“PARLIAMO DI DIO”. Dialogo con un giovane venezuelano

di Arturo Paoli, Tratto da “Il presente non basta a nessuno”, Cittadella

La messa si fa col pane e col vino, e questo Pedro lo sa, perché ha visto celebrare la messa e mi ha accompagnato qualche volta. Che è la messa? L’ostia e il vino, mi risponde. Il pane e il vino sono “frutto della terra”. Notiamo che non sono frutti spontanei come la guaiaba, la mora, sono “frutti” ottenuti dal lavoro dell’uomo. Il vino non viene da sé nella bottiglia, né il pane sulla tavola. Ci fermiamo a pensare alla catena di persone, alla rete di relazioni necessarie, perché arrivi qua, nelle nostre mani, questo pezzetto di pane e questo dito di vino. L’etichetta della bottiglia dice che il vino viene dal Cile. Se è vero, questo vino ha attraversato mezza America; ed è probabile che il grano venga dall’Argentina. Pedro ha visitato recentemente la Guaira, il porto di Caracas, e gli hanno indicato una nave che stava scaricando grano argentino. Queste riflessioni ci mettono dentro una rete geografica e umana vastissima. Il pane e il vino ci raccontano la storia di terre lontane, di uomini che lavorano e si consumano la vita, e hanno appena di che vivere. Pedro stamani ha lavorato nel raccolto dell’aglio e si domanda in quale pentola andrà a finire il suo aglio cui è attaccata un po’ della sua fatica e anche del suo canto. Y por eso tengo el alma, y por eso tengo el alma primorosa del cristal (e per questo la mia anima è tersa come il cristallo). Qualcuno ha cantato e qualcuno ha pianto, o almeno avrà accompagnato il suo lavoro non con l’allegria dei venti anni di Pedro, ma con una gran pena.

Qualcuno protestando in una inascoltata amarezza, e qualcuno felice dell’abbondanza del raccolto di quest’anno. E pensiamo ai commercianti, a quelli che senza fatica, quasi senza vedere il prodotto, senza toccarlo, solamente per la distribuzione, ne hanno ricavato un beneficio maggiore di quelli che hanno sudato e sofferto, per far produrre la terra. Calcoliamo la differenza di valore dal punto di partenza al punto di arrivo. Racconto a Pedro una delle mie ultime esperienze in Argentina a Suriyaco: le pesche ai piedi della pianta si pagavano 0,20 pesos al chilo e a cento chilometri si vendevano due pesos al chilo. Il “frutto della terra” ci parla non solo della fatica, del dolore, del canto del lavoro quasi sportivo dei giovani, e del lavoro servile di quelli che non hanno mai potuto affrancarsi. Ci parla dello sfruttamento di quelli che hanno scoperto il “trucco” di arricchirsi presto e senza sforzo. Ci parla “dei furbi e degli stupidi” dice Pedro. Vedremo, Pedro, se questa divisione è giusta vivos y sonzos. Provvisoriamente lasciamola lì, avremo occasione di approfondirla. La conclusione cui arriviamo ora è che questo pezzetto di pane e questo sorso di vino sono carichi di uomo, palpitano della vita dell’uomo. Non sono cose morte, sono pezzi di vita.
Che si propone Gesù con questi pezzi di vita? Fare la comunione. L’articolo la comunione rievoca in Pedro un ricordo sgradevole; sicuro, la messa è la stessa cosa che la comunione, la prima comunione. “Il giorno più bello della vita” però Pedro non ha potuto fare la prima comunione perché sua madre non aveva i denari per comprargli il vestito. Una volta ne parlò in casa perché una vicina era uscita di casa verso la prima comunione con l’abito lungo da sposa. E Pedro aveva chiesto di fare anche lui la prima comunione. Ma il padre gli aveva risposto di non dire questa sciocchezza (la parola veramente non era così castigata). Io ho altro da pensare, questo non sono cose adatte per noi, Blanquita ha il padre bottegaio e lui può spendere. E non se ne parlò più. Proviamo a levare l’articolo la per riscattare la parola. Non per fare la comunione, ma per fare comunione. Cioè per unirci, perché possiamo essere amici e, più che amici, una cosa sola. È difficile, Pedro, dire che tipo di comunione vuole Gesù. Non abbiamo molti modelli fra noi di questo amore. Forse l’amore coniugale… ma ci torneremo su. Quante cose lasciamo indietro; per ora le annotiamo: la storia dei furbi e degli stupidi, la storia dell’amore coniugale, la prima comunione. Per ora stiamo rincorrendo le idee che ci interessano. L’eucarestia, la messa, il pane e il vino sono per fare comunione, perché noi siamo divisi, nemici fra noi. Proprio ora, mentre stiamo conversando, abbiamo sul tavolo il giornale che annuncia la caduta di Saigon, da oggi Ho-Chi-Min. Dal 1940 questo paese è praticamente guerra, 35 anni senza pace. E in un’altra colonna del giornale si parla dell’Argentina all’orlo della guerra civile. E tutto questo è l’inimicizia che vediamo, lo scontro aperto. Pedro ha conosciuto in casa sua la divisione, il non-amore. Far rumore per dispetto, spegnere la luce o la radio quando l’altro la vuole accesa. Il padre che non sta in casa il giorno del compleanno della mamma, torna ubriaco, e la giornata si conclude nell’infelicità. Il nonamore non è solo nel Vietnam o nelle bombe al napalm o nei sequestri: il non-amore è anche in casa, nel letto. Pedro scopre che vi è non-amore anche nell’accoppiamento sessuale che dovrebbe essere l’atto supremo della comunione. La comunione come la vede tuo padre, la bambina che va alla chiesa con l’abito lungo come a un ballo, può essere una sciocchezza, ma volersi bene, intendersi, è la sola cosa che abbia sapore nella vita. “Fare la prima comunione” è un ricordo da cancellare o da superare, perché per te non c’è stato “il giorno più bello della vita”, ma fare comunione è importante, è la sola cosa importante nel mondo. Credo che l’uomo che progetta di sganciare su una città o su un paese l’atomica, indirettamente cerca la comunione. Ti pare assurdo, mostruoso quello che dico, ma lui pensa di eliminare l’ostacolo all’intesa, alla pace, al dialogo. Sì – dice Pedro – la pace sua, la sua intesa, il dialogo che conviene a lui. Pedro si accalora dicendo questo. D’accordo, Pedro, che è una pace diabolica, pensata dal proprio “io” e quindi non è amore. è una burla dell’amore, ma era solo per dirti che nel fondo del cuore dell’uomo, anche dell’uomo perverso, vive questo sogno di pace, di intesa. Ma, lasciamola lì. No, questo punto non lo riprenderemo, considerala una digressione, Pedro, di noi intellettuali. Perdonami e seguitiamo. (…)
Ora vedi Pedro, Gesù ha messo sulla tavola il pane e il vino. Avrebbe potuto metterci il rame, il petrolio, il ferro, l’oro… Ma prima di tutto, tu capisci che non poteva metterci tutto; doveva scegliere qualcuno fra tutti gli elementi che abbiamo. E doveva scegliere qualcosa con cui l’uomo potesse comunicare il più profondamente possibile. Che tipo di relazione possiamo avere con le cose? Per esempio con questo pezzo di legno. Posso toccarlo, lavorarlo, romperlo, tirarlo. Però c’è una comunicazione più profonda con le cose: posso mangiarle, farle sparire in me, assimilarle. Questa è la comunione suprema, non si può andare più in là. Le pietre per essere mangiate, devono farsi pani. L’offerta di Gesù è questa: la comunicazione con le cose vi divide, avvelena la vostra amicizia. Per questi beni vi dichiarate guerra, fate gli scioperi, incendiate fabbriche, sequestrate persone, uccidete, battete vostra moglie e i vostri figli. Ora questi beni io li faccio corpo mio, sangue mio perché si facciano mezzo di comunione fra voi. La comunione con Dio, l’amicizia con lui si fa come in un triangolo. Comunione con i miei fratelli, comunione con le cose, comunione con Cristo. Ultimamente, Pedro, ho compreso tante cose. È come se quello che ho studiato in tanti anni, qua in questa casa di fango, con te, con la gente del popolo, prendesse corpo, come se si illuminasse. Non avevo capito l’eucarestia, la comunione come ora. perché, Pedro, l’eucarestia, la messa, la comunione, l’ostia cono la stessa cosa. La messa, che è una cosa tanto complicata che il popolo non arriva a capirla, in fondo, è semplice. L’uomo porta sull’altare che è una tavola come questa, i beni che usa, pentito quasi piangendo, per dire: vedi, Padre, questi beni li ho usati male. Me ne sono servito con orgoglio contro i miei fratelli, per farmi superiore a loro, per essere come un dio. E vedi, Padre, quali sono le conseguenze: la guerra, la divisione, mio figlio che si droga, una figlia alcolizzata che vende il suo corpo. E soprattutto questa insopportabile solitudine, questo freddo nel cuore. Non credere, Pedro, che il ricco sia felice. Quando uno non si sente amato, potrebbe avere la terra nelle sue mani, non ha nulla: il vuoto del cuore non si riempie con niente. Io non ho compreso per anni perché nella messa si insista tanto nel domandare perdono, sul pentimento. Pensavo che si disturbasse troppo Dio nel dirgli: abbia pietà di me, sono un gran peccatore, sono indegno. Ammettimi per pietà alla tua tavola. Però se vedo quello che siamo capaci di combinare, se penso solamente a quanto mi hanno raccontato dei torturati dell’Argentina e dell’Uruguay, vedo che siamo capaci di combinare delle cose orribili. Gli animali feroci sono degli agnellini in confronto. E allora il pentimento mi pare giusto.

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“PARLIAMO DI DIO”. Dialogo con un giovane venezuelanoultima modifica: 2011-11-08T08:18:43+01:00da borgosotto
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