentamente iniziata dopo la morte di papa ALBINO LUCIANI, hanno indicato adesso (dicembre 2012) di “preferire” MONTI per il futuro governo, perché lo ritengono il legittimo prosecutore della valida politica (per loro) di BERLUSCONI, ebbene il PARTITO DEMOCRATICO non può rimanere a guardare, inerte, silenzioso, o fare il timido. In seno al PD ci sono anche i cattolici !!!
    Orbene esisteva prima di papa K. WOYTJLA e di RATZINGER, la famosa LINEA BARTOLETTI, adesso caduta nel dimenticatoio ma che è durata fino al delitto ALDO MORO e al pontificato di LUCIANI il quale, perfettamente, l’avrebbe voluta applicare. A mio giudizio anzi, per quello che ne so io, l’ON.LE ALDO MORO, amico dell’On.le MARIA ELETTA MARTINI di Lucca e stimatore di PADRE BARTOLOMEO SORGE, di GIUSEPPE LAZZATI ecc., potrebbe addirittura essere stato ucciso anche perché, silenziosamente, seguiva la “linea Bartoletti”. Tale linea prevedeva: a) l’applicazione integrale del VANGELO che vuole che nessuno entri in PARADISO per il contributo coercitivo delle leggi, cioè di “Cesare”; b) una lotta senza deroghe alla CORRUZIONE e alle TANGENTI anche perché queste rendono impossibile la LIBERTA’ e quindi i valori evangelici oltre a quelli della Resistenza; c) lo schieramento dei cattolici a difesa della legge 1/12/1970, n. 898 sul Divorzio coniugale. Nel complesso una linea che però dava un po’ noia, per motivi diversi, a quasi tutti i Partiti politici di allora anche per confessione, fatta a me, dallo stesso Bartoletti. Adesso questa linea Bartoletti il PD la dovrebbe poter rispolverare. Lo so anch’io che è una cosa tremenda, faticosissima, pericolosissima ed apparentemente autolesionista, ma non esiste alternativa. Adesso CHIARISCO meglio.
    Mi diceva don DANO STEFANINI, parroco di San Donato a Lucarno, che lui, quand’era ancora in Seminario, era stato buttato fuori dal Bartoletti poiché non lo riteneva adatto a fare il prete. Poi, ovviamente, il Bartoletti si ricredette e lui poté ritornare finalmente in Seminario. Questo per arrivare a dire che il grande ed amato don Stefanini, che io avrei fatto Vescovo come ebbi a dirgli nel 1993, sul Bartoletti, morto nel 1976, non aveva motivo di fare sconti, di dirne troppo bene. Orbene così mi disse Don Stefanini nel 1993 confortando le mie idee. “In VATICANO, del Bartoletti, c’è ancora chi ha paura a ricordarne perfino il nome: tremano ancora alla sola parola “Bartoletti”, toccandosi subito dopo il portafoglio, se non le palle. E non solo per il suo Convegno su “MALI DI ROMA”, o perché lui si era fatto nominare da PAOLO VI controllore di “Comunione e Liberazione” poiché qualcosa lì non andava. Tremano ancora perché si sono ripromessi di cancellarne perfino il ricordo per una serie di ragioni e dunque sarebbe vietato perfino nominarlo. Chi è poi costretto a dire bene per motivi d’Ufficio, non di rado si attiene, sempre per i ricordati motivi, ad una certa parsimonia: insomma va giù col contagocce. Si legge comunque, e il cardinale CARLO MARIA MARTINI era di questa stessa idea: “ Monsignor ENRICO BARTOLETTI, il grande amico di papa PAOLO VI, “il suo Alter Ego”, “il Traghettatore della Chiesa in Italia dopo il Concilio Vaticano II”, …. “il vero interlocutore di Paolo VI nella stagione della contestazione (1972 – 1976)” ecc. ecc.” Letto ciò e dopo averne preso atto, adesso io ho qui sotto gli occhi anche i volumi di PINO CASAMASSIMA dal titolo “Il libro nero delle Brigate Rosse” (Newton Compton, 2012), quello di RICCARDO CHIABERGE dal titolo “Lo Scisma” – Cattolici senza papa – (Longanesi, Milano, 2009), e quello di GIANLUIGI NUZZI dal titolo “Vaticano S.p.A.” (Milano, Chiare lettere, 2009) in cui si ricordano, nel primo circa novecento nomi di personalità di quel periodo, nel secondo circa trecento, e nel terzo circa quattrocento nomi però, di Mons. ENRICO BARTOLETTI, nemmeno l’ombra, nemmeno uno starnuto. Nel volume di Nuzzi la figura di Paolo VI, di Montini Giovanni Battista, viene addirittura ricordata quattordici volte circa. Stupefacente !!! Ma sarà per caso ??? Avrà avuto allora ragione don Dano Stefanini a dire che del Bartoletti stanno tentando di cancellarne perfino il nome, da tanta paura che, in Vaticano, ne hanno avuta? La storia che adesso vogliono farlo santo credo che sia anch’essa una reazione, se pur debole, al tentativo di cancellazione totale. Evidentemente non tutti ci sono stati. Ma andiamo avanti concludendo.
    Ritengo quindi difficoltoso che il PARTITO DEMOCRATICO possa oggi opporre alla LINEA RUINI favorevole a Berlusconi e a Monti, la LINEA BARTOLETTI pienamente favorevole ad un autentico e libero laicato, nonché dichiaratamente contro la corruzione e le tangenti. Però non ci sono alternative. Se la C.E.I. si è schierata per una parte politica, stimolando me ad intervenire, la parte opposta non può stare a guardare. Cosa ne pensa il grande stratega Bersani? Io quello che dovevo ricordare l’ho ricordato. – F.to GIOVANGUALBERTO CERI

  4. In risposta a PIERO FAVINI amico di don LORENZO MILANI. Speriamolo!!! Però, caro Piero, nel 99% dei casi la CASTITA’ è la più brutta e pericolosa PERVERSIONE SESSUALE, non sono io il primo a dirlo. Tieni presente che gli animali non la praticano. Cosa diceva don Lorenzo Milani in proposito? Lui non credeva affatto fosse possibile e questo fu il motivo di “rottura” con padre Giovanni Maria Vannucci. Chi era casto il MILANI lo mandava dal medico: l’ha anche scritto!!! Certo il MILANI fu un prete politico; il VANNUCCI un profeta. Probabilmente la castità è il più grosso bluff della Chiesa Cattolica: ma sarà ad un fine nefasto, indegno, o c’è anche qualcosa di buono? W. Shakespeare diceva che ci sono fra la terra e il cielo più cose (raggiungibili per scienza) di quante l’uomo riesca ad immaginare. Se la castità può aver fatto da supporto segreto alla Chiesa di MOLOCH, del sacerdozio degli invertiti, dei sodomiti, dei pedofili, essa stessa sta anche alla base, per Dante, di chi non appartiene alla “volgare schiera”. Ma è roba da esploratori. Per Dante, come inclinazione, come continenza, è necessaria per praticare la scienza cristiana detta MORALE FILOSOFIA che a sua volta deriva però dalla pagana FILOSOFIA DI PITTAGORA (Convivio, II, XV, 12). Questa scienza il Poeta la pone nel NONO Cielo cristallino, acqueo e di Maria, posto sotto una eterna nevicata (fredda e umida, Par., XXVII, 67 – 69): ma non è, tale scienza, per i comuni mortali che, perciò, è un bene per tutti che essi se ne mantegano alla larga!!! Del resto loro non chiedono altro, compreso un gran numero di sacerdoti. Specialmente poi non è praticabile in età moderna, cioè senza una CULTURA adatta, come quella dei tempi delle Vestali e di santa Chiara e di Beatrice, che la giustifichi ontologicamente. Neppure una corrente di pensiero forte come il Romanticismo avrebbe potuto sostenerla: nè sarebbe stata molto più debole. La nostra Autorità Ecclesiastica, dai retta a me, nel migliore dei casi su questo tema non ci capisce nulla. Questa, per me, è la situazione. Mons. Bartoletti ne era bene a conoscenza. Speriamo che gli DEI illuminino papa FRANCESCO, poiché i due precedenti a me fecero tremare le vene e i polsi. F.to GIOVANGUALBERTO CERI

  5. In Risposta al mio amico PIERO FAVINI sul mio TRADIMENTO di Monsignor ENRICO BARTOLETTI. Caro Piero, ti potrà sembrare che io mi sia lasciato prendere dal rimorso del peccato di “TRADIMENTO verso chi si fida”, in relazione al mio rapporto di amicizia con Mons. Bartoletti, anche quale suo “SEGRETARIO”, ma non è così. Se il rimorso lo faccio sembrare è soprattutto per divulgare la “NOTIZIA BARTOLETTI”. La mia non è una tautologia, ma una strategia. Una notizia, quella sul comportamento di Monsignor Bartoletti alla CEI, che con Woytjla e Ratzinger si è sempre voluta negare, obliandola. Io, per me, non avrei TRADITO il Bartoletti nel senso che, lui, già l’aveva messo in conto, cioè già aveva previsto che l’avrei tradito, e anzi me lo fece perfino capire!!! Ed è per questo che si comportò in modo tale che, dato il mio temperamento, lo tradissi. Non dimenticare che lui era un vero Profeta. Come mi disse una volta, lui sapeva vedere se dentro un’ostrica c’era, o sarebbe maturata, una perla, oppure no, anche senza aprirla. Perché dunque aveva bisogno che io lo tradissi? E’ un po’ come il VANGELO SECONDO GIUDA. Gesù ebbe bisogno di Giuda, il suo più fedele ed amato discepolo, più di san Giovanni, per potere finalmente ingannare le sghiere degli angeli del cielo che mai avrebbero permesso che un qualcuno che lo odiava, arrivasse a torcergli un capello e tanto più a crifiggerlo. Il Bartoletti aveva bisogno che io lo tradissi, perché se lo dovevo tradire, intanto mi avrebbe dovuto mettere a partecipazione di qualcosa di segreto, di molto importante, anche se io non lo avrei saputo mantenere. Ma mettendomi a partecipazione di questo segreto Egli l’avrebbe anche salvato per i posteri. Qualcuno avrebbe saputo chi veramente era stato Lui ed aveva fatto e sofferto: e cioè io stesso. Ovviamente se io avessi parlato ad un certo punto della mia vita. Lo spregio più grosso infatti che puo’ essergli arrecato ancor oggi è non riconoscere quello che lui ha fatto concretamente, ed aveva in mente soprattutto di fare, quand’era alla CEI quale unico interlocutore indiscusso di PAOLO VI, quale unico vescovo con il MANDATO speciale di papa Montini, mandato extra CEI, di trattare con i Partiti politici, sia con la DC che con il PCI e con l’Ambasciatore Italiano presso la Sante Sede, POMPEI. Tutto questo a favore della LAICITA’ dello Stato e contro le TANGENTI E LA CORRUZIONE. Se dico che il Bartoletti fece e soffrì almeno tre volte di più di quello che fece e soffrì in nostro don LORENZO MILANI, io dico poco!!! Era rimasto solo, solo, solo, con il compito di far capire queste cose al Direttivo della CEI, in cui c’era anche Monsignor Albino Luciani. Quasi arrabbiandosi con me mi disse: “Ma cosa si può velere di più!!! Questi del Direttivo darebbero dieci, cento volte, la vita per Cristo e inoltre sono disposti ad ascoltare!!!”. Ma la sua solitudine più grande era quella incontrata nel dover tenere a bada il VATICANO, di tenere a bada il Segretario di Stato card. Giovanni Benelli, il Vescovo FIORDELLI e di trattare con Fanfani, Rumor, Zaccagnini e tutta la DC che lo vedevano come un grosso pericolo: anche perché, effettivamente e dal loro punto di vista, lo era. Se al capezzale, mentre moriva, don Milani ti disse, “andate avanti nella lotta agli appalti delle Imposte di Consumo e alla corruzione”, il Bartoletti fu quello che li debellò concretamente, che fece in modo anche che una volta entrata in vigore l’ I.V.A. non appaltabile al posto del Dazio appaltabile, non si cambiasse di nuovo rotta negli anni 1973 – 1974 – 1975 facendo approvare finalmente l’I.C.O. appaltabile. Del resto come speravano tutti quelli che erano stati strategficamente messi all’Ufficio IVA. Risparmio per tangenti, a prezzi attuali, pari a CINQUE MILIARDI DI EURO ANNUI:e nessuno ne sa nulla, e nessuno non vuol saperne nulla, oggi. Anche perchè se è vero che si può assassinare qualcuno per un milione di euro, figuriamoci per 5.000 milioni annui. Tu lo sai, a me, di Shakespeare, mi è sempre piaciuto più di tutti “ROMEO E GIULIETTA”, qualche parola l’abbiamo recitata anche insieme: e invece adesso mi trovo a dover apprezzare l’ AMLETO.

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