La ballata della speranza

di David Maria Turoldo | 06 febbraio 2012 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=733

A vent’anni dalla morte di padre David Maria Turoldo riproponiamo alcuni passi di un suo celebre testo per riscoprire la bellezza di una fede che sa essere anche poesia.

Il 6 febbraio 1992 moriva padre David Maria Turoldo. A vent’anni di distanza vogliamo ricordarlo con alcuni passi di uno dei suoi più celebri testi poetici, «La ballata della speranza». Un modo per ricordare anche a noi stessi come la fede per essere comunicata davvero nel profondo all’uomo di oggi abbia bisogno di ritrovare anche quello sguardo sulle realtà ultime che solo la poesia è capace di trasmettere. Sulla figura di padre Turoldo segnaliamo che in occasione del ventennale della morte le Edizioni Paoline hanno ripubblicato questo libro e sul loro sito internet propongono questa intervista audio all’amico padre Ermes Ronchi, anche lui religioso dei Servi di Maria. «Alla Chiesa di oggi – dice padre Ronchi – direbbe: sii Chiesa scalza. E ai cristiani: abbiate fedeltà e libertà allo stesso tempo, al massimo grado».

DA «LA BALLATA DELLA SPERANZA»

Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore (…)

e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l’innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d’esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l’amante
che ha l’amore lontano
e tutti insieme sperassimo (…)

Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo – perché già viene.

E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest’unica voce
questa sola voce si oda:

Vieni vieni vieni, Signore!
– Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
non sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d’amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).

Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest’unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest’unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:

quando appunto Egli dirà
“ecco, già nuove sono fatte tutte le cose”

allora canteremo
allora ameremo
allora allora…

La ballata della speranzaultima modifica: 2012-02-06T10:08:33+01:00da borgosotto
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