«presa della parola» di Enzo Bianchi

JESUS, febbraio 2012
Caro Diogneto – 38
Rubrica di ENZO BIANCHI 
 
Nella vita ecclesiale, nonostante i mutamenti avvenuti con il Concilio Vaticano II – soprattutto quelli legati alla riforma liturgica, una vera benedizione per tutta la chiesa –, manca ancora un modo di «fare chiesa», di costruire la chiesa giorno dopo giorno, di darle un volto che riveli in modo più autentico il suo essere. Chiamerei questo modo «presa della parola»: in concreto ciò significa fornire occasioni (e non mi riferisco ai consigli pastorali, ai comitati, agli uffici diocesani…) in cui un/a cristiano/a possa intervenire con voce pubblica, in base al dono ricevuto, anche nell’assemblea liturgica.
Si badi bene, non si tratta di sostituire l’omelia fatta da chi presiede la liturgia, ma di creare alcune occasioni in cui sia possibile ascoltare anche le parole dei fedeli i quali, muniti del sensus fidei, sono autorizzati a parlare ai fratelli e alle sorelle. Si pensi solo a un dato: nelle nostre liturgie normalmente parla solo il presbitero e mai un fedele può rivolgere la parola agli altri… Certo, occorre rispettare l’ordine, la taxis liturgica, ma perché non studiare e quindi creare spazi per questo scambio di doni nell’assemblea cristiana?

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«presa della parola» di Enzo Bianchiultima modifica: 2012-02-04T08:18:02+01:00da borgosotto
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