Giovanni Paolo II. La persona come pietra angolare

Fu il fulcro dell’impegno di Giovanni Paolo II nei lunghi anni da vescovo a Pontefice

Pubblichiamo integralmente un articolo apparso sul supplemento di «Avvenire» che esce nella diocesi del Papa, «Roma Sette», di domenica 17 aprile.

di Lucetta Scaraffia, 17.4.11

La prova più significativa del suo amore per la vita, Giovanni Paolo II l’ha data negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, quando ha accettato di esporre non solo il suo corpo malato che portava tutti i segni del tormento fisico a cui era esposto, ma persino la sua difficoltà a comunicare.

Solo una persona capace di credere che la vita umana ha un senso in qualsiasi condizione venga vissuta può, infatti, avere il coraggio di vivere in pubblico il percorso estremo verso la morte, insegnando così a ognuno dei suoi fedeli quale dovesse essere l’amore e il rispetto per ogni essere vivente, in qualsiasi condizione egli si trovi a vivere.

Perché Wojtyła non ha combattuto solamente contro il comunismo, sconfiggendolo, ma anche contro il nuovo disprezzo della vita che vedeva affermarsi nelle tecnologiche società occidentali.

Aveva cominciato quando era ancora vescovo, membro della commissione istituita da Papa Montini sul problema della popolazione e della limitazione delle nascite. Creato cardinale nel 1967, Wojtyła, pur non potendo partecipare intensamente come avrebbe voluto ai lavori per le restrizioni che gli imponeva il regime, svolse un ruolo molto importante.

Costituì a Cracovia un gruppo che doveva produrre un documento da sottoporre al Papa, nel quale la grande amica Wanda Poltawska è stata parte importante. Un gruppo che si schiererà su posizioni ben diverse da quelle della maggioranza della commissione pontificia che si era pronunciata a favore dei contraccettivi a causa della condizione demografica mondiale e delle aspettative dei fedeli. Ma anche il testo di minoranza contrario ai contraccettivi, scritto dal cardinale Ottaviani, non lo entusiasma: lo trova troppo freddo, ben lontano dal calore e dalla fiducia nell’unione fra i coniugi che Wojtyła aveva espresso così bene nel suo libro Amore e responsabilità

La proposta dell’arcivescovo di Cracovia verrà accolta e valorizzata da Paolo VI per l’enciclica Humanae vitae, pubblicata nell’estate del 1968, e il cardinale polacco starà al suo fianco durante le dure polemiche che seguirono il documento papale e che lacerarono la Chiesa.

All’inizio del 1969 Wojtyła spiega il suo sostegno all’enciclica contestata in un lungo articolo su «L’Osservatore Romano», dove addirittura cita Gandhi per affermare il valore del controllo della sessualità.

Il tema gli è così caro che, appena eletto Papa, dedicherà molte delle sue catechesi proprio all’amore umano dei coniugi e alla famiglia. La famiglia è la culla della vita, e difendere la famiglia secondo Giovanni Paolo II significa difendere la vita. È al di fuori della famiglia che la vita non viene accolta, o è disprezzata se richiede troppa assistenza: il Papa rafforzerà allora l’organismo pontificio che si occupa della famiglia.

Ma il problema si aggrava con il passare del tempo. Negli anni Settanta in molti Paesi europei era infatti stato legalizzato l’aborto, che è solo un primo passo per la strada dell’intervento (o della soppressione dell’embrione) nella procreazione assistita.

Wojtyła osserva preoccupato questi cambiamenti, che aggrediscono la vita umana nei suoi momenti di massima debolezza, all’inizio e alla fine, e nel 1995 interviene sul tema con una enciclica potente e importante, l’Evangelium vitae, in cui si fa un quadro pessimistico ma realistico della condizione storica in cui si trovava a vivere. «Con le nuove prospettive aperte dal progresso scientifico e tecnologico — scrive nell’enciclica — nascono nuove forme di attentati alla dignità dell’essere umano, mentre si delinea e consolida una nuova situazione culturale, che dà ai delitti contro la vita un aspetto inedito (…) suscitando ulteriori gravi preoccupazioni: larghi strati dell’opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti di libertà individuale e, su tale presupposto, ne pretendono non solo l’impunità ma persino l’autorizzazione da parte dello Stato, al fine di praticarli in assoluta libertà ed anzi con l’intervento gratuito delle strutture sanitarie».

E finisce con parole drammatiche che sono un grido di allarme: «Allora tutto è convenzionabile, tutto è negoziabile: anche il primo dei diritti fondamentali, quello alla vita». Ma già nel 1988 Giovanni Paolo II coglie perfettamente che alle radici di questo disprezzo della vita sta una malintesa emancipazione femminile, che si sta affermando in Occidente come equiparazione delle donne all’identità maschile, e risponde con la lettera Mulieris dignitatem, nella quale loda e benedice la diversità femminile, che si identifica nella maternità, cioè nella creazione e nella custodia della vita.

Combatterà poi anche i tentativi delle femministe di far riconoscere l’aborto come diritto umano, come proposto nella conferenza Onu del Cairo nel 1994, e di far dichiarare che l’umanità non è divisa in due sessi, ma in cinque, nella conferenza di Pechino dell’anno successivo.

Del resto, l’aveva dichiarato fin dall’inizio: «Ritengo che la pietra angolare del mio pontificato sia proprio la spiegazione del valore trascendente della persona umana».

Giovanni Paolo II. La persona come pietra angolareultima modifica: 2011-04-19T11:20:36+02:00da borgosotto
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